20 gennaio 2012, Globalizzazione ed Europa - Politica e società

Haiti

zoriah_photojournalist_war_photographer_haiti_earthquake_port_au_prince_earth_quake_20100119_0144di Tonio Dell’Olio

Ricordare Haiti a due anni dal terremoto non può e non deve diventare un rituale mediatico. Ricordare è importante per rinnovare l’impegno. Ricordare è utile per dire una vicinanza. A una tragedia che non si è consumata con le scosse ma è proseguita con uno sciame umano terribile che si chiama colera, promesse internazionali non mantenute, sciacalaggi di ogni tipo, profughi che vagano per le regioni vicine, bambini vittime di turpi commerci… Perché il sisma trovò un Paese già in ginocchio. Tra i più poveri del pianeta. Una miseria non dettata dalla malasorte ma da politiche di corruzione e di rapina, da intrecci internazionali nefasti che, nel migliori dei casi, manifestava indifferenza e, nel peggiore, complicità e connivenze. Haiti è tutto questo e altro ancora. A due anni dal terremoto, Haiti continua ad essere la voce triste della coscienza del mondo. Per questo vale la pena ricordare. E darsi una mossa.

(www.mosaicodipace.it , rubrica “Mosaico dei giorni”, 12 gennaio 2012)

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