27 marzo 2010, In evidenza - Politica e società

Il Pd deve collocarsi a sinistra

di Giovanni Bianco

Ci sono attente analisi politologiche, sfornate con una sfilza di riferimenti a settori del sistema politico e della società civile, che sembrano proposte per disorientare il lettore e l’opinione pubblica.
In esse la distinzione destra/sinistra perde consistenza e si smorza, l’accezione di riformismo si tinge di vaghezza, la stessa differenza di ruoli tra maggioranza ed opposizione si fa labile ed incerta.
Capisco bene che la crisi della politica può produrre siffatti esiti, ma essi non aggiungono nulla di decisivo, sovente si limitano a registrare fatti o processi in corso con le lenti di chiavi di lettura non incisive.

L’onda lunga della fine della c.d.prima Repubblica e la pervasiva forza della globalizzazione economica nell’età della crisi dello Stato paiono aver generato risultati così perversi ed incontrollabili da rischiare di sfiancare anche i più irriducibili ottimisti, che, nonostante i dubbi, continuano a credere in un ruolo progettuale della politica.
I nuovi attori maggiori del sistema partitico sono spesso senza un’anima, divisi all’interno, connotati da spinte variegate e non omologabili, posti in una sorta di navigazione nel buio senza fuoriuscite.
E’ questa la sorte che tocca al Pd, al maggior partito di opposizione, o si può sperare in un’altra prospettiva?
Si deve, cioè, considerare insuperabile un ruolo al rimorchio di neoliberisti e cantori delle virtù intrinseche del mercato, un’opaca recita in tono minore nel tramonto, secondo alcuni ineluttabile, della sinistra?
Eppure gli eventi degli ultimi anni, tra cui la sconfitta della strategia veltroniana, dovrebbero aver insegnato qualcosa, anche di definitivo.
Così come la grave recessione economica deve far riproporre la questione della possibilità di governare tuttora da sinistra, non svalutando un aggiornato ruolo attivo dello Stato, sia di regolazione che d’intervento, per la realizzazione di riforme economiche e sociali che debbono favorire un ridimensionamento degli interessi forti, sia pure nel quadro di una società complessa ed in quello delle interdipendenze globali ed europee.

Per cui necessita una ritrovata spinta propulsiva del riformismo democratico che si colloca nell’area progressista.
La principale preoccupazione non può essere soltanto il tornare a governare per governare, o lo strappare, con stratagemmi asfittici e tattiche di corto respiro, fasce di elettorato moderato al centro-destra.
Occorre uno sforzo di ricerca di una strategia di alto profilo, nell’ambito di alleanze importanti e non opportunistiche, che non significa voler riproporre l’Unione con tutti i suoi scompensi, ma pensare all’alternativa politica in termini non occasionali, di governo della società anche nell’ottica dei preminenti fini indicati dalla Costituzione.

1 commento per : Il Pd deve collocarsi a sinistra

  • Giovanni

    Il punto è superare una volta per tutte l’idea di centrosinistra e centrodestra, con o senza trattino, per formare un qualco’altro, certamente non il Partito Democratico del CENTRODESTRASINISTRA: meglio due partiti, uno Popolare e l’altro Socialista come in parlamento europeo.
    Altrimenti si ripristini il Sistema Proporzionale.

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