14 marzo 2011, Cultura - Politica e società

Chiesa e berlusconismo: serve autocritica. 50 cattolici parmensi scrivono ai vescovi emiliani

di Valerio Gigante

Siamo «un gruppo di laici cattolici», che cercano di farsi guidare dalla «bussola del Vangelo e della Costituzione»; credenti che amano la propria Chiesa, «che vorremmo sempre più rinnovata dallo spirito conciliare», e il proprio Paese: si definiscono così gli oltre 50 cittadini di Parma che il 2 febbraio scorso hanno sottoscritto una “Lettera aperta ai Vescovi dell’Emilia Romagna e ai settimanali diocesani”.

Nella loro missiva, i cattolici parmensi si dicono «profondamente turbati e disgustati dalle vicende che hanno coinvolto il presidente del Consiglio», i cui comportamenti – spiegano – costituiscono «una devastante lezione di disvalori per i giovani e le famiglie: dalla concezione della donna come oggetto e merce di scambio, fino al sospetto di induzione alla prostituzione minorile, dall’invito al successo facile, alla esibizione della ricchezza, al libertinaggio, in un contrasto e distacco abissale con i veri problemi delle donne e famiglie del nostro Paese». «Soprattutto – aggiungono – riteniamo che nessun cittadino, tanto meno il presidente del Consiglio, possa considerarsi al di sopra della legge, fuggire dai giudici, rovesciare con violenza e con lo strapotere dei mezzi mediatici la sua verità fatta di omissioni e menzogne, secondo una concezione proprietaria dello Stato e della democrazia».

La sofferenza causata dallo stato di cose presenti, prosegue la lettera, «è aggravata dall’osservare persone, ma anche movimenti, che dichiarano di appartenere alla nostra stessa Chiesa e che, come anestetizzate dai messaggi pressanti di un pensiero unico, si lanciano in una difesa ad oltranza di comportamenti assolutamente indifendibili».

Certo, rilevano i cattolici parmensi, «grande conforto» è arrivato nelle scorse settimane dagli «interventi dei settimanali cattolici, di Famiglia Cristiana e dell’Avvenire, fino all’alto messaggio del pontefice, del cardinal Bertone, che invita a moralità e legalità ed infine del presidente della Cei da cui sempre ci aspetteremmo parole forti e chiare di denuncia profetica più che diplomatica». Ma tutto ciò non basta: «Riteniamo anche urgente – scrivono – una riflessione approfondita su questi ultimi quindici anni della vita pubblica italiana, assumendoci le responsabilità come laici cattolici di non essere stati sentinelle attente e di non aver contribuito a produrre gli anticorpi della democrazia e del bene comune a questo svilimento graduale dei valori». Un atteggiamento autocritico che anche i vertici della Chiesa dovrebbero fare proprio, riflettendo «sui danni enormi che il “berlusconismo” con la pervasiva e corrosiva cultura della mercificazione di persone e cose veicolata dai media, ha provocato all’Italia».

Per questo, conclude la lettera, «chiediamo che si costruiscano, in ambito ecclesiale, luoghi di dialogo e di corresponsabilità, in modo che attraverso l’apporto di laici cattolici – “adulti” che vivono nel quotidiano la concretezza dei problemi e che autonomamente e autorevolmente agiscono nella “polis” al servizio del bene comune – la Chiesa tutta, pastori e laici, acquisisca maggior discernimento, coerenza e fedele aderenza alla parola del Vangelo».

(“Adista Notizie”, n.12 del 19 febbraio 2011)

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