7 maggio 2011, Politica e società

La politica della giustizia

di Federico Castorina

Statua della Giustizia

Alcuni dei più grandi problemi del nostro Paese riguardano senza dubbio il debito pubblico, gli scarsi investimenti esteri, i tagli al welfare, la corruzione e la criminalità organizzata. Si tratta di problemi molto diversi tra loro e apparentemente slegati. Tuttavia, una riforma della giustizia seria e lungimirante, nel complesso sistema socio-economico italiano, potrebbe contribuire a fornirne una soluzione positiva globale.
Una delle ragioni degli scarsi investimenti esteri nel nostro Paese consiste nella farraginosità del nostro diritto del lavoro e nella lentezza dei processi civili italiani. Una riforma organica del diritto del lavoro, che lo renda più snello e traducibile in lingua inglese, favorirebbero sicuramente gli investimenti in Italia e, quindi, la crescita dell’occupazione, del PIL e del gettito fiscale, contribuendo a ridurre il debito pubblico. Lo stesso benefico risultato si otterrebbe velocizzando il processo civile, soprattutto fornendo maggiori risorse alla magistratura, sia di mezzi che di organico, nonché prevedendo soluzioni diverse alla giurisdizione ordinaria per le cause di lieve valore economico.
E’ da sottolineare, inoltre, che una diminuzione del debito pubblico, conferendo al nostro Paese un maggiore affidamento, comporterebbe anche una diminuzione dei tassi di interesse da pagare agli investitori, rendendo così disponibili ulteriori risorse da investire in welfare, istruzione e cultura.
Un’altra delle grandi sfide del nostro Paese è quella della legalità. La corruzione costa ogni anno allo Stato cifre che si aggirano intorno ai €50 miliardi, risorse che potrebbero essere impiegate per lo sviluppo economico. Ma l’illegalità non si annida solo nella pubblica amministrazione, ma anche nell’evasione fiscale, che ogni anno sottrae al Paese risorse per oltre €100 miliardi, somme che potrebbero essere utilizzate per ridurre le tasse a imprese e famiglie. L’illegalità, infine, è criminalità organizzata che distrae denaro pubblico, altera la concorrenza, soffoca l’economia legale e sommerge il Paese di armi, stupefacenti e denaro da riciclare attraverso l’usura e il lavoro nero.
Sconfiggere le mafie significa restituire respiro a famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni che, anche causa della debolezza o della connivenza di taluni membri delle Istituzioni, sono costrette a sopportare ingiustizie e soprusi incompatibili con la nozione di “paese civile”.
Tutte queste proposte legislative: riforma del diritto del lavoro, velocizzazione del processo civile, lotta all’evasione fiscale e contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata richiedono un progetto serio e responsabile di riforma della giustizia italiana. Progetto che deve potenziare l’azione di una magistratura indipendente e autonoma, nel rispetto delle inalienabili garanzie costituzionali del cittadino, e migliorare il servizio di giustizia civile e amministrativa offerto ai privati. Soltanto così l’Italia potrà rilanciare la propria economia, migliorare il welfare e garantire la libertà di ogni cittadino.
All’interno di questa complesso quadro di necessarie riforme da affrontare sul tema della giustizia, la Fondazione Democratica e l’Associazione Cultura Democratica hanno organizzato un ciclo di seminari incentrato sull’insieme di interventi e azioni per il contrasto della criminalità organizzata e dei reati contro la pubblica amministrazione.
Questi fenomeni, infatti, non si combattono soltanto mettendo a disposizione delle forze dell’ordine personale e risorse ma anche dando loro strumenti legislativi innovativi e diffondendo nella società una cultura della legalità. L’attività di contrasto alle mafie non può essere soltanto giudiziaria ma anche politica e culturale. Non si possono lasciare i magistrati soli di fronte a una società indifferente e un potere politico tiepido. Occorre che in questa battaglia partecipino attivamente tutte le Istituzioni, ognuna nel suo insostituibile ruolo, e sia coinvolta la società tutta, attraverso opportune campagne di informazione e sensibilizzazione.
In questo progetto politici, magistrati, storici, giornalisti e avvocati uniranno le proprie competenze e sensibilità per discutere con serietà e lungimiranza in merito ad una delle più importanti sfide a cui il Paese è chiamato a partecipare, la sfida per la legalità.

(www.democratica.it , 7 aprile 2011)

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