9 giugno 2011, Politica e società

Elezioni:è la svolta?

E poi, basta.di Rocco D’Ambrosio

Scrivo queste note mentre ci si prepara al secondo turno delle amministrative. Aria malsana, segnale di una democrazia seriamente in crisi: non in termini passeggeri, congiunturali direbbero gli economisti, ma seri e duraturi, strutturali direbbero loro.
Inizio da un fatto simbolico, ma emblematico. «La signora Rizzi [visitata dal Premier in ospedale] non è stata spinta, né colpita»: Shirin Kieayed ha raccontato a Radio Popolare la presunta aggressione a Franca Rizzi, che aveva denunciato di essere stata attaccata da due giovani sostenitori di Pisapia. «Ho deciso di espormi con nome e cognome – ha spiegato – perché ho assistito direttamente a quanto avvenuto al mercato di via Osoppo. Una signora, che poi è la donna che ha denunciato l’aggressione, si è avvicinata a uno dei sostenitori di Pisapia cercando di farlo tacere, strattonandolo e tirandolo per un braccio. Lui si è girato e le ha risposto ma non l’ha spinta, né colpita. Lei si è seduta a terra di propria volontà. Una volta seduta ha cominciato gridare di essere stata aggredita» (Repubblica.it, 24/5/11).
La signora è un piccolo segno, forse per questo può assurgere a simbolo: qualcosa si sta muovendo. La campagna elettorale è stata il solito mix di temi scialbi ed ennesimo referendum sul signor B. Tuttavia il Pdl inizia a manifestare segni di crisi. È vicina la svolta definitiva? Non penso. Il tutto sembra essere più il frutto di una stanchezza verso il berlusconismo rampante e arrogante. Forse la destra sta perdendo i voti di coloro che la votavano non molto convinti, ma non si tratta ancora, secondo me, di una svolta vera e propria. Un sistema politico del genere può cadere per due motivi: o implode o salta in aria per una carica esplosiva, in questo caso, ovviamente pacifica.
La prima, l’implosione, stenta a consolidarsi. Gli interessi e le alleanze di potere, create dalla compagine berlusconiana, per alcuni aspetti, sono solide; mentre, per altri aspetti, ritrovano la forza di rinascere (vedi caso Lega), pur di restare in sella. La seconda, l’esplosione pacifica, dovrebbe essere realizzata dalla sinistra, ma questa non sembra essere sempre all’altezza. Per esempio stenta a convincersi che il presentare candidati di qualità (vedi Pisapia e Fassino) sia l’arma vincente, che l’unità della sinistra sia indispensabile (la si chiami come si crede, ma va fatta), che gli elettori di sinistra scelgano in maniera intelligente e non sono così stupidi da sorbirsi la grande quantità di chiacchiere inutili che i leader nazionali profondono.
In altri termini: buoni candidati, unità della sinistra e programma serio sono vincenti. Lo credo perché sono questi alcuni strumenti per colmare il vuoto educativo e culturale creato e sostenuto dall’attuale destra. Tutto il resto aiuta solo a perdere e incrementare il berlusconismo. Per il resto intendo: alcuni candidati Pd, Idv e Sel che sono lupi berlusconiani travestiti da pecore progressiste; le loro classi dirigenti vecchie (che altrove starebbero a casa da tempo); programmi e contenuti fatti di sterili polemiche antiberlusconiane; tentazioni populiste (caso Grillo, campione di un populismo che alla fine favorisce B.). La signora Shirin Kieayed, invece, “vince” le elezioni perché è una cittadina onesta, cioè racconta la verità sempre e comunque; coraggiosa, cioè non ha paura dei potenti di turno e democratica, cioè crede che il sasso di Davide ha la forza pacifica di distruggere l’arroganza dittatoriale di Golia.

* Docente di Filosofia politica alla Pontificia Università Gregoriana di Roma

(“Adista Segni Nuovi”, n.45 del 4 giugno 2011)

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