15 giugno 2013, Politica e società

Congresso di Pax Christi: una donna e un vescovo alla guida del movimento?

di Luca Kocci

Un vescovo e una donna laica potrebbero essere, fra due anni, i nuovi presidenti di Pax Christi Italia. La proposta “rivoluzionaria” – fin dalla sua fondazione, nel 1954, il presidente di Pax Christi è un vescovo nominato dalla Conferenza episcopale italiana sulla base di una terna di nomi proposta dal movimento – è contenuta in una mozione avanzata dalla stesso presidente in carica, mons.Giovanni Giudici, approvata a grandissima maggioranza dai 209 partecipanti al Congresso, riunito a Roma dal 26 al 28 aprile (v. Adista Notizie n. 14/13). «Data la composizione della presidenza di Pax Christi Internazionale – si legge nella mozione –, si chiede al consiglio eletto di valutare la possibilità di un cambiamento di statuto di Pax Christi Italia, così da realizzare una duplice presidenza, composta da un vescovo e da una cristiana laica. Con questa nuova struttura associativa si intende richiamare l’importanza di porre una donna in posizione decisionale nel Movimento» (e una mozione simile, che ha però raccolto un minor numero di consensi, chiede che siano due i coordinatori nazionali, «una donna e un uomo, di età molto differente»).

 

Dalla memoria alla testimonianza
Si vedrà cosa farà il nuovo Consiglio nazionale, appena eletto dal Congresso (15 componenti, fra cui dodici laici e tre preti: Nandino Capovilla, coordinatore nazionale uscente, Renato Sacco e Salvatore Leopizzi) che, fra l’altro, ha ribadito il no ai cappellani militari e alla parata del 2 giugno e ha delineato il cammino del movimento per i prossimi 4 anni. Un Congresso che, a differenza di quello più tormentato di quattro anni fa (v. Adista nn. 7, 43 e 55/09), si è svolto all’insegna di una sostanziale unità fra tutti i delegati. Solo con qualche piccola diversità di opinione e di prospettiva – peraltro emersa in maniera soft e decisamente costruttiva – fra chi vorrebbe valorizzare maggiormente gli aspetti “politici” del movimento, potenziandone anche le strutture centrali (Consiglio nazionale, Segreteria, Centro studi, macroaree tematiche) e chi invece, la grande maggioranza, punta di più sui Punti pace locali (46 in tutta Italia, per un totale di 471 iscritti, in risalita rispetto al calo del triennio 2009-2011, quando si era passati da 550 a 423) e sulle responsabilità dei singoli aderenti. Altra novità, nemmeno questa di poco conto, è stata l’apertura del Congresso affidata a mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che ha indicato a Pax Christi tre parole chiave: «Memoria» – della Pacem in Terris e di don Tonino Bello, di cui ricorreva il ventesimo anniversario dalla morte (v. Adista Segni nuovi n. 15/13), «testimonianza» – della legalità, della sobrietà, della giustizia e della pace – e «profezia», perché «Gesù non ha solo soccorso i deboli ma è stato un profeta». Un tema, quello della memoria della Pacem in Terris e dell’eredità di Tonino Bello («amore per la città a partire dall’attenzione ai più poveri, impegno pastorale che si confronta con una realtà sempre più pluralistica, capacità di stringere alleanze anche con chi sembra trovarsi “al di là del muro”, denuncia delle situazioni di ingiustizia a partire dalla fede in Gesù»), ribadito anche da mons. Giudici, che vede Pax Christi come una «cerniera fra la società civile e la Chiesa», a partire dalla questioni della giustizia e della pace. E rispetto al suo rapporto con la Chiesa italiana, per Giudici l’impegno di Pax Christi deve essere quello di «tenere viva fra i cattolici l’attenzione
per la pace e per la comune responsabilità verso di essa» e di «dare una casa a quanti sentono l’impulso a scegliere l’impegno per la pace e che altrimenti potrebbero anche avere l’impressione di sentirsi dispersi».

