29 settembre 2014, Politica e società - Recensioni

Le catene della sinistra

di Corrado Augias

Le catene della sinistra di Claudio Cerasa è un amoroso atto d¿accusa nei confronti del maggior partito della sinistra italiana – dal 1992 all’attuale Pd. Dico amoroso nel senso noto fin da tempi remoti, dove cioè si mescolano elementi contrastanti («Odi et amo…»).

Il giovane e dotato caporedattore del Foglio, nonché saggista in proprio, passa in rassegna i numerosi vincoli che costringono la sinistra italiana a non superare mai (fino a oggi) il limite del suo elettorato storico. Dal 1976 il Pci-Pd ha sempre preso gli stessi 12 milioni di voti. Perché?

L’elenco delle ragioni può essere opinabile, anche se Cerasa dice la sua con particolare efficacia narrativa e documentale. Gran peso, ad esempio, viene dato ai rapporti tra sinistra e magistratura. I politici della sinistra sono parsi delegare ai magistrati compiti che non riuscivano a svolgere da soli (leggi: sconfiggere politicamente Berlusconi). I magistrati d’altra parte sono stati ben felici di dare alle indagini un valore non solo giudiziario ma anche politico e talvolta etico. C’è poi l’abbraccio con i sindacati, che esclude dalla sinistra i giovani, precari e non garantiti: alle politiche del 2013, come fa notare Ilvo Diamanti, il Pd è risultato primo partito solo tra i pensionati.

Ci sono i legami con la grande impresa mentre si trascurano quelli con le aziende medio-piccole, che sono «le fondamenta su cui costruire i grandi progetti del Paese» (Oscar Farinetti). C’è una vera cessione di potere, e di prestigio, alla variegata casta degli intellettuali il cui modello sarebbe Nanni Moretti: cachemire e velluto. C’è soprattutto aver fatto per tutto il ventennio berlusconiano, ora malinconicamente alla fine, una politica «anti» senza trovare lo slancio per avviare, o almeno proporre, le indispensabili riforme.

Molte di queste cose sono state dette, e ripetute, nel mondo della sinistra senza mai trovare la strada per passare dalle parole ai fatti. Su alcune delle «accuse» si potrebbe obiettare, per esempio sul fatto che le famose riforme la destra non ha mai neppure tentato di farle, nemmeno quando ha avuto un’enorme maggioranza parlamentare. Il libro è indubbiamente accattivante, ben scritto, di scorrevole lettura, riccamente documentato. Riuscirà Matteo Renzi a rompere questo malvagio l’incantesimo? Al fondo la domanda che aleggia è questa.

(“Il Venerdì” di Repubblica, 25 luglio 2014)

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