3 giugno 2014, Politica e società

Expo: male “sistemico” con molti responsabili

di Franco Monaco

Non riesco a trattenere l’indignazione per il malaffare disvelato dagli arresti relativi all’Expo: nelle opere pubbliche e, di nuovo, nella sanità lombarda. Ma alla sacrosanta indignazione si deve accompagnare la lucida analisi del carattere sistemico della patologia, che investe, in alto, l’intero establishment e, in basso, settori dell’economia e della società, complice il rassegnato disincanto di una parte cospicua di opinione pubblica.

Pur con grado diverso, un po’ tutti dobbiamo interrogarci sulla nostra parte di responsabilità, non fosse altro per un deficit di vigilanza e di contrasto. Ciascuno deve fare il proprio esame di coscienza. Non indugio perciò sul grumo di inaudito malaffare raccoltosi intorno a Forza Italia (conclamato dopo la condanna di Berlusconi e l’arresto di Dell’Utri e Scaiola) che pure, nel mio piccolo, da vecchio prodiano, ho sempre contrastato, sfidando lo stupido mantra di chi minimizzava, all’insegna dell’appello, che non ho mai compreso né tantomeno condiviso, a non indulgere all’antiberlusconismo ideologico (?).

Parlo per me, cioè delle responsabilità di istituzioni e mondi a me più vicini.

Tre in ispecie.

In primo luogo, il Parlamento e i suoi ritardi nel porre rimedio a sbreghi quali le leggi ad personam, le prescrizioni, il falso in bilancio, il conflitto di interessi. Che stanno tutte ancora lì, nel nostro ordinamento. Ce lo ha rammentato Gherardo Colombo.

Poi, la Chiesa italiana (la mia Chiesa) e il suo lungo, malcelato sostegno a chi ha incarnato e favorito un processo di corruzione senza precedenti della vita pubblica e privata, un sostegno tanto più incredibile nel mentre si invocavano principi etici non negoziabili. Per tacere degli uomini di Chiesa che hanno girato e tuttora girano la testa dall’altra parte a fronte delle degenerazioni affaristiche di un numero impressionante di aderenti al movimento di Comunione e Liberazione. Infine, il Partito Democratico. Anche io pretendo di sapere chi, nel mio partito, avrebbe fatto da referente politico di Greganti. Reiterando un collateralismo malato tra politica e affari, che ci priva di credibilità all’atto in cui denunciamo gli altrui conflitti di interesse. Non sono un fan di Renzi, ma non posso non sperare che la sua estraneità, anagrafica e politica, a quel vecchio gruppo dirigente che partecipava consociativamente a un radicato sistema politico-affaristico possa segnare finalmente una reale bonifica e discontinuità. Anche nelle persone.

Ha ragione Gad Lerner quando, riflettendo su Milano ed Expo, fa nomi e cognomi di coloro che, nella politica (di destra e di sinistra) e persino nella Chiesa, devono rispondere delle degenerazioni del passato recente e dunque non ci rassicurano circa la loro attitudine a pilotare la rigenerazione. Se prima costoro non fanno pubblica ammenda di errori, omissioni e vere e proprie colpe individuali e collettive. Non è fuori tema Gad quando fa cenno alla sconcertante, recente nomina di Gianni Letta ai vertici dell’Istituto Toniolo che, per statuto, sarebbe, nientemeno, ente garante dell’ortodossia dell’Università cattolica. La mia università. Trovo letteralmente incredibile che l’ateneo dei cattolici italiani – di Gemelli, Franceschini e Lazzati – possa essere affidato alle cure del braccio destro di Berlusconi.

(“Adista”, n.19/2014)

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