6 ottobre 2010, Politica e società

E ora lo sdoganamento della destra estrema

di Mario Pirani

L’ UNIFICAZIONE nell’ ambito della Destra di Storace degli sparsi gruppi nazi-fascistoidi, ha cominciato a compiere i suoi primi passi. L’ annuncio di Berlusconi di volerli accogliere con entusiasmo tra gli adepti della sua maggioranza e la promessa di riservare loro qualche sgabello di governo e sottogoverno ha galvanizzato le varie accozzaglie da curva Sud, che dovrebbero, secondo i sondaggi del premier, tutte assieme portargli un 3% di voti. Con questa prospettiva il 28 scorso nella Sala dei Chiostri di Santa Corona di Vicenza, affollata di militanti entusiasti, si è svolta una specie di cerimonia di fidanzamento tra Storace e gli skinhead di Fiamma Futura guidati da Piero Puschiavo, nome finora noto soprattutto alla Digos per le varie denunce ed inchieste subite ma destinato, se la deriva assunta dai nuovi alleati del Cavaliere riceverà altri avalli, a farsi notare. A Vicenza ha dato la linea: «Le idee vanno sospinte dai numeri e io voglio portare consenso alla Destra in nome dell’ unità di quella frammentata destra sociale e nazionalista finora mai raggiunta». E Storace ha spiegato: «Vogliamo un governo di destra anziché di centro». Un obbiettivo in effetti non troppo lontano, dopo l’ uscita della Udc e dei finiani dalla Cdl. Sbaglierebbe chi prendesse questi segni per un fenomeno marginale. Lo sdoganamento intrapreso da Berlusconi nei loro confronti si collega direttamente con l’ ondata razzista che sta inondando la mappa politica dell’ Europa, dalla Svezia, dove entra per la prima volta in Parlamento col 5,7% dei voti, all’ Olanda, la Danimarca, il Belgio, la Norvegia e l’ Ungheria. Se in Belgio i conservatori di stampo democratico hanno seguito la linea dei partiti tedeschi che hanno eretto un cordone sanitario nei confronti dei movimenti paranazisti, e così assicurano di voler fare gli svedesi, per contro in Danimarca e si teme in Olanda i governi conservatori minoritari sembrano disposti ad accettare l’ appoggio esterno della destra estrema. Per capire l’ involuzione avvenuta basta ricordare che solo nel 2000 l’ Unione Europea sancì misure di boicottaggio politico contro il governo cristiano democratico austriaco perché aveva accettato il sostegno del partito estremista di Jorg Heider.
Se il terreno di coltura di questo ritorno nazifascista in Europa è la crisi economica che secerne gli antichi veleni dell’ xenofobia e del razzismo e se questi di fronte alla pressione migratoria si coagulano soprattutto nell’ anti islamismo, ciò non li rende più accettabili né meno pericolosi. Quanto al coefficiente antisemita esso, soprattutto in Italia,è ben presente, quanto diffuso. L’ ultima conferma ce la fornisce la sconcia barzelletta antiebraica sciorinata dal Cavaliere sul marciapiede di palazzo Grazioli, la cui gravità risiede non solo nella confessa volgarità dell’ inesausto narratore, ma nel fatto che le sue frasi contribuiscono autorevolmente a liberare da ogni freno l’antisemitismo tenuto sottotraccia da tanti suoi supporter.
Basta, del resto, percorrere i siti di Storace e dei suoi nuovi sodali di cui abbiamo una antologia ricca quanto repellente la settimana scorsa. Oggi ci è stato segnalato un ultimo reperto, il sito «Destra per Milano», diretto da tal Roberto Longhi Lavarini, tra i fondatori di «Cuore nero» che si vanta di aver fatto confluire, tramite Romano La Russa, fratello del ministro, le varie sigle dei suoi sodali nel Pdl ambrosiano. In questi giorni ha prodotto un video in onore del «grande camerata Ciarrapico», irrigidito nel saluto romano cui, dopo l’ incidente della kippà «va la solidarietà della Destra per Milano verso una persona coerente e coraggiosa che se ne frega di tutto e di tutti e che ha espresso chiaramente quello che pensano centinaia di migliaia di militanti: Fini è un rinnegato!». Sempre sul sito si trova documentazione della festa per la consegna dell’ Ambrogino d’oro in onore di una vecchia militante della Repubblica sociale. Anche qui grande sfoggio di saluti romani. Domani sarà peggio senza una pronta reazione.

(articolo tratto da “La Repubblica” del 4 ottobre 2010, pag.28)

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