6 novembre 2014, Politica e società

La borghesia esulta mentre Renzi fa il lavoro sporco della destra

di Leonardo Caponi

La borghesia italiana esulta perché, finalmente, ha trovato quello che cercava da tempo: uno di sinistra che fa il lavoro sporco della destra. Forza Italia plaude a Renzi e gli promette il suo appoggio per cancellare l’ultimo simbolo della dignità del lavoro e riscrivere (cancellare) lo Statuto dei Diritti dei lavoratori. L’Italia sta per subire una radicale trasformazione, che la farà diventare un Paese omologato all’”occidente”, con una democrazia monca e autoritaria e un regime liberista in economia, sulla base di un accordo tra Pd e Forza Italia. Sembra incredibile, ma è così. Quando Berlusconi appare ormai avviato ad un lento ma inarrestabile declino, l’armamentario delle sue idee viene rimesso in gioco e torna a dominare il campo ad opera del Pd e grazie alle “riforme” del suo governo. Come la Dc, che ha vinto post mortem! Indipendentemente dai contenuti e dal merito, il solo fatto che la nuova Italia nasca da un accordo tra la “sinistra” e la destra (e poi che destra quella italiana!) dovrebbe far accapponare la pelle, far capire che non può venirne fuori niente di buono e far uscire la sinistra Pd (chi l’ha vista?) dai cincischiamenti e dalla sostanziale subalternità nei confronti del nuovo padrone del partito e del governo.
L’accanimento contro l’art. 18 nasce dal fatto che Confindustria, garantendo alle imprese la piena libertà di licenziare, in una situazione come quella attuale di forte disoccupazione, pensa di usare il ricatto della fame (se non ti pieghi, ti licenzio e assumo qualcun altro) con l’obiettivo di abbassare ancora il livello dei salari italiani e peggiorare le condizioni normative. La cosa politicamente e moralmente infame, che non si può perdonare a Renzi, è quella di usare lo stesso miserabile argomento della destra e dei suoi predecessori liberali e liberisti, come Monti e la Fornero, e cioè che le riforme sono fatte per aiutare i più deboli. Ritorna la tesi laida dei figli che pagano i lussi passati dei padri e dei precari che sono tali perché esclusi dai privilegi dei garantiti. Cose totalmente infondate, che gridano vendetta, in un Paese che è in crisi perché la gente (chi più chi meno, ma tutta) non ha la possibilità di comprare e in un Paese in cui esiste una enorme ricchezza privata che è concentrata in una piccola casta di fortunati. E, insieme a queste tesi, si afferma una concezione rovesciata e aberrante della giustizia: se ci sono due lavoratori di condizione diversa, la soluzione è quella di portare tutti e due al livello più basso!
Gli attacchi di Renzi ai sindacati non sono casuali o generati da una polemica specifica o di merito, per quanto aspra, del momento. Egli guarda ben più lontano, sulla base di una concezione generale di post democrazia. Attinge, anche in questo caso, a piene mani dall’armamentario della destra e del senso comune qualunquista a antipolitico di questi anni, che addita i sindacati come responsabili o corresponsabili dello sfascio delle aziende, pubbliche private e del Paese. E’ innegabile che, purtroppo, una parte di questo senso comune è fondato: ma il punto sarebbe allora quello di cambiare il sindacato e depurarlo dagli errori e anche da talune degenerazioni che si sono verificate. In realtà, Renzi ha in mente e lavora per la fine del sindacato confederale e rappresentativo su base nazionale, come immagina la fine dei partiti, in una prospettiva di americanizzazione del sistema, nella quale il sindacato è personalizzato, aziendale e/o corporativo e i partiti sono strutturati come comitati elettorali e sommatoria di lobby, dominate, di volta in volta, da un leader che è capo del governo. In questo modo il numero dei votanti e dei partecipanti alla politica è destinato a scendere ancora, ma, in fin dei conti, è proprio questo quello che si vuole.
Chi può contrastare questo disegno renziano e insieme, si sarebbe detto un tempo, padronale? La è sinistra è fuori gioco. Forse non bisogna eccedere nel pessimismo e non dare tutti i giochi per fatti. Certo la prima condizione per dare una sponda e stimolare quelle forze che, in qualche modo, si oppongono (sindacato, movimenti e anche sinistra Pd) ci vorrebbe una sinistra con una massa critica adeguata. Ma, se non si fa la Costituente di un nuovo soggetto politico e partitini senza prospettiva continuano ad operare ciascuno per proprio conto, rimarrà solo un bel sogno.

(http://www.umbrialeft.it/ , 21 settembre 2014)

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