18 agosto 2010, Politica e società

“Il presidente difende la Costituzione gli interessi politici sono altra cosa”

di Liana Milella

«La Costituzione è ancora in vigore. E non esiste una costituzione materiale alternativa». Come vorrebbero invece quelli del Pdl. L’ ex presidente della Consulta Gustavo Zagrebelsky mette in sequenza i fatti e sul Quirinale dice: «È pienamente nel solco della Costituzione». Come giurista prende le distanze dalle ultime mosse dei berlusconiani, ma come cittadino «è angosciato». E sull’ ultima stagione dei dossier dice: «L’ evocazione della piazza e il linciaggio giornalistico, quanto a violenza, sono paragonabili alla brutalità e alla volgarità dell’ attacco al Quirinale».

Mentre Napolitano chiede il rispetto della Costituzione, c’ è chi, ministri e parlamentari del Pdl, avanzano dubbi, anzi accuse esplicite, d’ intenzioni incostituzionali proprio da parte sua. Ha detto Bianconi: «La Costituzione la puoi tradire non rispettandola, o fingendo di rispettarla». La sua impressione?

«Innanzitutto, si deve distinguere politica e interessi politici da Costituzione e sua applicazione. La confusione è molto pericolosa, anzi irresponsabile. Il partito del presidente del Consiglio e quello di Bossi chiedono le elezioni anticipate immediate, in caso di crisi di governo. Questa è una richiesta politica e, come tale, perfettamente legittima, così come altrettanto legittimo è che altri pensino a soluzioni diverse. Il capo dello Stato, come garante di tutte le legittime posizioni in campo, dovrà valutare le diverse possibilità alla luce della Costituzione che è in vigore, di cui è garante, non alla luce di una costituzione che qualcuno siè costruito nella sua testa, a proprio uso e vantaggio».

Perché? La richiesta di scioglimento delle Camere e del voto anticipato sono contro la Costituzione?

«È contro la Costituzione se la si presenta non come opzione possibile e auspicata, ma come soluzione obbligatoria della crisi di governo. Quest’ ultima è la posizione dei critici del presidente Napolitano. Ma è una posizione insostenibile, anche se sostenuta da giuristi come i ministri Alfano e Maroni (del deputato Bianconi non saprei cosa dire)».

Può spiegare perché sarebbe «insostenibile»?

«Si dice: il popolo italiano ha votato e ha scelto un presidente del Consiglio e un programma. La legge elettorale prevede che i partiti che si candidano alle elezioni depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome da loro indicato come capo della forza politica. Da qui, deriverebbe che non si può cambiare programma e capo del governo senza che il corpo elettorale abbia votato di nuovo. Spetterebbe agli elettori confermare o modificare programma e presidente del Consiglio. Questo è il ragionamento».

Sembrerebbe non fare una piega.

«Invece la fa. Anzi, è un ragionamento giuridicamente del tutto infondato. La legge elettorale non dice che si indica il futuro capo del governo, ma i capi dei diversi partiti che si presentano alle elezioni. Se fosse come dicono Alfano e Maroni, saremmo in una repubblica presidenziale introdotta dalla legge elettorale. Ma nonè così. Il legislatore che ha fatto quella legge sapeva benissimo che questo sarebbe stato impossibile, platealmente incostituzionale. Infatti, la stessa legge, subito dopo il passo che ho citato, aggiunge che “restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall’ articolo 92 della Costituzione”».

E questa aggiunta è determinante ai fini del nostro caso? 

 ”Sarebbe stata perfino superflua, l’ aggiunta. Ma si è voluto evitare ogni equivoco. L’ articolo 92 dice che è il presidente della Repubblica, non il corpo elettorale con investitura diretta e plebiscitaria, a scegliere il capo del Governo, tenendo conto della situazione parlamentare e della necessità che il governo ottenga la fiducia delle Camere. Siamo pur sempre una Repubblica parlamentare. Il presidenzialismo è solo un desiderio di alcuni e il timore di altri, dunque una questione controversa».

Il ministro Alfano ha perfino denunciato la violazione dell’ articolo 1 della Costituzione, ove il presidente non ridesse subito la parola al popolo. Una denuncia pesante. L’ articolo 1 è quello che stabilisce che la sovranità appartiene al popolo.

«L’ accusa è pesante, ma consiglierei a chi dice queste cose di leggere un poco oltre. La sovranità appartiene al popolo il quale “la esercita nelle forme e nei limiti stabiliti dalla Costituzione”. Quello che si è voluto evitare è, per l’ appunto, la deriva populista in atto. La democrazia è una cosa seria e delicata, fatta di procedure, garanzie, pluralismo, rispetto delle minoranze, spirito di cooperazione. Tutte cose che la Costituzione richiede. L’ appello al popolo in una sorta di giudizio di Dio non è propriamente l’ idea di democrazia costituzionale».

E aver evocata la «costituzione materiale»?

«La costituzione materiale è il consenso di fondo che sorregge la Costituzione scritta. Si fa un uso politico strumentale di una nozione che ha una sua dignità scientifica. In poche parole: non c’ è costituzione materiale se non c’ è consenso generalizzato e sulla democrazia plebiscitaria, al contrario, c’ è conflitto. Questa presunta “costituzione materiale” è solo un auspicio, un progetto politico di parte, ma certo non una “costituzione”».

Fin qui lei ha fatto considerazioni da giurista. Ma come cittadino è preoccupato?

«Si, e molto. Anzi, angosciato. Vedo in corso un processo fatto non di discussioni serie, ma di argomenti pretestuosi  che nascondono intenti che ogni tanto lasciano trasparire un fondo di violenza. La violenza di chi, avendo il potere, non è disposto a lasciarlo. L’evocazione della piazza e il linciaggio giornalistico, quanto a violenza, sono paragonabili alla brutalità e alla volgarità dell’attacco al Quirinale. Mi pare il momento in cui tutti coloro che hanno a cuore il confronto politico pacifico, come necessità primordiale della democrazia, devono far sentire la propria voce, per opporsi a questa deriva in fondo alla quale appare uno scenario catastrofico”.

(Intervista tratta da “La Repubblica” del 17 agosto 2010, p.3)

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