30 maggio 2011, Politica e società

Lo statuto della menzogna

ieri a napolidi Giuseppe D’Avanzo

È imprudente credere che l´assassinio politico e mediatico acceso da Silvio Berlusconi – e riprodotto dai corifei, la Moratti per fare un nome – sia soltanto un artificio elettorale, quasi una necessità propagandista che non segnala alcuna eccezionalità o distorsione ma soltanto, e se si vuole tignare, il peculiare carattere animoso del nostro bipolarismo che si nutre di “risse”, “veleni”, “duelli”, “fuochi polemici”. Sostenere lietamente quest´argomento, come capita anche a qualche malaccorto progressista, è un abbaglio.
Legittima la filastrocca di Arcore sulla “guerra civile” quando in campo si avvista un solo aggressore, Berlusconi. Quell´argomento più falso che minimalista dimentica che, distrutta la trama della realtà con la menzogna, chi stringe nelle sue mani potere politico, economico e mediatico può ridurre ogni istituzione – come ogni essere umano – a repliche dei suoi slogan ideologici, distruggendo ogni storia e ogni forma personale di vita, non rinunciando ad assassinare caratteri, in caso di ostilità o resistenza. È accaduto, per stare soltanto agli ultimi giorni, alla presidenza della Repubblica, alla Corte costituzionale, alla magistratura tutta, alla procura di Milano in particolare («un cancro»), poi a Ilda Boccassini («una metastasi») e ancora ai leader del centrosinistra («non si lavano») e infine, e per il momento, a Giuliano Pisapia («un ladro»). Mai un fatto accertabile, documentabile, a sostegno di queste accuse. Soltanto menzogne. Il premier si lamenta che non può governare perché le sue decisioni, come le sue leggi, sono annullate dal Capo dello Stato e dalla Consulta. Un falso. È stato ricordato da Michele Ainis che nove volte su dieci la Corte costituzionale lascia in vigore le leggi approvate dal Parlamento mentre, in questa legislatura, il Quirinale ha rifiutato la sua firma a una sola legge, a un solo decreto legge, a un solo decreto legislativo. La procura di Milano è animata da uno spirito «brigatista», dice Berlusconi. Un´infamia per un ufficio investito dalle Brigate Rosse. La Boccassini è «una metastasi»? C´è un solo fatto – uno solo – che possa documentare l´ingiuria e la minaccia (le metastasi si tagliano)? Non c´è, a meno che non si voglia considerare una colpa imperdonabile le prove raccolte sulla corruzione del giudice che ha consegnato la Mondadori a Berlusconi. È «un ladro» Giuliano Pisapia? No, è una menzogna assassina. Fu accusato di «concorso morale in furto». Assolto per insufficienza di prove in primo grado, non volle che il processo si chiudesse per amnistia. Chiese un nuovo giudizio e ottenne un´assoluzione piena «per non aver commesso il fatto». Sentenza definitiva.
Ora ciò che è decisivo in questo dispositivo letale per la realtà e la dignità degli uomini (viene voglia addirittura di parlare di libertà degli uomini) è lo statuto della menzogna nell´èra berlusconiana.
Sappiamo, anche se qualche sapiente ce lo ricorda ogni giorno, che la menzogna è stata sempre impiegata a fini politici, ma la comune menzogna politica utilizzata da istituzioni, leader, ministri, capi partito nella storia, in democrazia e a ogni latitudine è molto diversa dalla menzogna berlusconiana.
La comune menzogna politica vuole nascondere la verità, camuffarla, ma ha sempre chiara la distinzione tra ciò che è vero e ciò che è falso. Non è così per la menzogna berlusconiana per la quale non esiste alcun criterio di verità praticabile eccetto per ciò che viene dichiarato vero in quel momento. Comune menzogna politica è la commemorazione dei Re Magi, ricorda Leszek Kolakowski. Nacque come un´invenzione per rafforzare la dottrina con cui la Chiesa rivendicava la propria supremazia sui poteri secolari. Tuttavia la Chiesa non ha riscritto il Vangelo di Matteo per giustificare la leggenda. La storia dei Magi, dei monarchi in vista a Gesù bambino, è rimasta in vita ma come innocente, folkloristico evento non come “verità”. Al contrario, ai fedeli è stato concesso di scorgerne e comprenderne la falsità.
Ammesso che “menzogna” sia qui una parola adeguata, è di altra natura, ha un´altra funzione la menzogna berlusconiana. Essa abolisce l´idea stessa di verità perché, a differenza della comune menzogna politica che ha sempre un obiettivo specifico, la menzogna berlusconiana è sistematica e totalitaria. Pretende di rendere superflua la realtà e di espropriare la memoria delle persone; di cancellare i ricordi di luoghi, fatti, parole in una sorta di sterilizzazione mentale e morale della società che lascia tutti confusi, smarriti, indotti a credere che nulla sia vero in se stesso; che i fatti siano soltanto opinioni e che la realtà politica non sia altro che un caleidoscopio di menzogne, un reticolo di immagini che si possono comporre, scomporre, ricostruire a piacere o secondo convenienza.
La menzogna sistematica è il più autentico nucleo del sistema politico berlusconiano. Senza la menzogna, non ci sarebbe Berlusconi. Senza la menzogna sistematica, Berlusconi non potrebbe rendere “indecifrabile”, quasi misteriosa e comunque non giudicabile per l´opinione pubblica la realtà italiana e il suo fallimento politico. Senza una menzogna deliberata, accuratamente studiata, non potrebbe “assassinare” i suoi avversari politici, minacciare i non conformi, costringere al silenzio e all´obbedienza i più deboli.
La menzogna e la verità. I “duri fatti” e la realtà di cartapesta creata in laboratorio da chi dispone il pieno controllo dei “meccanismi della risonanza”. Ecco, non c´è questione più squisitamente politica di questa nell´Italia di Berlusconi e appare un impegno preliminare per ogni iniziativa di rilievo pubblico – e dunque soprattutto per l´informazione – misurarsi con questo paradigma di potere che agisce, trasforma, modifica la realtà come se fosse potenzialmente trascurabile, modificabile o negabile nella sua totalità. Diventa sempre più chiaro quel che si deve responsabilmente fare per contenere questa avventurosa negazione della realtà. Bisogna proporre con ostinazione i “duri fatti”, rappresentare l´attualità delle cose dimenticando la retorica pilatesca delle “risse”, dei “veleni”, dei “duelli” che non illuminano la scena, ma la confondono colpevolmente sposando il fondamento menzognero di Berlusconi. Non c´è alcuna “guerra civile” in Italia. C´è un uomo che dichiara guerra a chiunque si dichiara moderatamente critico, costruttivamente in dissenso, dichiaratamente antagonista. Allora, è vero, bisogna parlare proprio di libertà perché «senza un´informazione basata sui fatti e non manipolata – scriveva Hannah Arendt – la libertà d´opinione diventa una beffa crudele».

(“La Repubblica”, 13 maggio 2011)

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