27 maggio 2014, Cultura - Politica e società

Populismi

di Guido Formigoni

E’ diventato un luogo comune suddividere il mondo politico in populisti e democratici. L’accusa di populismo dilaga, coprendo anche fattispecie piuttosto diverse e non sempre contribuendo a chiarire il quadro. A me pare che dovremmo tenere per “populismo” quello che originariamente esso vuol essere: cioè l’appello al “popolo”, alla “gente comune”, contro il potere, contro il “quartier generale”, contro i privilegiati del “Palazzo”. Il punto da notare è che questa impostazione porta con sé certamente semplificazioni e sloganismi, ma copre a sua volta approcci diversi. Può essere una retorica usata da chi effettivamente vuole criticare dall’esterno il sistema: pensiamo all’ondata di micro o macro-rivendicazionismi e movimenti polemici, a volte localistici, a volte generalisti (dai “forconi” in giù, fino ai grillini). E pensiamo invece all’uso di categorie e linguaggi populistici da parte di chi il potere lo gestisce in prima persona: abbiamo avuto nell’ultimo ventennio il preclaro esempio berlusconiano (cioè di colui che si presentava come estraneo alla politica anche lustri dopo essere entrato in parlamento e aver guidato il governo!), abbiamo avuto un candidato al governo della Lombardia che ha vinto il posto promettendo di combattere gli sprechi (come se lui non fosse stato ministro degli Interni e il suo partito membro da tempo immemorabile delle coalizioni del Celeste governatore); abbiamo oggi un presidente del Consiglio che ha individuato un punto forte del suo ruolo comunicativo nel presentarsi come portatore delle istanze dei cittadini contro la Casta politica e amministrativa (dalle rottamazioni come compito personale, passando per la vendita delle auto blu, fino alla polemica facile contro la burocrazia).
Tutto è populismo, quindi? Certo, i tempi attuali della sovraesposizione mediatica della politica, sembrano facilitare molto la semplificazione e favorire chi è capace di adottare la retorica populista, che è di per sé binaria e schematica. Allora dobbiamo accettare che si tratti di scegliere tra populismi diversi? Che basti un certo minimale aplomb, una sorta di self-containment e di rispetto delle regole, per rendere accettabile una forma moderata di populismo? Un conto è infatti l’eccesso di retorica per ottenere il consenso, che può essere disdicevole ad orecchie bene educate, ma in fondo fa parte del gioco democratico. Un conto è invece che nel nome del “popolo” si introducano strumenti per limitare la libertà, come in paesi dove il populismo nazionalista si sta facendo Stato (nemmeno troppo lontano da noi, pensiamo all’Ungheria…).
Oppure è ancora possibile ragionare e agire in modo diverso? E cioè rilanciare un modello di politica che non ha bisogno di ricorrere al populismo, perché trova modo di mediare in sé stessa le istanze emergenti nella società. Una politica che non lasci montare l’indignazione e lo scandalo, il mugugno e la polemica dei cittadini nei propri confronti, senza batter ciglio (come troppe volte ha rischiato di fare chi, anche tra i politici migliori, ha sottovalutato il problema del distacco tra cittadini e potere). Una politica che non continui a smantellare quella rete di presenze orizzontali e capillari – in mezzo al popolo, verrebbe propriamente da dire – che dovrebbero essere i terminali più veri di ogni dialogo continuo tra politica e mondi vitali, tra la “gente” e il “palazzo”. Una politica che non si smonti di fronte ai movimentismi, anche sguaiati, ma li affronti con le armi della ragione e della responsabilità, spuntando le armi della polemica con l’evidenza del proprio buon servizio alla causa del bene comune. E’ mai possibile confidare ancora in una politica di questo tipo?

(www.c3dem.it , 14 maggio 2014)

1 commento per : Populismi

  • eva

    Ed il Renzismo è forse esente da questa malattia?
    A me pare che ne sia infettato, ma che abbia una maschera di perbenismo, per cui molti non vedono il malato sotto le vesti di chi corre, rottama, promette…. su suggerimento dei poteri forti europei.
    E’ quindi il populismo della peggior specie perché abilmente mascherato.

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