11 luglio 2011, Cultura - Politica e società

La grandezza indicibile di Rubino

di Roberto Benigni

È morto a 91 anni Rubino Romeo Salmonì, sopravvissuto ad Auschwitz, memoria della comunità ebraica romana, a cui si ispirò Roberto Benigni nella scrittura del film «La vita è bella». Abbiamo chiesto a Benigni di raccontarci cosa lo colpì nel loro incontro.

Rubino Romeo Salmonì era un personaggio davvero speciale, che ho tenuto sempre nel cuore. Lo avevo conosciuto mentre preparavo «La vita è bella», insieme ad altri ebrei romani che mi avevano raccontato la loro storia, il dramma della deportazione.

Mi era rimasto impresso nella memoria e non l’ho dimenticato perché nel suo modo di ricordare le cose aveva una leggerezza particolare, difficile da immaginare e che colpiva tutti. Potrei dire che aveva un aspetto ilare, che nel suo modo di essere, di presentarsi e di raccontare c’era un lato comico speciale. Aver passato quell’esperienza tremenda ed essere capace di vivere così è dimostrazione di una grandezza indicibile.

Gli incontri con uomini come Rubino sono quelli che ti cambiano in profondità, perché quando guardi negli occhi queste persone poi non sei più quello di prima.
Mi resta di lui l’immagine di una persona che aveva voluto vivere a tutti i costi e in maniera giusta.

(“La Stampa”, 10 luglio 2011)

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