12 aprile 2013, In evidenza - Politica e società

Italia, “Stato pontificio”

di Giovanni Avena

L’Editto di Costantino di 1700 anni fa (quello che poneva ufficialmente termine a tutte le persecuzioni religiose e proclamava la neutralità dell’Impero nei confronti di qualsiasi fede, ndr) è un falso, ma la donazione che Costantino fece a papa Silvestro I è vera: gli regalò Roma. E da quel momento il potere temporale ha dilagato.
Da studente liceale rimasi impressionato imbattendomi, nella Divina Commedia – nella terza bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno, quella dei simoniaci – in Dante che grida: «Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, non la tua conversion, ma quella dote che da te prese il primo ricco patre!».
Costantino ha dato Roma al papa e questi dopo si è preso ben altro. Poi ci ha pensato Mussolini a rinnovare il potere temporale, e quando il potere della Chiesa si è apparentemente indebolito è arrivato Craxi, e con lui il Nuovo Concordato e una pioggia di soldi.
E le gare di donazioni. Sì, perché i governi di centrodestra e di centrosinistra hanno fatto a gara per dare alla Chiesa quanto più potevano, per farsi belli agli occhi di papi e cardinali. Potrà forse sembrare esagerato ma, a mio avviso, viviamo in una sorta di Stato pontificio parallelo. L’Italia è invasa da televisioni, radio, giornali di matrice cattolica e non di matrice cattolica plurale, bensì unica. È impregnata di pensiero unico: il pensiero del Vaticano, il pensiero della gerarchia. Tutte le altre realtà, per fortuna numerose, del mondo cattolico vengono sistematicamente ignorate.
La Chiesa cattolica può disporre in ambito comunicativo di 200 settimanali diocesani e 300 testate di altro genere. Ma non basta. Può contare su 30mila pulpiti domenicali, 100mila catechisti e 25mila insegnanti di religione: non sono tutti in qualche modo impegnati nella comunicazione della Chiesa? L’Università cattolica e le università pontificie hanno un’influenza, o no? Tre quotidiani cattolici (Avvenire, L’Eco di Bergamo e Il Cittadino di Lodi) che ricevono gli aiuti dello Stato contano qualcosa, o no? E ci sono poi le riviste delle congregazioni religiose, 240 emittenti radiofoniche e 450 librerie cattoliche.
Ma passiamo alla televisione: la Rai – e quindi lo Stato a spese dei contribuenti – tiene in piedi una struttura che si chiama Rai Vaticano, funzionante 24 ore su 24 per assicurare informazioni dal Vaticano. Solo dal Vaticano. Ed è una struttura che, pur essendo dello Stato, è sottoposta a un’altra struttura: il Centro televisivo vaticano.
Non parliamo neppure di chi ha diretto dal 2010 a oggi questa struttura: un amico del card. Tarcisio Bertone, un riconosciuto affarista, Marco Simeon, sostituito in questi giorni da Massimo Milone, che è, tra le altre cose, un ex giornalista di Avvenire. È sempre l’istituzione a fornire la voce.
Senza contare poi che la presenza cattolica nei dibattiti televisivi deve passare per il nullaosta della Cei o del Vaticano.
E non parliamo di tutte le ore che la tv italiana dedica alla Chiesa. Le sante messe ogni domenica, l’angelus, le vie crucis, i riti della Settimana Santa, le rubriche (A sua immagine, Le ragioni della speranza, Sulla via di Damasco, Comunità, Uomini e profeti, Oggi 2000, La bibbia giorno e notte), le  benedizioni urbi et orbi, le vite di santi, preti e suore, le serate dedicate a padre Pio.
È questa comunicazione, è questa presenza della Chiesa, a fare a mio avviso dell’Italia uno Stato pontificio.

(“Adista documenti”, n.10/2013)

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