24 aprile 2012, Politica e società

Ecco la trasparenza: un euro a voto e cinque per mille

di Piero Fassino

La politica richiede costi ma è sbagliato arroccarsi nella difesa dell’esistente. È necessario darsi regole e modalità di sostentamento anche scontando una riduzione dei rimborsi

Il finanziamento della politica è uno di quei temi “sensibili” che segna il rapporto tra cittadini, partiti e istituzioni. E in tempi in cui quel rapporto è fragile e critico, le modalità con cui la politica è finanziata diventa un sensore particolarmente significativo.
Per questo credo che i partiti debbano avere la lucidità di sottrarsi alla tentazione di chiudersi a riccio, di arroccarsi in una difesa di sé che avrebbe come unica conseguenza di dare ulteriore fiato all’antipolitica, accrescendo ancora di più la distanza tra partiti e società.
Non è in discussione – almeno per me – la assoluta necessità di garantire alla attività politica risorse pulite e trasparenti per il suo esercizio. Al pari di qualsiasi attività umana anche la politica comporta costi e richiede risorse per pagarli. Ma tanto più in tempi in cui a ogni persona e ad ogni famiglia si chiedono sacrifici non irrilevanti (dall’allungamento dell’età pensionabile alla tassazione sulla casa), i partiti hanno il dovere di darsi regole e modalità di finanziamento sostenibili e compatibili, anche scontando una inevitabile riduzione delle risorse fin qui ottenute.
Per questo mi permetto di avanzare due proposte:
1. Si adotti un sistema di rimborsi elettorali che corrisponda ai partiti una somma pari ad un euro per ogni voto ottenuto.
Una dimensione sobria perché è ragionevole stimare che in una campagna elettorale un partito, o i suoi candidati, spendano almeno un euro per ogni elettore.
I rimborsi, in ogni caso, siano corrisposti solo a fronte di documentazione legale di ogni spesa, sottoposta a verifica da un organo di controllo, evitando così abusi o usi impropri di quel denaro. E il rimborso avvenga in un’unica soluzione entro tre mesi dallo svolgimento delle elezioni, superando l’attuale rateizzazione annuale dei rimborsi che fa perdere obiettivamente alla erogazione la finalità di “rimborso elettorale”.
2. Si introduca, inoltre, la possibilità per ogni cittadino di sottoscrivere volontariamente una quota millesimale – il 5 o 4 per mille – sulla propria denuncia dei redditi o, per chi non è soggetto a denuncia dei redditi, sugli oneri fiscali sulla busta paga.
Ciò permetterebbe ai partiti di disporre di risorse pulite, trasparenti e soprattutto espressione di una libera e volontaria scelta di contribuzione.
Sono proposte semplici che garantirebbero due obiettivi: i partiti disporrebbero di risorse per la propria attività; al tempo stesso l’onere a carico della collettività sarebbe sostenibile, sia perché i rimborsi elettorali avrebbero dimensione accettabile e sia perché la contribuzione volontaria sarebbe una libera scelta di ciascuno.

(“L’Unità”, 14 aprile 2012)

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