16 settembre 2010, Politica e società

Dietro lo scontro Berlusconi-Fini l’ennesima puntata del conflitto Cei-Vaticano

di Valerio Gigante

Le fibrillazioni in seno al governo scoppiate durante l’estate, con la cacciata, de facto, del presidente della Camera Gianfranco Fini dal Popolo della Libertà e la gestazione della sua nuova creatura politica, “Futuro e Libertà” (in sicura uscita – anche se non si sa con quali tempi – dalla maggioranza di governo), non ha lasciato indifferente né spettatrice la gerarchia cattolica. Con l’approssimarsi delle elezioni anticipate, infatti, il tema del voto dei cattolici, e della conseguente capacità dei vertici della Chiesa di indirizzarlo, torna alla ribalta. Vale quindi la pena ricostruire le fasi recenti dello scontro che, all’ombra della frattura avvenuta nel Pdl, si continua a consumare tra Segreteria di Stato e Cei per contendersi l’egemonia dei rapporti con la politica. Se infatti il segretario di Stato vaticano, il card. Tarcisio Bertone, è rimasto piuttosto appartato durante le ultime fasi della crisi estiva, evitando qualsiasi commento o presa di posizione rispetto alla conclusione dello scontro Berlusconi-Fini ed alle polemiche seguite ai duri interventi di Famiglia Cristiana nei confronti dell’esecutivo (lo stesso ha fatto l’Osservatore Romano, diretto dal fedelissimo Gian Maria Vian, che si è direttamente occupato delle recenti vicende politiche solo in un articolo dello scorso 31 luglio, che titolava, con una citazione che sposava con chiarezza l’ottica berlusconiana: “Fini incompatibile con il Popolo delle libertà”), non altrettanto si può dire per altri settori della Chiesa istituzionale.

“Famiglia Cristiana”, ad esempio, da tempo in rotta di collisione con l’esecutivo: “Il Paese che si avvia a celebrare l’unità d’Italia è stufo di duelli, insulti e regolamenti di conti”, ha scritto il settimanale sul numero 34, all’interno della rubrica “Primo Piano”. “Una politica responsabile, che miri al bene comune, richiederebbe oggi, da tutti, un passo indietro, prima che il Paese vada a pezzi, e un’intesa di unità nazionale (e solidale) che restituisca ai cittadini il diritto di eleggersi i propri rappresentanti. Anche la questione morale è ormai arma di contesa. Dalla politica ‘ad personam’ siamo al ‘contra personam’. Ma la giusta esigenza di chiarezza vale per tutti”. E ancora, a rimarcare ancora di più l’evidente riferimento al presidente della Camera: “Disfattista non è chi avverte il pericolo e fa appello al senso etico, ma chi è allergico al rispetto di regole e istituzioni”.

Una settimana dopo, sul numero 35, il settimanale paolino rincarava, e di molto, la dose, attraverso un editoriale di Beppe Dal Colle: “La Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Berlusconi, però, si ferma a metà della frase, il resto non gli interessa, è puro formalismo”. “Il berlusconismo sembra avere fatto una regola: se da un lato promette alla Chiesa di appassionarsi, soprattutto coi suoi atei devoti, all’embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni. Il metodo Boffo, chi dissente va distrutto, è fatto apposta”. E nonostante la nostra architettura istituzionale sia stata pensata “per garantire sistemi bilanciati, in cui nessun potere può arrogarsi il diritto di fare quello che vuole”, il premier riesce ad aggirare l’ostacolo, “avendo per di più in mano la grande maggioranza dei mezzi di comunicazione”.

 Anche l’”Avvenire” non ha risparmiato interventi polemici nei confronti del governo. L’ultimo, in occasione della visita di Gheddafi a Roma. In un editoriale firmato dal direttore Marco Tarquinio (1/9), il quotidiano dei vescovi ha definito l’invito al leader libico un boomerang, un “avvenimento con aspetti sostanziali e circostanze, per così dire, volutamente folkloristiche. Ma anche con momenti incresciosi e urtanti”.

Parallelamente, con toni diversi, ma con eguale spirito critico, si sta muovendo il presidente della Cei, il card. Angelo Bagnasco. Il 20 agosto scorso, rispondendo ad una intervista sull’Osservatore Romano, Bagnasco ha raffreddato l’idillio che alcuni settori del mondo cattolico (specie quelli vicini a Cl) coltivano ormai da tempo con la Lega. Il federalismo, ha detto il presidente dei vescovi, può essere “una ricchezza” solo se “costruisce l’unità”; se invece “disgrega” o “allontana” allora è sicuramente “un disvalore”, ha detto. Poi, il 29 agosto, a margine del 520.mo anniversario dell’apparizione della Madonna della Guardia (sul monte Figogna, nell’entroterra di Genova), Bagnasco è stato ancora più esplicito nel prendere le distanze dall’attuale maggioranza: serve, ha detto, “una nuova politica, cristiana nei fatti, non nelle parole”. A queste parole si aggiungono le parole scritte da mons. Mariano Crociata sul consueto editoriale che il segretario della Cei firma su Avvenire il 15 agosto, in occasione della festa dell’Assunta. Parlando di “gestione della cosa pubblica”, Crociata ha puntato il dito contro “la lotta a difesa di interessi personali o di gruppo”, in particolare quando essa “si trasforma in uno scontro di veti incrociati che paralizzano la ricerca del bene comune”. Ci sono poi le dichiarazioni di mons. Domenico Mogavero (Repubblica, 1/9) sulle politiche migratorie, i diritti umani e gli accordi con la Libia, il malumore espresso negli ultimi da diversi vescovi. Insomma, appare evidente che presso alcuni settori ecclesiastici, specie di area Cei, l’astro berlusconiano sia ormai al tramonto. 

(articolo tratto da “Adista notizie”, n.66 dell’11 settembre 2010)

1 commento per : Dietro lo scontro Berlusconi-Fini l’ennesima puntata del conflitto Cei-Vaticano

  • Sara Chiappetti

    C’è qualcosa che non va.
    Le frasi pronunciate dal clero sono assennate; ma è necessario tirare in ballo il cristianesimo per riconoscere che c’è qualcosa che non va nel modus governandi attuale?
    La stessa questione, per il poco che so, si potrebbe porre per il Trattato di Lisbona. E’ veramente necessario introdurre come una delle basi per l’unione il cristianesimo? Non dimentichiamo che si sono svolte e si svolgono ancora guerre in nome della religione. Anzi, di credo religiosi. La vera religione non dovrebbe aver bisogno di credo. Non c’è bisogno di professare il cristianesimo per avere un’etica.
    Quella proposta in questo articolo è una presa di posizione cristiana, quindi di parte, ma quello che sta accadendo non è condannabile soltanto in nome dei dettami posti in un testo sacro. L’attuale situazione politica non fa star bene nessuno.
    Vanno bene i discorsi proposti; ma, per favore, i chierici tolgano dalle loro argomentazioni il cristianesimo e parlino semplicemente come cittadini delusi.
    La nostra società è laica; ognuno può essere della religione che più ritiene opportuno, senza che ci vada di mezzo l’etica.

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