21 aprile 2012, Politica e società

Il venticello del perdonismo

di Curzio Maltese

Nella seconda tangentopoli, fra tante analogie con la prima, colpisce il diverso sentimento con cui i media seguono il rosario quotidiano di scandali. Nei giornali, nei salotti televisivi, nei palazzi, ma perfino sui blog, soffia un venticello di perdono, un giustificazionismo impensabile vent´anni fa. Rosi Mauro? Un capro espiatorio, se la prendono con lei perché è donna. Il Renzo Bossi? Povero fesso, certo, ma insomma non si capisce quale sia il reato. La Minetti? Che male c´è se si usa la bellezza per far carriera, così fan tutte. Sia chiaro che nessuno rimpiange le lugubri carnevalate del ‘92, gli sputi e le monetine, la pena di morte per i tangentisti proposta perfino dalle colonne di giornali seri, il tintinnar di manette e lo sventolare del cappio in Parlamento. Tanto meno oggi, di fronte alla misera fine degli ex forcaioli leghisti. Ma disgusta pure questo perdonismo greve e ammiccante, alla “Vacanze di Natale”, sostenuto dalla retorica putrida del «tanto sono tutti uguali e il più pulito c´ha la rogna». Un atteggiamento antico e cinico che ogni tanto spolvera armi un po´ più raffinate e alla moda come la teoria del complotto o la caricatura del politicamente corretto. L´altra sera nel salotto di Vespa, per citare il peggiore ma non l´unico, si è discusso seriamente per due ore se la presente Rosi Mauro non fosse per caso una nuova eroina del femminismo, perseguitata, addirittura mandata al rogo delle streghe, soltanto in quanto donna e per giunta meridionale. Lei stessa, la superiora del cerchio magico, si è presentato con l´occhio umido come una sintesi fra un suffragetta del secolo scorso, Anita Garibaldi e Frida Kahlo. Ma davvero? Nella stessa occasione gli illustri ospiti di Vespa hanno cercato di far passare un´altra tesi bizzarra a proposito dell´ineffabile Trota. Il vero mascalzone non sarebbe stato Bossi junior, ma piuttosto l´autista «pentito e traditore» che aveva filmato le piccole ruberie del Trota. L´infame infatti non è chi delinque, ma chi denuncia. Una logica che non farebbe una piega in un vertice di ‘ndrangheta, ma non ti aspetteresti sul servizio pubblico televisivo.
Vent´anni fa i partiti nuovi invocavano la forca contro i ladri, oggi anche i movimenti dell´antipolitica preferiscono attaccare i giudici, gli sbirri e al solito la stampa cattiva. Tutti a domandarsi dove sono gli avvisi di garanzia, le prove. E se vi sono gli avvisi e le prove, allora bisogna comunque aspettare le condanne in Cassazione prima di giudicare. Come se un cittadino dovesse aspettare la Cassazione per stabilire che è in ogni caso uno scandalo affidare alla signora Rosi Mauro la vice presidenza del Senato. Che è indecente piazzare un personaggio come Francesco Belsito nel consiglio d´amministrazione della Fincantieri, uno dei colossi cantieristici d´Europa, dal quale dipende un pezzo del futuro industriale del Paese. Che non si può mandare nel consiglio della regione più importante d´Italia gente come Nicole Minetti per i meriti conquistati sul campo del Bunga Bunga o il figlio di Bossi, con quel curriculum scolastico. Qualcuno di noi ha mai conosciuto uno che è stato bocciato tre volte all´esame di maturità?
È stata fatta molta e bonaria ironia sul gran traffico di titoli di studio falsi fra i vertici della Lega, un peccato certo veniale rispetto alle mazzette milionarie e assassine della sanità. Ma quando si pensa al destino di centinaia di migliaia di giovani italiani che prendono lauree vere col massimo dei voti e sono costretti a scappare all´estero dal giorno dopo, mentre figli di papà ignoranti e raccomandati se la spassano fra Porsche e discoteche, si sorride meno.
I discorsi perdonisti che accompagnano le rivelazioni sulla seconda tangentopoli non raccontano soltanto di un paese in eterno pendolarismo fra reazioni estreme e immature, fotografano anche il degrado morale prodotto da un ventennio di egemonia berlusconiana. Non soltanto a destra, si capisce. Perché bisogna possedere una gran fede per credere alle ingenue prese di distanza di leader ed ex leader del centrosinistra nei confronti delle malefatte dei loro vice e collaboratori di sempre, si chiamino Lusi o Penati o Tedesco. In cambio di questa nuova indulgenza, un pezzo di ceto politico vecchio e nuovissimo si dispone a giustificare l´illegalità di massa, l´evasione fiscale o la speculazione edilizia, come difese naturali di fronte a leggi e tasse troppo severe. Bene ha fatto il presidente Napolitano ieri a chiamare gli evasori, gli speculatori e i corrotti che li rappresentano per quello che sono: persone indegne di una grande nazione civile.

(“La Repubblica”, 14 aprile 2012)

1 commento per : Il venticello del perdonismo

  • bob

    Egregio Maltese

    leggo oggi il suo articolo sulla Regione Piemonte, dove sottolinea che chi si assumerà l’onere della “questione settentrionale” governerà fino al 2030. Riportando pure un pensiero di Cacciari su un ipotetico PD del Nord. Io che sono un piccolo imprenditore con lavoro in Italia e un pò in Europa, sentendo queste affermazioni mi rendo conto drammaticamente, che non solo la politica è ormai distante dal Paese, ma anche e soprattutto la classe cosidetta intellettuale ha perso la bussola della logica.Le cosidette “questioni” (nord-sud) alla luce dei fatti non sono state altro che gli alibi serviti solo alla politica per prosperare e imperversare a suo piacimento. In un Paese fatto dal 90% di piccole e medie aziende, qualcuno mi deve spiegare perchè fare impresa in Piemonte crea ricchezza e farla in Umbria crea solo assistenza. Vorrei ricordare a Fassino che la FIAT è stato il maggior fruitore della Cassa del Mezzogiorno. Oggi i giovani e non solo quelli anagraficamente considerati, hanno voglia del mondo e vogliono stare in un sistema-Paese che è stato distrutto dal becero localismo regionale.La Padania, il dialetto nelle scuole e le altre porcate sono state il dibattito per 20 anni di questi signori. Cosa vogliamo un altro soggetto che in forme e colori ci parli delle stesse “questioni”. Almeno da parte Vostra ci vorrebbe un pò più di logico coraggio.
    Roberto-verona

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