30 luglio 2010, Politica e società

Il santuario dove la ‘ndrangheta “consacra” i suoi boss. Ma il vescovo di Locri non ci sta

di Luca Kocci

I boss della ‘Ndrangheta riuniti in circolo davanti alla facciata del santuario della Madonna di Polsi, a San Luca (Rc), in Aspromonte, parlano fra loro, discutono di strategie criminali, consacrano i loro capi. Lo fanno vedere le immagini riprese dai carabinieri che dimostrano senza alcuna ombra di dubbio quello che da sempre magistrati, investigatori e studiosi sostengono: il santuario della Madonna di Polsi – la “Madonna della Montagna” – è una sorta di “santuario della ‘Ndrangheta”, in cui, soprattutto a settembre, durante la festa della Madonna, i capi mafia si ritrovano per mettere a punto le loro azioni, fare le investiture, svolgere i processi interni.

Dopo la diffusione del video sui principali mezzi di informazione, il vescovo di Locri, Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ha preso la parola e ha scritto una “lettera aperta a coloro i quali hanno fatto del santuario di Polsi il centro di incontri e raduni illegali”.

“Carissimi fratelli – scrive il vescovo –, in questi giorni attraverso le televisioni nazionali, e forse anche internazionali, il santuario di Polsi con la sua annuale festa della Madonna della Montagna sono stati oggetto di cronaca, perché le autorità investigative e giudiziarie italiane hanno trasmesso immagini di vostri incontri e riportato frasi da voi proferite, che avevano per oggetto la vostra organizzazione illegale e la divisione del potere all’interno di essa. Pensavamo che questi incontri tenuti a Polsi appartenessero ormai al folklore del passato. Ma ci siamo dovuti ricredere”. Eppure io vi dico, prosegue il vescovo, che “è assurdo collegare alla religione la vostra attività, che non possiamo accettare né come cittadini né come uomini di fede. Anche se il vostro rituale, per i simboli che adopera e per i luoghi ove si celebra, è frammisto ad elementi della religione cristiana, esso è esattamente l’opposto di quanto il Vangelo di Gesù annuncia”. “Il vangelo di cui voi parlate – prosegue la lettera di mons. Morosini – non può essere il Vangelo di Gesù, che parla di amore, di perdono e di riconciliazione, di rispetto della persona e della legge, anche quella degli uomini. Che senso possono avere questi incontri all’ombra del santuario della Madonna, dove, mentre i fedeli pregano e si riconciliano con Dio, voi decidete strutture e attività che Dio e la Vergine Maria non possono benedire?”. Avete trasformato “il santuario di Polsi da luogo di fede in luogo di illegalità”.

Ma il vescovo sa di parlare a uomini cattolici, o che perlomeno così si credono e si professano. E infatti, nell’appello finale, li invita a ritornare “alle radici autentiche della fede”. “Sicuramente tutti voi – aggiunge – avete ricevuto i sacramenti della Chiesa cattolica: battesimo, cresima, confessione, eucarestia, matrimonio; molti di voi, facendo da padrini, si sono impegnati a sostenere la fede di ragazzi e di giovani: onorate questa fedeltà a Dio e siate leali per la parola data a lui; questo è il vero onore! I sacramenti che avete ricevuto e che chiedete per i vostri figli, non sono solo un elemento di cultura e di tradizione, ma scelta di vita, devono esprimere la volontà di seguire i valori cristiani, che camminano in perfetto accordo con la legalità umana. Dovunque vi troviate, rivolgetevi con coraggio alla Madonna della Montagna, che con cuore di madre vi dice: fate tutto quello che Gesù vi ha insegnato. Tornate a Polsi con la volontà di incontrare veramente la Madonna e di ritrovare la fede autentica. La Chiesa è sempre disposta ad accogliervi a braccia aperte, perché crede, forse unica istituzione, alla possibilità della vostra conversione”.

(Articolo tratto da “Adista Notizie”, n.64 del 31 luglio 2010)

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