29 novembre 2015, Politica e società

La calunnia per fermare il cambiamento

di Gianni Riotta

Il Papa ha un cancro al cervello. È in corso al Sinodo la rivolta dei cardinali contro Francesco, che non ha più consenso nella Chiesa.
Il Papa in America ha abbracciato il suo ex studente omosessuale Grassi, con il compagno Iwan, è l’ok alle nozze gay.
Il Papa in America ha ricevuto Kim Davis, l’impiegata finita in galera per non voler firmare atti di matrimonio agli omosessuali e le ha dato solidarietà.
Il Papa è «l’Anticristo, un servo di Satana» secondo l’ex magistrato Napolitano, commentatore della tv conservatrice Fox News. Francesco è «un difensore dei pedofili, un bigotto di destra» conclude Dan Arel, blogger dell’Huffington Post.

Non so cosa Papa Francesco pensi di questa cacofonia, si direbbe ne sorrida, magari pensando «Perdona loro, non sanno quel che bloggano», e lasciando all’infaticabile padre Lombardi il compito di smentire falsità, limare esagerazioni, ignorare calunnie, smontare campagne.
Questo giornale ha un imponente schieramento di firme sul Vaticano, raccolte intorno a Vatican Insider vaticaninsider.lastampa.it che, giorno per giorno, danno conto del magistero di Francesco dentro e fuori la Chiesa, e grazie a loro i nostri lettori hanno un punto di vista privilegiato. Non si tratta di affermare che il Papa abbia sempre ragione, io ritengo ancora che abbia sbagliato a levare la voce solo contro il possibile intervento di Obama in Siria, non usando la stessa severità contro i raid di Putin.

È però evidente come il tono del Papa, la sua condotta, l’umiltà, la capacità di ascoltare nel rumore di fondo di una blogosfera assatanata (aggettivo perfetto) che odia il confronto, introducano saggezza, comprensione, tolleranza nel dibattito velenoso del nostro tempo. Tra leader arroganti, ignoranti, spocchiosi, violenti, avidi, nichilisti, Papa Bergoglio arriva candido a dir la sua, pronto ad accettare che gli altri non siano d’accordo, sicuro della «teologia della nonna», fede cristallina come quella del monaco trappista Thomas Merton, citato nel discorso al Congresso Usa, che individuava «Il principio dell’amore nel lasciare chi amiamo essere se stesso, senza storcerlo a nostra immagine. Altrimenti ameremo solo il riflesso di noi in loro».

La sciarada del cancro del Papa, l’elicottero, il viaggio smentito, le ultime voci oscure sul dottor Fukushima, arriva in coda a un occhiuto stillicidio mediatico contro Francesco, che dovrebbe indurci a riflettere sulla metamorfosi del giornalismo all’alba del terzo millennio. Se entrate in una redazione, in America o in Europa, e chiedete da dove vengano i guai dei media, la risposta monocorde sarà «Dal web!». Peccato che l’influenza sul pubblico declini, in America dal 1974, in Europa dal 1995, generazioni prima di Internet di massa, Google e Facebook. La sfiducia dell’opinione pubblica non può che essere moltiplicata dalla cupidigia di copie, click, ascolti, dimentica di autorevolezza, fiducia, ragione. Il Papa parla alle persone, una per una, singolarmente, cogliendo – pur non essendo un blogger avvezzo al web – alla perfezione la stagione dei personal media e il declino dei mass media. I «journos», i giornalisti secondo un corrente soprannome non lusinghiero, si ostinano a cercare la pagliuzza nell’occhio altrui, dimentichi della trave di indifferenza che ci trafigge.

La campagna mediatica di calunnia, l’offensiva di chi vuol tornare al passato, non si abbatteranno, anzi incrudiranno man mano che l’insegnamento di Bergoglio cambierà l’aria. Per reagire il Papa non deve rivolgersi a un media strategist o leggere con i suoi collaboratori il nuovo, preoccupante, saggio del professor Quattrociocchi «Debunking in a world of tribes» che dimostra come sul web le menzogne si radichino più del vero e chi prova a confutarle venga irriso ed isolato http://goo.gl/1yf0bE . Sono, purtroppo, i media in ritardo nella comunicazione, ciechi davanti alla «forza delle cose» cara al vecchio columnist Misha Stille. La crociata contro Francesco investe la lunga durata, la strategia della Chiesa non si consuma nel titolo bugiardo di un giorno. Lo spiega bene un tweet di padre Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, citando, il 17 ottobre, il cardinal Christoph Schönborn, che twitta come @KardinalWien (twitter è campo di battaglia teologico non gioco da ragazzini…): «Noi stiamo recependo il Vaticano II… ci vuol tempo». Esatto, si colpisce Francesco per impedire l’affermarsi finale del Vaticano II. Francesco reagisce sorridendo, ma anche chi non ha la sua fede comprende che la Storia non si ferma con un gossip. «La calunnia è un venticello» musicava Rossini, ma «la verità rende liberi» predicava Giovanni.

(“La Stampa”, 23 ottobre 2015)

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