26 giugno 2018, Politica e società

L’insuccesso degli altri

di Vitaliano Della Sala

Nei prossimi mesi converrà tenere d’occhio l’europeismo/antieuropeismo del neo presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei suoi ministri, e visto che non ci è dato prevedere il futuro, forse sarà interessante, anche per loro, ripartire dal passato, quello remoto, quello dei miti, la cui forza sta proprio nella inafferrabilità, nella capacità di assumere tutte le forme. Il mito racconta che Europa fu una principessa, figlia di Agenore, re della terra di Canaan, rapita un giorno sulla riva del mare da un toro di straordinaria bellezza. Quel toro, che era Zeus, il padre degli dei, inguaribile sciupafemmine e specialista in trasformazioni, la portò aggrappata alle sue corna fino a Creta. L’ipotesi più suggestiva sull’etimologia del nome lo riconduce al semitico Ereb, occidente, che si riferirebbe al passaggio della civiltà da oriente ad occidente. Insomma l’Europa ha mosso i suoi primi passi in Grecia. Perciò il suo “fallimento” di qualche anno fa ha assunto un valore simbolico fortissimo. Sconfitta, è stata anche umiliata, secondo un’antica consuetudine mirabilmente riassunta nella celebre frase attribuita a Brenno, capo dei Galli Sènoni che nel 390 a.C. invasero Roma. «Guai ai vinti», pare abbia detto in quell’occasione, di fronte alle rimostranze dei cittadini romani che si erano accorti che i pesi della bilancia sulla quale si stava pesando l’oro del riscatto erano truccati. La spada che Brenno sguaina e pone sul piatto della bilancia con l’arroganza del vincitore, è la stessa che l’asse franco-tedesco ha puntato, negli ultimi anni, alla gola non solo della Grecia. L’Unione Europea ha certamente bisogno di riforme radicali, non del colpo di grazia che vorrebbero darle, in modi e intensità diversi, 5 Stelle e Lega, o almeno così lasciano intendere a giorni alterni.

Bisognerà, ovviamente, aspettare per dare un giudizio sul presidente Conte e sul suo governo. Per ora sappiamo tanto delle promesse strabilianti fatte in campagna elettorale; sappiamo che vengono annoverati tra gli euroscettici, anzi la loro “alleanza” ha dato forza agli antieuropeisti che si vanno affermando in quasi tutti i Paesi dell’Unione. Soprattutto i leghisti ci hanno abituato a sparate inaccettabili che, anche se vengono immediatamente smentite o ridimensionate, restano nella testa della gente. Invece i 5 Stelle finalmente sono scesi dai tetti, hanno incontrato i cittadini e hanno sfruttato il fallimento della cosiddetta politica tradizionale. È come se gli italiani avessero detto “non ne possiamo più dei professionisti della politica, delle larghe intese, dell’inciucio permanente… gettiamoci nel vuoto e diamo fiducia ai 5 Stelle e alla Lega”. Questi, in qualche modo sono arrivati primi entrambi, “i migliori perdenti”, dice Sabino Cassese, ma non hanno vinto, inoltre non hanno vinto insieme, non si sono, cioè, coalizzati prima delle elezioni, anzi, in campagna elettorale hanno gridato entrambi “mai alleato con l’altro”!

Sinceramente, adesso che governano insieme, tra e con tante contraddizioni, dopo essersi uniti forzatamente come una sorta di governo Frankenstein, ora che dicono di incarnare il cambiamento, i dubbi e le preoccupazioni crescono.

In modi e su fronti diversi 5 Stelle e Lega hanno innescato una grande attesa tra i cittadini, una grande aspettativa, e hanno alimentato tante speranze. Ma ora che cominciano ad abbassare l’asticella della realizzazione delle promesse elettorali, è importante ricordare loro che deludere gli elettori sarebbe imperdonabile e pericoloso. Intanto non è affatto bello iniziare, come ha fatto la deputata Taverna nel suo intervento durante il dibattito sulla fiducia al neo governo, ammettendo che «se i 5 Stelle oggi sono al governo del Paese è perché voi (ex maggioranza) avete fallito». A parte l’ovvietà dell’affermazione, occorrerebbe ricordarle che è molto meglio se è la tua bravura a farti vincere, e non gli insuccessi degli altri!

(Adista notizie, n.22/2018)

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