11 gennaio 2010, Politica e società

Nuove osservazioni sui fatti di Rosarno

Striscione contro la mafia censurato a Rosarno

Striscione contro la mafia censurato a Rosarno

di Giovanni Bianco

A Rosarno è tornata la calma, ma con gravi conseguenze per gli extracomunitari.
Il ministro Maroni, dopo che l’esecutivo ha per anni tollerato baraccopoli, lavoro nero e controllo del territorio da parte della ‘ndrangheta, ripropone, “sic et simpliciter”, la linea del pugno di ferro, chiedendo l’immediata espulsione per gli immigrati irregolari e lo status di rifugiati per i soli extracomunitari feriti da italiani.

Ricompare, dunque, il solito ed ipocrita atteggiamento della “tolleranza zero”, dopo aver per mesi coperto connivenze, scaricando con deplorevole opportunismo le responsabilità sugli enti locali, accusati di aver permesso la costruzione e l’espansione della bidonville di Rosarno.
Anzichè porsi il problema di una soluzione adeguata per il corretto inserimento sociale degli immigrati, si preferisce rispedirli a casa, in zone fortemente depresse del terzo mondo, come esseri immondi che non meritano alcuna considerazione.
Il Papa nell’Angelus di ieri ha giustamente ricordato che “bisogna ripartire dal cuore del problema, e cioè che ogni migrato è un essere umano, differente da cultura, religione e storia, ma pur sempre una persona da rispettare, con i suoi diritti ed i suoi doveri, ma senza essere mai oggetto di sfruttamento. Il problema è anzitutto umano”.

Dinanzi ad eventi così drammatici il Cavaliere tace ed un deputato leghista afferma che gli extracomunitari, accusati di aver mozzato un lobo dell’orecchio ad un poliziotto, sono dei “selvaggi”, chiedendosi pure perchè “debbano essere considerati fratelli dalla dottrina sociale della Chiesa e da alcune Fondazioni vicino a certi ambienti istituzionali”.
Insomma, siamo dinanzi a nuove e deprecabili manifestazioni di intolleranza e di cinismo becero.
Il governo non si propone di ostacolare per davvero il potere della ‘ndrangheta e di lottare legami torbidi tra delinquenza organizzata e politici locali, ma punta l’indice sui soggetti più deboli e ricorre all’espulsione, così illudendosi di ristabilire la pace sociale.
E ad i nostri governanti nulla importa che i migranti chiedono asilo e non hanno neppure ricevuto la modesta paga per il duro lavoro svolto. Questi sono temi per loro marginali, l’importante è che “le bestie” tornino a casa propria (ammesso che ce l’abbiano) e che le ruspe rimuovano le baracche del ghetto di Rosarno, del campo di Rognetta, accettate per lungo tempo, quasi un ingombro vergognoso che testimonia la dura vita di una misera umanità di “razza inferiore”, i ricordi dell’esistenza dei reietti.

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