14 febbraio 2013, Globalizzazione ed Europa - Politica e società

Obama ha giurato, al via il secondo mandato

di Raffaella Menichini

Obama in Denver - Yes We Can

“L’ America è in ripresa, un decennio di guerre sta finendo, l’economia sta ripartendo. Ora più che mai dobbiamo agire insieme come una nazione, un popolo. Le nostre possibilità sono illimitate”: davanti a centinaia di migliaia di persone in attesa fin dall’alba nel freddo pungente di Washington, Barack Obama ha giurato, inaugurando il suo secondo mandato alla Casa Bianca con un messaggio di speranza. In una giornata storica, la stessa dedicata a ricordare Martin Luther King, icona della lotta per i diritti civili, il primo presidente nero degli Stati Uniti, riconfermato alla Casa Bianca, ha tracciato la via per i prossimi quattro anni. Lanciando prima di tutto un appello all’unità, a mettere da parte le differenze perché il viaggio della “sua” America non è ancora terminato.

“Questa generazione di americani è stata provata da crisi che hanno rafforzato la nostra determinazione e provato la nostra resistenza” ha detto ricordando le sfide che bisogna affrontare e il fatto che il paese ha le qualità per farlo: “è il nostro momento e noi sapremo sfruttarlo, se lo faremo insieme”. Tra le priorità Obama ha inserito la necessità di garantire uguali diritti per donne e gay e maggiore accoglienza per gli immigrati negli Stati Uniti.

Nel discorso dopo il giuramento, il presidente ha puntato molto su quella che ha definito “la più evidente delle

verità, il fatto che tutti noi siamo creati uguali, che deve ancora essere la nostra guida”. E ha pronunciato parole nette a favore dei diritti degli omosessuali, una prima assoluta nella storia dell’inauguration day. Il “viaggio”, ha proseguito Obama, “non sarà completato fino a quando le nostre mogli, le nostre madri e le nostre figlie non avranno un uguale compenso salariale per il lavoro svolto” e fino a quando “i nostri fratelli e sorelle gay non verranno trattati come tutti gli altri davanti alla legge”. “Se siamo davvero creati uguali – ha aggiunto – allora anche l’amore che noi promettiamo ad un’altra persona deve essere uguale”.

Per il presidente, gli Stati Uniti “non potranno avere successo quando solo poche persone vivono bene e sempre più persone sopravvivono a malapena. La prosperità della nazione si fonda “sulle spalle di una forte classe media”, ha sottolineato Obama, ribadendo con forza i principi guida della sua politica.

Un discorso breve, 18 minuti in tutto, in cui è stata tracciata un’agenda ambiziosa, che, pure in tempi di tagli necessari non può tralasciare programmi di assistenza come il Medicare e Medicaid, né ignorare i rischi legati ai cambiamenti climatici, perché non occuparsene “significherebbe tradire i nostri figli e le generazioni future”. Quei bambini, ha ricordato, “che devono sentirsi sicuri, coccolati e amati dalle strade di Detroit fino alle tranquille strade di Newtown”: un accenno eloquente alla strage nella scuola elementare del Connecticut in cui hanno perso la vita 20 bambini e sei adulti.

Il paese si è fermato per la cerimonia di investitura. In 800mila hanno assistito all’inauguration day, mettendosi in fila sin dall’alba su Pennsylvania Avenue e riempiendo il Mall davanti a Capitol Hill dove Obama, davanti ad un mare di bandierine sventolanti, ha ripetuto in pubblico il suo giuramento come presidente degli Stati Uniti. Ha giurato su due Bibbie, appartenute ad Abraham Lincoln e a Martin Luther King. Sul podio al suo fianco la moglie Michelle e le figlie Sasha e Malia, il vicepresidente Joe Biden con la moglie Jill. Moltissime le celebrità che hanno partecipato alla cerimonia, da Beyoncè con il marito Jay-Z a Eva Longoria, “ambasciatrice latina” della campagna elettorale di Obama. Poi la cantante Katy Perry, con il compagno musicista John Mayer, Kelly Clarkson e James Taylor, che ha cantato “America the Beautiful”. Dopo il giuramento, il pranzo nella “sala delle statue” del Congresso americano, dove Obama ha reso omaggio alla moglie: “Ci possono essere dubbi sulla mia qualità di presidente – ha detto – ma non ce n’è alcuno sulla qualità dell’attuale first lady”, ha detto davanti ai 220 invitati.

La festa è andata avanti fino a notte. Prima con la tradizionale parata su Pennsylvania avenue e poi con i balli ufficiali. Solo due quest’anno, contro i dieci organizzati nel 2009. Ma tra feste private, fundraising e altri appuntamenti la first couple sono comparsi ad almeno una trentina di eventi.

(www.repubblica.it , 21 gennaio 2013)

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