30 gennaio 2011, Politica e società

Morire di carcere

di Tonio Dell’Olio

Un altro detenuto si è ucciso nel carcere di Perugia. E sono 6 dall’inizio dell’anno, il terzo nel solo carcere umbro. Un meridionale di Taranto che scontava un cumulo di pena. La nostra civilissima coscienza dovrebbe lasciarsi provocare da una percentuale così alta di persone che si tolgono la vita. Da carceri come quello di Perugia che possono ospitare fino a 350 persone e che oggi ne contiene 519. Ce ne sono tanti che parlano altre lingue. Ce ne sono tanti che potrebbero stare più utilmente altrove. Ad esempio a scontare le pene in modo alternativo alla carcerazione. 67.000 persone in carceri che in totale possono contenerne 45.022. Spazi angusti e ridotti, vissuti nell’inerzia più completa perché solo il 22% ha la possibilità di lavorare. Con queste persone abbiamo stipulato un patto che siamo tenuti ad onorare. “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”. Articolo 27 della Costituzione italiana

(articolo tratto dal sito www.mosaicodipace.it rubrica “Mosaico dei giorni”, 9 gennaio 2011)

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