27 gennaio 2017, Politica e società

Guccini racconta Auschwitz

di Marco Di Porto

“Avevo letto due libri, uno di Primo Levi, e Il flagello della svastica di Lord Russel. Il testo mi uscì di getto, lo scrissi su un quadernino. Allora non avevo ancora nessuna reale intenzione di fare il cantautore. Mio padre era stato in campo di concentramento, come internato militare, ma non mi aveva mai raccontato niente. Forse anche per questo scrissi quella canzone.”
La canzone è la famosa ‘Auschwitz’, anche conosciuta come ‘Canzone del bambino del vento’, e a parlarne è il cantautore Francesco Guccini, durante la presentazione del film documentario Son morto che ero bambino – Francesco Guccini va ad Auschwitz, avvenuta ieri in anteprima nazionale alla Camera.
Realizzato da Francesco Conversano e Nene Grignaffini, il documentario racconta il viaggio della Memoria di Guccini con la classe II B dell’Istituto Comprensivo Salvo D’Acquisto di Gaggio Montano, in provincia di Bologna. Insieme ai ragazzi, ad alcuni insegnanti e al vescovo di Bologna Monsignor Matteo Maria Zuppi, Guccini è andato per la prima volta nella sua vita in quel luogo di morte che aveva cantato cinquant’anni fa. Contribuendo, all’epoca, a diffondere una prima consapevolezza dell’orrore della Shoah.
“Abbiamo preso il treno, insieme ai ragazzi e ai professori, e siamo partiti per questo viaggio lunghissimo, faticoso. Abbiamo mangiato qualche panino. Io fumo e mi scocciava di non poter fumare, stavo scomodo, dovevo dormire su una brandina, ma poi mi dicevo: come ti permetti di pensare alla tua comodità, quando i deportati ci sono andati sui treni piombati?”, ha detto ancora Guccini, raccontando la sua esperienza a una platea popolata da tanti giovani.
L’appuntamento è stato organizzato dai deputati Sandra Zampa e Walter Verini, e precede di pochi giorni la messa in onda del documentario in prima visione, su Rai Storia, il 27 gennaio alle ore 21.00.
Era presente all’incontro la presidente della Camera Laura Boldrini, che ha ringraziato Francesco Guccini “per il dono, cinquant’anni fa, di una canzone che ha raccontato a più di una generazione il dramma rappresentato dalla Shoah. Lo scorso anno ho preso parte a un viaggio della Memoria. E penso che, se tutti lo facessimo, forse si potrebbe contrastare ancor di più e ancor meglio l’odio che circola nella nostra società e sul web.”
A intervenire anche Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, che ha ricordato come trasmettere il testimone della consapevolezza della Shoah sia un passaggio importante per la coscienza civile. “Ringraziamo i poeti e gli artisti come Francesco Guccini, che attraverso il loro contributo hanno saputo, già molti anni fa, lanciare un messaggio tanto forte e doloroso.”
Nel silenzio assoluto del pubblico, ha poi preso la parola Sami Modiano, testimone della Shoah, che ha raccontato cosa era Auschwitz-Birkenau. “I racconti della Shoah noi li abbiamo vissuti. Quella rampa noi l’abbiamo vista. Eravamo condannati a morte con un numero. Come io sia sopravvissuto è qualcosa che non so spiegare. Quando mi hanno salvato russi, non ci credevo. Succede che cominci a chiederti: perché? Ti senti troppo male. Inizi a dirti che hai lasciato tutti ‘dall’altra parte’, che sei un privilegiato. Io ho capito che il Padreterno mi ha scelto per fare sì che io possa portare la mia testimonianza, affinché i giovani non vedano quello che ho visto io.”
Nel corso della presentazione ha preso la parola anche Walter Veltroni, che fu uno dei primi promotori dei viaggi della Memoria.

(Attualità, 24 gennaio 2017)

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