12 novembre 2010, Politica e società

Futuro remoto

di José Ignacio González Faus

La storia è confusa perché prima di questa la terra era stata quasi distrutta, non si sa bene se per una guerra atomica o per un disastro ecologico senza precedenti, per cui si è persa moltissima documentazione. Ma il dato incontestabile è che, a metà del XXII secolo, la Chiesa cattolica accettò di ordinare donne al ministero sacerdotale. E il primo che le ordinò fu un papa che, secondo alcuni, si chiamava Paolo e secondo altri Pietro. Su questo manca la documentazione.

Quello che si sa è che, in quei tempi, una donna sirofenicia si avvicinò al papa durante un suo viaggio in Palestina. Le fu facile perché, dopo il disastro di cui sopra, i papi non viaggiavano come capi di stato né protetti da una legione di guardie del corpo. Era un rischio serio, ma i papi dell’epoca lo avevano accettato per assomigliare di più a Gesù. E viaggiavano quasi in incognito, preoccupandosi soprattutto di ascoltare e vedere i fedeli piuttosto che di essere ascoltati e visti: poiché questo era già molto facile grazie all’incredibile progresso dei mezzi di comunicazione dell’epoca.

Il papa sapeva di viaggiare in una regione difficile in cui il cristianesimo era minoritario, messo spalle al muro da un conflitto israelo-palestinese che proseguiva da secoli. Però voleva conoscere da vicino i problemi di quei cristiani e sostenerli nella loro fede tanto difficile.

La donna sirofenicia (che altri chiamano cananea per analogia con quella del Vangelo di Matteo 15,21 ss) era una credente dalla testa ai piedi, che aveva lottato per mantenere viva la sua fede e alimentarla pur nelle difficoltà. Aveva studiato teologia nonostante l’opposizione del suo vescovo. Però era timida e dovette pregare e armarsi di coraggio per avvicinarsi al papa e dirgli che avrebbe voluto chiedergli un favore, a suo avviso molto evangelico.

Il papa sorrise e, con tutta la sua capacità di accoglienza, le chiese:

- Cos’è che desideri, donna?

- Santità, credo che per il bene del Vangelo e della Chiesa, dovrebbe proclamare quanto prima che si può concedere il ministero ecclesiale alle donne.

Il volto del papa si turbò un momento. Cercando di mantenere il sorriso sulle sue labbra ma con una pennellata di severità negli occhi, le rispose:

- Gesù chiamò solo uomini al ministero. Così ciò che Cristo diede agli uomini non lo diamo alle donne.

- Sì, fratello Pietro. Però Gesù disse anche che Maria aveva scelto la parte migliore e che non le sarebbe stata tolta. Senza questa parte migliore, il servizio di Marta genera solo risentimento e lamentele. Mentre se si è passati per Maria, allora uno non si ferma lì ma torna felice alle faccende di Marta, come fece il Signore lavando i piedi ai suoi. Io penso che non c’è buona Marta se non è nata da Maria; né c’è autentica Maria che non diventi Marta. Non c’è buon servizio che non sia nato dalla contemplazione, né autentica contemplazione che non si converta in servizio. Il ministero ecclesiale è servizio più che dignità; per questo sarebbe buono che vi partecipino le donne: per far sì che i ministri della Chiesa non si fermino solo alle Marte, scontrose e lamentose…

- Vedo che hai fede, donna, rispose il papa. Però io non posso disporre a mio piacimento del potere che Cristo mi ha dato. Non ho più potere di quello che mi ha concesso il Signore.

- Sì, Santità: non avrà più potere di quello che ebbe Pietro. Però Pietro non credette di disobbedire al Signore andando a predicare ai pagani, nonostante la frase tanto chiara del Maestro (“sono stato mandato solo per le pecore smarrite del popolo di Israele”). E Pietro non scomunicò Paolo, il parvenu rivoluzionario e molesto, ma lo ascoltò: perché capiva che il servizio che gli era stato affidato non era per fare le stesse cose che aveva fatto Gesù nel passato, ma per fare quello che Gesù avrebbe fatto in ogni nuovo presente. Per questo il Signore gli promise il suo Spirito, promessa che vale anche per te.

All’udirla il papa si commosse profondamente, socchiuse gli occhi e, dopo un momento di silenzio, rispose: Donna! Com’è grande la tua fede! Sia come vuoi tu: perché se il Signore si lasciò correggere dalla fede di una donna, non ambisco a pensare di essere incorreggibile.

E seduta stante le impose le mani e le disse: “Ricevi lo Spirito Santo”.

La donna se ne andò, ancora più commossa del papa. In realtà non voleva il sacerdozio per se stessa. Aveva letto che, nel secolo XX (verso il 1965), in una riunione della rivista Concilium, durante la quale era emerso il tema quasi per la prima volta e con qualche momento di tensione, una giovane teologa canadese si era avvicinata al microfono per dire: “Non credo che libereremo le donne imponendo loro le alienazioni degli uomini”. Ma ella pensava che l’entrata delle donne nel ministero ecclesiale avrebbe permesso a molti sacerdoti di modificare la loro vocazione alla carriera, per convertirla in vero servizio.

Per lo meno all’inizio. La pasta dell’essere umano è sempre la stessa, e ricominceranno a nascere tentazioni di protagonismo negli uni e nelle altre. Però intanto si potrebbe incaricare lo Spirito di cercare soluzioni tramite una profonda riforma del ministero ecclesiale.

(articolo tratto da “Adista Contesti”, n.83 del 30 ottobre 2010 e pubblicato pure sul sito “Religion Digital” il 13 ottobre 2010 con il titolo “La primiera mujer presbitero”)

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