23 settembre 2011, Cultura - Politica e società

La cultura paga il conto. A rischio l’Accademia della Crusca e l’Istituto Fermi

di Paolo Conti

Sarà una coincidenza, ma la lista degli enti pubblici con meno di 70 addetti e destinati alla soppressione è piena di prestigiosissime istituzioni culturali. Si rischia, col criterio meramente numerico, di amputare una parte delle radici su cui poggia la nostra stessa identità: la lingua, l’archeologia, la scienza (e anche lo sport: sparisce, infatti, quel che è rimasto del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, il Coni, dopo la privatizzazione dell’ente). Ma bastano le storie di tre «enti», in realtà autentiche banche-dati culturali: l’Accademia della Crusca, l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, il Museo storico della Fisica-Centro studi e ricerche Enrico Fermi.

La protesta dell’Accademica della Crusca ha già fatto il giro di mezzo mondo accademico: 428 anni di storia, il merito di aver stampato nel 1612 il primo vocabolario della lingua italiana in una penisola politicamente ancora frammentatissima. Strumento che diventò punto di riferimento per la linguistica europea. Assicura il ministro per i Beni e le attività culturali Giancarlo Galan: «L’Accademia non chiuderà. Troveremo la soluzione per non far morire questa istituzione storica che è l’unico baluardo a salvaguardia delle radici della lingua italiana». Aggiunge il suo sottosegretario Francesco Giro: «La sola idea che l’Accademia possa chiudere mi fa rabbrividire». La presidente della Crusca, Nicoletta Maraschio, ha annunciato un appello al presidente Giorgio Napolitano.

Assai meno rumore, almeno per ora, per l’Isiao, l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, nato nel 1995, dalla fusione tra il glorioso Ismeo, Istituto per il Medio e l’Estremo Oriente fondato nel 1936 da Giovanni Gentile e dall’orientalista Giuseppe Tucci, e l’Istituto Italo-Africano. Il paradosso è che si deve all’Isiao la recente pubblicazione (2008) di un accurato vocabolario cinese-italiano, strumento utilizzatissimo negli scambi Italia-Cina. Spiega lo storico delle religioni (nonché docente di Filologia iranica) Gherardo Gnoli, presidente uscente: «Sono fiducioso che una soluzione si troverà. I nostri soci corrispondenti in Asia, Africa, America, in gran parte studiosi, accademici e diplomatici, già ci hanno espresso con stupore la loro solidarietà. Da anni noi del Consiglio di amministrazione lavoriamo gratuitamente, abbiamo appena 18 dipendenti che non ricevono lo stipendio da due mesi poiché non ci è ancora arrivato il finanziamento 2011 di 800 mila euro, solo nel 2000 era di tre milioni. Eppure, grazie a università e istituti culturali, continuiamo a sostenere decine di spedizioni archeologiche nel mondo e a mantenere una rete di interscambi culturali ad altissimo livello, offrendo una lusinghiera immagine dell’Italia».

Preoccupazione anche al Museo storico della Fisica-Centro studi e ricerche Enrico Fermi. Altro paradosso: il nuovo presidente, Luisa Cifarelli, si è insediata appena tre giorni fa sostituendo il suo maestro Antonino Zichichi. Commenta il professor Enzo Iarocci, docente di Fisica generale a «La Sapienza» e membro del Consiglio di amministrazione: «Abbiamo una storia recente, appena dieci anni, e siamo nati proprio per tutelare una precisa memoria storico-scientifica. Penso che gli enti inutili esistano. Ma sinceramente credo che vadano cercati tra quelli che hanno più di settanta dipendenti…»

(www.corriere.it , 15.8.2011)

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