7 aprile 2011, Globalizzazione ed Europa - Politica e società

La Merkel non passa il test

Angela Merkel - CDUdi Gabriele D’Ottavio

In Germania le elezioni regionali assumono spesso un significato che va ben al di là del contesto specifico in cui hanno avuto luogo. La perdita da parte della Cdu dopo 58 anni del Baden-Württemberg, il Land di Stoccarda e della Mercedes, potrebbe così delineare una piccola cesura storica, così come l’aveva segnata – mutatis mutandis – nel 2005 la perdita del Nordrhein-Westfalen da parte della Spd, che all’epoca lo governava da 39. Qualche osservatore precipitoso ha addirittura commentato che questa sconfitta potrebbe segnare l’inizio del tramonto dell’era Merkel.

L’attuale coalizione di governo cristiano-liberale di certo non gode di buona salute, ma al momento appare quanto meno prematuro parlare di crisi. Il risultato delle elezioni per il rinnovo dell’assemblea parlamentare in Baden-Württemberg (B-W) e Rheinland-Pfalz (R-P) parla chiaro: gli elettori hanno sanzionato, sia pure in misura significativamente diversa, le tre formazioni storiche della Repubblica Federale Tedesca (i cristiano-democratici, i socialdemocratici e i liberal-democratici) e premiato invece i Verdi, che per la prima volta avranno un loro ministro-presidente, peraltro in B-W, una delle regioni più ricche e popolose del paese.

Più nel dettaglio, in B-W la Cdu è stata riconfermata come primo partito con il 39% dei consensi, ma rispetto a cinque anni fa arretra di 5,2 punti percentuali, mentre in R-P consegue un modesto incremento (+2,4%) rispetto al risultato (32,8%) – il peggiore di sempre – ottenuto nel 2006. D’altra parte, se la Cdu piange, la Spd non ride, nonostante la riconferma al potere in R-P e la probabile alleanza di governo con i Verdi, in B-W. Il potente governatore del R-P, Kurt Beck, subisce infatti un calo di quasi 10 punti percentuali (35,7%), che comporta anche la perdita della maggioranza assoluta all’assemblea regionale. I socialdemocratici perdono consensi anche in B-W, dove solo grazie alla straordinaria performance dei Verdi (24,2%) potranno formare, come junior partner (23,1%), una coalizione di governo. Tuttavia, i veri sconfitti delle elezioni sono i liberal-democratici della Fdp che in B-W, con il 5,3% dei consensi, ottengono meno della metà dei voti conseguiti nel 2006 e in R-P non riescono a superare la soglia del 5% necessaria per entrare nel parlamento regionale (4,2%). Per contro, i veri vincitori delle elezioni sono i Verdi che in B-W ottengono più del doppio dei consensi rispetto al 2006, mentre in R-P addirittura triplicano il loro bacino di voti.

Il risultato delle ultime regionali in Germania si spiega, almeno in parte, facendo riferimento ad alcune dinamiche locali: una gestione modesta e alcune decisioni molto impopolari, come quella di abbattere il quartiere della vecchia stazione centrale di Stoccarda, nel caso del governatore cristiano-democratico uscente Stefan Mappus in B-W, gli scandali finanziari che hanno coinvolto soprattutto alcuni esponenti del partito socialdemocratico in R-P.

D’altra parte, l’esito elettorale nei due Länder si presta a essere interpretato anche come un test elettorale (non superato!) da parte del governo federale al cospetto delle due recenti crisi internazionali. Sul risultato delle elezioni sembrano infatti aver pesato sia l’immagine eccessivamente litigiosa che la coalizione cristiano-liberale ha finora dato di sé, sia soprattutto il malcontento per come la Merkel e il ministro degli Esteri liberale Westerwelle hanno gestito la crisi libica e il disastro nucleare in Giappone.

Verrebbe da dire, troppo indecisi nel primo caso e troppo spregiudicati nel secondo. Soprattutto la decisione della Merkel di rivedere subito dopo l’esplosione della centrale di Fukushima il sostegno del suo governo all’energia atomica è stata giudicata come una mossa elettoralistica, inducendo molti cittadini tedeschi a dare il loro voto ai Verdi che sul tema del nucleare hanno invece da sempre espresso una posizione univoca e coerente.

Ma al di là degli aspetti più contingenti, il voto in R-P e in B-W sembra confermare una tendenza di più lungo periodo, che vede gli elettori tedeschi, sia a livello locale che nazionale, sanzionare le forze che sono al governo e premiare i partiti che sono all’opposizione. Questa volta però, rispetto al trend degli ultimi anni si riscontrano anche due importanti novità. In primo luogo, a beneficiare dalla perdurante crisi delle due Volksparteien (che sono poi anche i partiti che controllano il maggior numero di regioni) non sono stati né le cosiddette ali estreme (la Fdp e la Linke), né il partito dell’astensionismo, ma solamente i Grüne che, dopo aver abbandonato (definitivamente?) l’originario profilo di partito di protesta, potrebbero ambire a divenire stabilmente la terza forza del paese. In secondo luogo, in R-P e in maniera assai più evidente in B-W si registra un saldo netto positivo per le forze di centro-sinistra.

In Germania l’evoluzione del sistema dei partiti, oggi definito come «sistema pentapartitico fluido», rimane comunque incerta. Secondo le ultime indagini condotte dal centro di analisi Forschungsgruppe Wahlen, se si votasse domenica la Cdu/Csu e la Spd arriverebbero rispettivamente al 34% e al 28%, i Verdi al 19%, mentre la Linke otterrebbe l’8% e la Fdp il 5%. Per quanto riguarda invece i possibili scenari futuri di governi di coalizione, solo il 20% degli intervistati si è detto favorevole a una riedizione della coalizione cristiano-liberale (contrario il 59%, indifferente il 18%), mentre l’opzione al momento più popolare è quella di una coalizione di governo rosso-verde con il 48% a favore (il 36% contrario e il 13% indifferente).

(www.democratica.it , 7 aprile 2011)

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