 

Potenziare la rete internazionale
José Henriquez, salvadoregno, segretario generale di Pax Christi International, ha allargato lo sguardo al mondo: «Pax Christi International è un movimento di portata mondiale», conta oltre 100 organizzazioni in 50 Paesi del mondo, «una famiglia che parla un bel po’ di lingue ed include più culture di quelle che siamo abituati a guardare nei nostri dintorni quotidiani». Si tratta allora di costruire effettivamente una rete in grado di dialogare al suo interno e, soprattutto, di essere più efficace nelle relazioni con gli Stati e gli organismi internazionali, come per esempio è accaduto poche settimane fa in occasione dell’approvazione, da parte dell’Onu, del primo trattato internazionale sul commercio delle armi convenzionali, dopo dieci anni di discussioni, anche grazie ad un forte pressing di Pax Christi International sui principali governi. «Il trattato è ancora insufficiente – ha spiegato Henriquez – ma si tratta comunque di un passo di grande importanza, anche perché continuano ad esserci più regole per il commercio delle banane che per quello delle armi! Questo è il primo passo, bisogna continuare a lavorare, innanzitutto per farlo ratificare da almeno 50 Paesi, e poi per avviare nuove campagne internazionali».

 

Tra autoreferenzialità e apertura alla società
Dibattito ampio, sia su temi “interni” al movimento: qualcuno evoca il rischio autoreferenzialità e la poca attenzione dedicata allo studio di alcune temi caldi come per esempio la questione Siria, altri sottolineano il ruolo accessorio dei Punti pace che invece dovrebbero costituire la spina dorsale di Pax Christi e chiedono di migliorare ancora la democrazia interna e la partecipazione, in tutti risulta chiara la necessità dell’assunzione di responsabilità personale dei singoli aderenti perché il movimento non cammina da solo ma sulle gambe dei militanti; sia su nuovi ambiti di impegno e di riflessione: la desacralizzazione della guerra, la partecipazione alle lotte dei movimenti (dagli indignados ai precari ai lavoratori) per la giustizia, l’equità sociale e l’ambiente, le questioni di genere e il ruolo del maschio nella società (dalla guerra al femminicidio, colpe essenzialmente maschili) e nella Chiesa. Questioni che poi trovano spazio anche nelle numerose mozioni (è possibile leggerle integralmente sul sito internet del movimento: www.paxchristi.it), tutte approvate a larghissima maggioranza: rafforzare la partecipazione alle campagne già in atto (banche armate, F35, spese militari) e lanciarne di nuove, come per esempio le “scuole smilitarizzate” (v. notizia seguente), la ripubblicizzazione della Cassa depositi e prestiti (è stato preparato uno schema di Delibera da far discutere e approvare dai Consigli comunali), oppure una legge di iniziativa popolare per l’obiezione fiscale, dando ai contribuenti la possibilità di finanziare con le proprie tasse non la Difesa armata, ma la Difesa popolare nonviolenta.

 

Cappellani militari e parata del 2 giugno
«Il movimento esprime forte preoccupazione per il clima di chiusura nei propri interessi personali o di gruppo che oggi sia la politica che la società esprimono, eludendo cosi al compito autentico di rispondere ai bisogni essenziali della gente e alla salvaguardia dei diritti costituzionali», si legge nel comunicato a conclusione del Congresso. «Auspichiamo un ritorno alla politica “arte nobile e difficile” (Gaudium et Spes), come cura del bene comune, che favorisca ogni forma di partecipazione, di costruzione di possibilità di convivenza civile e democratica». «Rilanciamo la nostra decisa contrarietà all’inquadramento dei cappellani militari come ufficiali all’interno delle Forze armate italiane. E anche quest’anno chiediamo la cancellazione dell’inutile parata militare che fa sfilare armi e soldati per festeggiare la nostra Repubblica, soprattutto in questo momento di crisi economica».

(“Adista notizie”, n.18 del 2013)

 

 

 

 

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