14 maggio 2011, Politica e società

L’offerta dell’impunità

di Giovanni Valentini
2008.08.10-003 Al Molo Beverello
Nella furia propagandistica di una campagna elettorale a colpi bassi, avvelenata da un´escalation di violenza ideologica e verbale, l´ultima sortita di Silvio Berlusconi a Napoli è insieme un´offerta d´impunità, un voto di scambio e un´istigazione a delinquere.
A caccia di un facile consenso popolare, il presidente del Consiglio abroga in pratica l´abusivismo edilizio e garantisce la legalizzazione dell´illegalità. E con ciò, abdica alle sue responsabilità di governo, dimettendosi nei fatti da premier che deve – appunto – guidare il Paese, indicare gli obiettivi e quindi orientare la vita della comunità.
Da capo dell´esecutivo a capopopolo, in vista di un turno elettorale che assume il significato e il valore di un referendum sulla sua figura, il leader del populismo mediatico ricorre così al più logoro armamentario politico per promettere quello che non può neppure promettere: la violazione autorizzata della legge. Una sorta di salvacondotto collettivo, un condono generalizzato, insomma un “lodo Berlusconi” per annullare gli abusi e revocare le demolizioni. Tutto ciò proprio nella capitale del Sud afflitta dall´illegalità eretta a sistema, deturpata dallo scandalo permanente dei rifiuti e avvilita della presenza endemica della criminalità organizzata.
Non è la prima volta in assoluto, del resto, che Berlusconi istiga i cittadini a delinquere. L´ha già fatto più volte a proposito delle tasse, incitandoli a non pagarle e ad evaderle. E più in generale continua a farlo quotidianamente, “pro domo sua”, sulla giustizia, sul rispetto delle norme, delle procedure o dei magistrati.
Qui, nello sdoppiamento di personalità tra l´ex “palazzinaro” e l´aspirante statista, trabocca il suo congenito disprezzo per la cultura delle regole. Un´ideologia oggettivamente eversiva che fa leva sul senso di proprietà, e in particolare su quella della casa come bene primario della famiglia, per compiacere gli istinti più individuali ed egoistici, gli “animalspirits” che ciascuno di noi coltiva e magari cerca di controllare nella propria dimensione esistenziale.
È paradossale, e in qualche misura anche confortante, che nemmeno la Lega sia disposta a seguirlo in questa rovinosa deriva. Il “partito territoriale” del Nord, quello che rappresenta il “popolo delle partite Iva” e combatte contro “Roma ladrona”, prende le distanze dal leader del cosiddetto Popolo delle libertà, forse nella consapevolezza che al di fuori delle regole la libertà è puro arbitrio, prevaricazione, illecito, disordine. C´è un evidente e progressivo distacco fra Bossi e Berlusconi, incarnato al livello più alto dal ministro dell´Economia Giulio Tremonti con la sua linea del rigore e del contenimento della spesa pubblica, che minaccia ormai di provocare l´isolamento politico del presidente del Consiglio arroccato nel bunker del suo potere.
Ma la profferta elettoralistica di Berlusconi, secondo i canoni e le pratiche della corruzione diffusa, è anche un´offesa a tutto il Sud, all´orgoglio e all´identità della sua popolazione. Un esercizio o una prova di profondo anti-meridionalismo, da parte del premier settentrionale, nei confronti di un Mezzogiorno considerato subalterno e “straccione”, pronto a vendersi o comunque a vendere il voto in cambio dell´impunità. L´orgoglio meridionale, inteso come difesa, riscoperta o rivalutazione della propria storia, della memoria e della dignità, viene travolto dall´onda d´urto della propaganda elettorale insieme a qualsiasi aspirazione di riscossa e di riscatto.
Nel suo bel libro intitolato Terroni, e gratificato da un´audience di oltre duecentomila copie, Pino Aprile sostiene che la condizione d´inferiorità della Bassa Italia deriva dalla coscienza storica di essere una “colonia”. E scrive che «gl´italiani vanno al Nord in cerca di soldi; al Sud in cerca dell´anima». Ecco, molto più prosaicamente, il capo del governo va al Sud in cerca di voti: anche sporchi, brutti e cattivi.

(“La Repubblica”, 13 maggio 2011)

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