3 agosto 2011, Politica e società

Guerre dimenticate? Dimenticate la guerra

di Nandino Capovilla Pas de guerre, pas de terrorisme / No war, no terrorism

Si è fatto coraggio. Ha cambiato il tono della voce. E dopo una lunga pausa ha scandito forte al microfono: «Credo sia arrivato il momento. Forse la nostra presenza in Afghanistan va rivista. Certamente va rivista». E un boato di applausi ha riempito la grande chiesa di Ancona. Questo particolare lo ricordano perfettamente tutte le migliaia di persone con cui abbiamo camminato la sera del 31 dicembre scorso per ricordare al Paese e alla comunità ecclesiale che la pace esige di essere continuamente rimessa in “marcia”, per scuotere il nostro torpore di cittadini e di cristiani che dimenticano troppo facilmente tanto l’art.11 della Costituzione quanto il Vangelo della pace.

Ma la “colpa” di mons. Giancarlo Bregantini, criticato appena le agenzie hanno battuto la notizia, era evidente: si era dimenticato che certi discorsi è meglio non tirarli fuori, meglio non immischiarsi nella politica e nelle strategie della politica estera. Insomma, faccia il vescovo e lasci stare la guerra. Che si tratti di quella in Afghanistan o in Libia poco importa. È una triste necessità che non si deve discutere, sembrano suggerirci le inesistenti colonne degli editoriali dei nostri media, che per scelta precisa “dimenticano” i conflitti armati. Questo verbo dovreste ricordarvelo. Lo usavamo tutti per riferirci alle guerre africane, definite appunto «dimenticate», che è più facile cioè ridurre a «endemici scontri etnici» piuttosto che indagare per capire, col rischio di scoprirci anche noi corresponsabili.
Il disappunto insomma è per chi si ostina, come faceva imprudentemente Giovanni Paolo II, ad usare la parola guerra per condannarla «senza se e senza ma», invece di dilettarsi piacevolmente sul positivo «costruire la pace». Il rammarico di tanta parte del nostro ceto politico, di destra e purtroppo anche di sinistra, è proprio per questa insistenza di alcuni incalliti pacifisti – alcuni di essi addirittura vescovi e preti! – che colgono tutte le occasioni per denunciare i devastanti effetti della guerra. Càpita così di essere “costretti” a leggere ancora le denunce senza peli sulla lingua del solito mons. Bettazzi, oppure quelle del presidente di Pax Christi mons. Giovanni Giudici, o quelle del vescovo di Tripoli, mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, che ogni due giorni mette in crisi la Nato e l’Italia con la sua insopportabile conta dei civili uccisi dalle nostre bombe. Dobbiamo lasciarli liberi di smascherare la nostra diretta responsabilità nei massacri di donne e bambini che invece di proteggere facciamo a pezzi?
Ecco un repertorio delle loro ultime uscite. Mons. Luigi Bettazzi: «Ogni volta che un soldato italiano viene ucciso nelle cosiddette “missioni di pace” che nascondono vere e proprio guerre, c’è una scarsa reazione del mondo cattolico, così giustamente sensibile per la difesa della vita nascente. In passato proclamammo perfino “guerre sante” a difesa delle nostre vite (ovviamente più valide delle vite dei nemici) e “guerre giuste”, ma già papa Giovanni ci ricordò che ritenere che la guerra possa realizzare la giustizia e la pace è inammissibile. Mi chiedo se questa chiara condanna sia stata accolta nella Chiesa, se la si consideri come “principio non negoziabile”. E quand’è che le nostre Chiese saranno nei fatti profeti e pionieri del rifiuto della guerra, di ogni guerra?» (v. Adista n. 82/10).
Mons. Giudici: «Mentre parlano solo le armi, si resta senza parole. Ammutoliti, sconcertati. Le operazioni militari contro la Libia non ci avvicinano all’alba, come si dice, ma costituiscono un’uscita dalla razionalità. Constatiamo invece l’assenza della politica e la fretta della guerra. Lo affermiamo ancora una volta: non vogliamo arrenderci alla logica delle armi».
Allora, guerre dimenticate oppure… dimenticare la guerra? Piuttosto che esercitarci nella facile oratoria della pace, dovremmo ritrovare tutti la parresia del precedente Benedetto, il XV, che nel 1917 sentenziò: «Questa guerra, un’inutile strage!». E ogni mattina dovremmo fare come il presidente della Repubblica Napolitano che ha scritto una Lettera al direttore del Corriere della sera esprimendo tutta la sua inquietudine: «Se è miseria della condizione umana l’acconciarsi a convivere con quella che diviene orribile “cronaca consueta”, se in qualche modo è istintiva l’assuefazione, è forse fatale anche che essa induca all’indifferenza? A me pare sia questa la soglia che non può e non deve essere varcata!».

* Coordinatore nazionale di Pax Christi

(“Adista Segni Nuovi”, n.54 del 9 luglio 2011)

Lascia un commento

 

 

Visitatori

  • 799430 visite totali
  • 318 visite odierne
  • 9 attualmente connessi