13 marzo 2010, In evidenza - Politica e società

La democrazia si difende anche in piazza

di Giovanni Bianco

Oggi si ritorna in piazza. Si tratta di una manifestazione dall’alto significato politico, che vuole costituire un segno di unità tangibile ritrovata dell’opposizione, non soltanto di quella politica e partitica, ma pure di quella sociale e movimentista.
Non è, dunque, un’ “ammucchiata grottesca”, come ha affermato il Signor B., ma qualcosa di profondamente diverso.
Si intende ribadire che la democrazia, se aggredita, si deve anche difendere in piazza, oltre che nelle sedi istituzionali.
Perchè non si può revocare in dubbio che il sistema di potere della maggioranza governante mostra di essere sempre più invasivo e cerca persino di imbavagliare, come sta emergendo dall’inchiesta di Trani, le trasmissioni televisive, quale “Anno zero”, che esprimono dissenso.

Opposizione che vuole pure includere la società civile ed i suoi movimenti, il “popolo viola” che riprende le istanze protestatarie dei “girotondi” di qualche anno addietro (nonostante alcuni eccessi), proprio per non accettare un’idea semplificata, edulcorata, “falsificata” di democrazia; cioè la sua versione populistica e leaderistica, così cara all’attuale esecutivo, che mal tollera le voci del dissenso.
La piazza è in talune circostanze un’alternativa non eludibile, un’estrema “ratio”, per spezzare la morsa soffocante dei detentori del potere politico, di chi guarda alle masse con ironica benevolenza paternalistica, purchè non si scalfiscano i suoi interessi, anche quelli illegali; del nuovo principe e dei suoi modesti cortigiani.

Opposizione anche nel nome della Costituzione e dei suoi principi fondamentali, quale “patto di convivenza”, e contro nuove proposte di riforme “avventatissime”; per riaffermare che essa è espressione del costituzionalismo moderno e contemporaneo, perché dichiara l’appartenenza della sovranità al popolo – quale permanenza dell’esercizio di questa nel suo titolare e contrassegno essenziale della democrazia -, e recepisce la dottrina sui limiti del potere, per garantire il pluralismo istituzionale e l’equilibrio tra gli organi costituzionali.
Quest’ultimo è nei fatti costantemente spregiato dal Cavaliere, che non perde occasione per denigrare e dileggiare il potere giudiziario, il Giudice delle Leggi, il Parlamento ed il Capo dello Stato.
Da un presidente del consiglio che esprime sempre tesi che costituiscono il completo disconoscimento dei valori connotativi della forma di Stato vigente e l’identificazione del sistema democratico con il populismo, con la guida di un Capo che mira ad esercitare un potere di controllo e predominante su tutte le istituzioni, sui poteri dello Stato, oltre che sui mass media, la stampa e l’opinione pubblica.

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