4 gennaio 2012, Politica e società

Comunità cristiane di Scampia: la Chiesa parli chiaro su ingiustizia sociale e privilegi

The Blessing of the Sea (c.1915)di Valerio Gigante

È ormai da diversi anni che nelle comunità ecclesiali, dopo un lungo periodo contrassegnato da torpore, rassegnazione, silenzio, si assiste ad una nuova “primavera” di impegno che negli ultimi mesi, specie quando si faceva più acuta la crisi morale, oltre che politica, del governo Berlusconi, ha prodotto interventi, appelli, documenti di riflessione che hanno visto protagonisti singoli credenti, gruppi, a volte intere parrocchie.

Anche nel crepuscolo berlusconiano l’onda lunga prosegue: cambiano i governi, ma i temi ed i problemi restano in gran parte sul tappeto. Sul tappeto resta soprattutto, come mostra la manovra appena varata dal governo presieduto da Mario Monti, la questione della giustizia sociale e della possibilità di realizzare il “regno di Dio” in questo difficile contesto economico.

Su questi argomenti si è cimentato un gruppo di credenti laici di Scampia che, dopo aver meditato a lungo sul versetto evangelico “Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neanche con un dito” (Mt 23,4), ha redatto una lettera aperta ai credenti, consultabile (e sottoscrivibile) all’indirizzo internet http://www.firmiamo.it/da-scampia-una-lettera-aperta-alle-comunita-cristiane.

«Di fronte allo sfascio di una politica – esordisce la lettera, che si pone l’obiettivo delle 5mila adesioni – che intende risolvere la crisi imponendo fardelli pesanti sulle categorie più deboli (giovani, precari, pensionati, emarginati) e salvaguarda i ceti sociali già garantiti, accentuando le disuguaglianze, risuona forte e chiaro il grido delle Beatitudini evangeliche: beati quelli che scelgono un modello di sobrietà e condivisione per eliminare la povertà (Mt 5,3)». I credenti di Scampia si chiedono poi: «Come Chiesa siamo fedeli al progetto di Gesù? Ci facciamo, come Gesù, voce dei senza voce? Abbiamo il coraggio della denuncia chiara ed inequivocabile nei confronti di tutti quei poteri che opprimono l’uomo?».

Purtroppo, scrivono, «è difficile scorgere nelle posizioni eccessivamente prudenti della gerarchia una rigorosa coerenza con il messaggio di Gesù. Desideriamo una Chiesa che testimoni sobrietà e giustizia, capace di rinunciare anche ai privilegi, e di essere perciò più libera nel denunciare le “strutture di peccato”, per la difesa dei ceti più deboli».

Se la gerarchia tace o bisbiglia, ancor più cogente deve farsi l’impegno dei laici cattolici: «Non è più tollerabile che ognuno curi il proprio orticello e resti chiuso nei propri recinti». Per questo, concludono, «auspichiamo che le comunità cristiane di questo territorio, ed anche quelle oltre i suoi confini, si incontrino per condividere le loro esperienze in favore dei meno abbienti e per elaborare una progettualità comune».

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