24 novembre 2012, Politica e società

Gli studenti contestano i partigiani.Così si cancella la nostra memoria.

di Vincenzo Cerami

Due forme di follia si sono manifestate dentro la scuola Giulio Cesare di Roma. Una l’altro giorno, quando alcuni giovani neofascisti hanno compiuto il loro raid presentandosi con tutto l’armamentario iconografico mussoliniano, e l’altro ieri quando gli studenti in assemblea non hanno permesso agli anziani partigiani dell’Anpi di solidarizzare con loro in nome dell’antifascismo. L’impressione che se ne ricava è che tutti i ragazzi coinvolti hanno un senso distorto della storia. Nessuno capirà mai com’è possibile che nel 2012 possa ancora esserci qualcuno che, soprattutto tra i giovani, ha nostalgia di un’epoca così lontana, inattuale e oltretutto nefasta. Così com’è altrettanto assurda l’ignoranza di quegli studenti che nella Resistenza identificano una specifica fazione politica. Non sanno che i partigiani non hanno un colore e che la loro bandiera sventola sulle tombe di tanti eroi caduti per la libertà, cattolici, repubblicani, socialisti, comunisti e cittadini che non avevano mai avuto a che fare con la politica. La nostra Costituzione è nata proprio dal loro estremo sacrificio. E l’orizzonte della Resistenza è più vasto di quello delle ideologie e dei partiti.
È più che mai comprensibile che in questo momento in cui la politica è al centro dell’attuale degrado del Paese, gli studenti si dichiarino «senza nessun colore» (e per questo nei giorni passati hanno indossato una maglietta bianca), ma ieri hanno sbagliato a non accogliere dentro la scuola proprio coloro che hanno dato loro il diritto di riunirsi in assemblea liberamente, come non era possibile durante il fascismo. Devono a queste persone affetto e rispetto, oltre che gratitudine. I partigiani non possono non essere democratici, visto che a loro si deve la democrazia. Invece sono stati rifiutati.
Gli studenti hanno giustamente reagito alla violenza nazifascista dei giorni scorsi, ma è ingiusto non aver accettato la solidarietà e l’amicizia dei partigiani. C’è da chiedersi come mai questo è accaduto. Forse perché oggi in Italia la politica ha invaso tutto, sta facendo marcire i valori e ha inquinato gli sguardi. L’Associazione nazionale partigiani è vista con diffidenza dalle nuove generazioni, viene scambiata per un centro di potere, per un partito che cerca di farsi pubblicità allo scopo di raccogliere consensi elettorali. Invece è tutt’altro, vuole solo che il tempo non cancelli la memoria nei cittadini, per scongiurare il pericolo di ritrovarsi a convivere con i bravacci armati di catene, di gagliardetti con il teschio inciso, di sinistre e minacciose svastiche.

(La Stampa,27 settembre 2012)

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