9 settembre 2011, Politica e società

I diritti individuali e la lega

di Nadia Urbinati

Liberare le donne dal burqa e intanto legittimare la discriminazione di chi non rientra nella “normalità” eterosessuale: questo è il confuso messaggio che ci viene dai nostri leader politici, incapaci a quanto pare di coniugare libertà e eguaglianza dei diritti. È passato purtroppo inosservata la recente lezione del leader della Lega Nord sui limiti dei diritti individuali e del rispetto della persona, un esempio di quanto difficile sia per la cultura del conservatorismo comunitario accettare il pluralismo. In un recente comizio a Salsomaggiore Terme, concluso con la promessa che la cittadina emiliana ospiterà il concorso di Miss Padania, il Senatore Umberto Bossi ha colto l´occasione per picchettare il confine tra “persone normali” e “gli altri”. Con la stessa autorità con la quale ha dato la benedizione alla sfilata delle giovani padane, ha discettato su che cosa è giusto che gli italiani pensino dell´omosessualità, rivendicando come una vittoria di civiltà lo stop all´aggravante di omofobia nei casi di violenza imposto dal Parlamento una decina di giorni fa. Le parole con le quali ha messo il sigillo sul problema delle violenze sempre più frequenti contro chi non è “persona normale” sono incredibili per il messaggio morale avvilente che propongono e meritano un´analisi critica attenta perché contengono il seme di una filosofia dell´intolleranza i cui effetti vanno al di là di questa proposta di legge abortita e della piaga dell´omofobia. Ecco le parole di Bossi: «Non era giusto aumentare le pene per quelli che si sentono anche un pò disturbati da certe manifestazioni, persone normali che a volte si lasciano scappare qualche parola, in senso anche bonario. Meno male che ci siamo opposti a questa legge perché non era giusta». Si tratta di una giustificazione che rovescia la verità dei fatti e, soprattutto, propone una visione distorta dell´eguaglianza e calpesta il valore della dignità umana.
Rovescia la verità dei fatti perché presenta la proposta di legge per la quale il Parlamento ha approvato i pregiudiziali di incostituzionalità come punitiva delle parole e delle idee, mentre essa proponeva di considerare la possibilità di un´aggravante per i reati sulla persona quando commessi per odio nei confronti di gay, lesbiche e transessuali (un fenomeno che, come i fatti di cronaca ci dicono, è purtroppo sempre più frequente). La proposta di legge interveniva sui reati e le motivazioni di reato. Ma la giustificazione di Bossi calpesta soprattutto il valore della dignità della persona perché reitera e santifica un comportamento discriminatorio: quello delle “persone normali” verso “gli altri”, aggiungendo un codicillo precettistico che è terrificante: le “persone normali” hanno il sacrosanto diritto di offendere “gli altri”. Qui entra in gioco una visione distorta di eguaglianza che avvalla ogni pratica discriminatoria e rovescia il significato dei diritti, facendone non un baluardo contro il potere ma un´arma di chi ha potere. L´eguaglianza di condizione di fronte alla legge diventa il via libera agli eguali (”le persone normali”) di “farsi scappare qualche parola bonaria” contro coloro “gli altri”.
I diritti individuali sono stati escogitati per impedire che per le ragioni le più disparate una persona venga fatta oggetto di “bonaria” discriminazione da parte della maggioranza. Dal Settecento in poi, questo è l´abc dello Stato di diritto e della civiltà. È avvilente che un esponente autorevolissimo del Governo ci inviti a girare le spalle a questa cultura e a considerare l´eguaglianza di fronte alla legge come una licenza a farsi scappare parole “bonarie” contro chi dell´eguaglianza di fronte alla legge ha più bisogno di altri, proprio perché diverso dalla maggioranza in qualche cosa che è significativo, come la preferenza sessuale.
L´argomento dell´aggravante di pena per i reati di omofobia è un´applicazione non uno strappo dell´eguaglianza – la stessa legge italiana, non è un caso, già prevede sanzioni per i crimini dell´odio basati su motivi di razza, etnia, nazionalità e religione. Perché mai in questi casi i motivi discriminati sono aggravanti mentre nel caso dell´omofobia e della transfobia no? Perché solo ad alcune minoranze è dato di poter contare sulla legge per non subire discriminazione in ragione della propria scelta di vita o identità? Queste domande mettono in luce la natura discriminatoria delle motivazioni con le quali questa proposta di legge è stata giudicata incostituzionale. Ci ha assicurato l´On. Fabrizio Cicchitto che la maggioranza è stata più rispettosa dell´eguaglianza di chi ha proposto quella mozione perché rifiutando l´aggravante per omofobia ha affermato di “considerare i gay come dei cittadini uguali agli altri”. L´argomento della neutralità della legge è tuttavia sofistico perché nasconde il significato del reato e in questo modo rende la legge impotente a proteggere la vittima. Nei casi nei quali il reato è armato dal pregiudizio una legge che non vuole vedere la motivazione è una legge che non riesce a raggiungere il suo scopo. Che si malmeni o si ammazzi una persona per la sua preferenza sessuale non deve essere registrato dalla legge, per la quale ci sono solo crimini neutri commessi da individui neutri! Eppure… questa neutralità non sembra sufficiente garanzia se in questione c´è la religione, la razza, la nazionalità e l´etnia. Si può quindi obiettare che se davvero la maggioranza vuole essere coerente con la dottrina dell´eguaglianza neutra, dovrebbe cancellare dal codice penale tutti i motivi discriminanti. Questa sarebbe la risposta coerente di chi è contrario a “ogni trattamento giuridico specifico e differenziato”. Evidentemente, ci sono gruppi meglio allocati di altri, ovvero più capaci di far valere le loro ragioni di diritto e di rispetto.
Siccome la cultura etica della maggioranza è così selettiva nei confronti dei diritti e dell´eguaglianza c´è da giurare che la sola condizione grazie alla quale i cittadini che cercano riparo alla discriminazione potranno far valere le loro giuste ragioni solo se riusciranno ad avere una lobby potente in Parlamento. Insomma, se e quando il diritto sarà riconosciuto ai non eterosessuali sarà per una ragione di forza, non di diritto. Questa è la logica che ha animato questo governo dal primo giorno del suo insediamento: durezza coercitiva contro i diversi e arrendevolezza parziale contro gli uguali e i loro amici; a rimetterci è la nostra eguaglianza, usata come una “cosa” grazie alla quale la maggioranza si dà la licenza di usare parole offensive contro chi eguale a lei non è. Il leader della Lega chiama questo ragionare “giusto”. Chi conosce la natura e il linguaggio dei diritti civili può chiamare questa “giustizia” con il suo nome proprio: “bonaria” discriminazione, un ossimoro a tutti gli effetti perché tollerare l´offesa è il via libera che gli eguali si danno a calpestare la dignità di chi è non eguale in tutto a loro. L´eguaglianza degli eguali è il fondamento della discriminazione, la giustificazione del razzismo.

(“La Repubblica”, 4 agosto 2011)

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