6 giugno 2014, Cultura - In evidenza - Politica e società

La propaganda populista: l’unica cosa da cui difendersi


“Siamo in guerra”: così esordisce il programma elettorale di Magdi Allam, candidato alle elezioni europee nel partito Fratelli d’Italia. Un programma che, come si evince da questa prima dichiarazione, punta molto sull’agitazione della paura. “È la terza guerra mondiale. Una guerra finanziaria. Ma anche una guerra relativista [..] in un mondo governato dalla dittatura dei poteri imprenditoriali e finanziari, nel contesto di una umanità meticcia azzerando le radici, le identità, i valori, le regole e la civiltà”. Questo il primo punto. Nel discorso sulla crisi economica, Allam inserisce anche un riferimento all’immigrazione, parlando di “umanità meticcia” che minerebbe delle presunte radici identitarie. E’ su questo che Allam basa la propria campagna elettorale, almeno è questo che emerge scorrendo il programma e dando uno sguardo al sito e alla pagina Facebook del candidato.

“Prima gli italiani” si legge su uno dei manifesti di Allam, su cui campeggia anche la frase “sottomessi agli immigrati”.
“Prima gli italiani”, leit motiv anche di altri movimenti politici – primi fra tutti Lega Nord e Forza Nuova – sembra per Allam il filo conduttore di tutta la campagna. L’Unione Europea imporrebbe direttive “impregnate di materialismo, buonismo, soggettivismo giuridico, multiculturalismo e islamicamente corretto”. “Prima gli italiani nell’assegnazione di posti di lavoro, case popolari, scuole, pensioni e sussidi sociali. Affermiamo con orgoglio il principio che gli italiani hanno il diritto di godere di una vita dignitosa nella nostra casa comune”. Sul concetto della “casa comune” Allam propone addirittura la creazione di un “nuovo Ministero dell’Identità nazionale”, identità che a quanto pare subirebbe una “minaccia islamica”, da cui “dobbiamo difenderci in quanto religione incompatibile con la nostra civiltà”.

A fomentare questo sentimento anti-immigrati ci pensano, oltre al programma elettorale, i post su Facebook, le fotografie, le vignette: due in particolare, di Massimo Sartori.
Nella prima, si vede una donna con l’hijab che spinge un passeggino, circondata da due bambini, e due uomini con la barba lunga e indumenti che richiamano l’abbigliamento tradizionale musulmano che bevono un tè seduti a un tavolino. Per terra cartacce e spazzatura. Alle spalle, un muro scrostato. Su tutto, una frase: Bienvenue a Bruxelles modele de integration europeenee. “A Bruxelles ho visto la pubblicità della città per i turisti. E’ una pubblicità che fa vedere una città occidentale, abbiamo girato sempre a piedi e non mi sarei mai aspettato di vedere invece una città…islamica. Se la parola ‘integrazione’ vuol dire ‘città islamica’ allora l’integrazione che vuole l’Unione Europea, se la tenga Bruxelles!”, commenta Allam.

Nella seconda vignetta pubblicata sul profilo facebook di Allam, Sartori raffigura una fila di persone: due con il burqa, tre seminudi, tutti molto caricaturizzati. Inginocchiato, un uomo che indossa una maglia con la scritta “pace” (forse un immigrazionista buonista, secondo la concezione di Allam?), afferma “Benvenuti in Italia”, e chiede “Come ti chiami bella bimba?”. Si rivolge a una bambina piena di puntini rossi che abbraccia una bambola-scheletro, e che risponde “Ebola”. “Anche il Papa ha parlato di Ebola, vuol dire che la cosa è importante. Ma più grave è che anche l’Ebola può diventare …cittadina italiana ! Voi cosa ne pensate?”, chiede Allam, cavalcando una notizia falsa, priva di fonti e dati, ma ancora oggi, incredibilmente, rilanciata.

Anche dalle righe del quotidiano “Il Giornale” Allam lancia la sua invettiva contro i cittadini di origine straniera. “E’ un crimine dare miliardi di euro ai clandestini e agli immigrati nel momento in cui ci sono 4 milioni e 100mila italiani che non hanno i soldi per comprare il pane”. A sostegno di questa dichiarazione, Allam elenca una serie di dati economici che, ci sembra, vengono presi da un dossier redatto proprio da noi, Costi disumani (per un agevole confronto, qui l’articolo di Allam, qui la sintesi del rapporto, dove sono presenti i dati estrapolati dal candidato).
Come facciamo notare da sempre, e come abbiamo sottolineato nel dossier, i dati che abbiamo raccolto e diffuso rappresentano “un investimento pubblico significativo nelle ‘politiche del rifiuto’”: investimenti che non servono a frenare la cosiddetta “immigrazione ‘irregolare’”, e che rappresentano solo uno spreco di risorse – forse proprio per questo metterli insieme è impresa ardua, a causa della totale mancanza di trasparenza al riguardo.

L’uso dei fondi pubblici per gli scopi elencati nel dossier e ripresi da Allam non è utile né per i cittadini immigrati, né per quelli italiani: entrambi diventano, allo stesso modo, vittime di una politica lacunosa e fallimentare, che priva gli immigrati di un sistema di accoglienza dignitoso e efficiente, creando invece solo strutture di contenimento e dando vita a problemi che si ripercuotono sul tessuto sociale, gravando così anche sulle spalle degli italiani.
La responsabilità di tutto questo non è delle persone che lasciano il proprio paese per cercare migliori condizioni di vita, cosa legittima che l’essere umano fa da sempre – come ha fatto, ad esempio, lo stesso Allam, che a 20 anni ha deciso di lasciare l’Egitto per venire in Italia.

La responsabilità è delle istituzioni, che da anni portano avanti misure che in teoria dovrebbero fermare gli arrivi dei migranti economici, nella realtà non ci riescono, sono dispendiose e lesive dei diritti umani. Una scelta davvero “utile” e umana, suggerita nel nostro dossier, sarebbe quella di “facilitare l’ingresso e il soggiorno regolare dei migranti in Italia”. Così facendo, si ridurrebbero i rischi che le persone corrono per venire in Italia, la criminalità organizzata che sui viaggi “irregolari” specula, la disumanità delle condizioni in cui molte persone sono costrette a vivere in mancanza di un documento e quindi di uno status civile che consenta loro di seguire un percorso reale e autonomo di inserimento nel tessuto sociale di un paese, che includa un contratto di lavoro regolare, la tutela della salute e l’accesso al welfare… diritti fondamentali che non possono essere vincolati alla titolarità della cittadinanza del paese di residenza. Non è abbassando gli standard di vita che si eleva un paese, bensì il contrario.
Ma naturalmente Allam trova il modo di stravolgere i contenuti del dossier a proprio uso e consumo per fare, con la propaganda, disinformazione.

(www.cronachediordinariorazzismo.org , 22 aprile 2014)

Lascia un commento

 

 

Visitatori

  • 648152 visite totali
  • 356 visite odierne
  • 1 attualmente connesso