13 giugno 2011, Politica e società

Chiesa di frontiera. La fedeltà ai poveri la nostra bussola

di Maria Dominica Giuliani San Francisco Homeless Music

«Da quando hanno mandato via i poveri da San Leone che fate? Fate ancora qualcosa?». Qualche giorno fa mi è stata rivolta questa domanda da una persona che non sentivo da tempo.
È vero, dal settembre 2009 (v. Adista n. 84/09) il rettore di San Leone non ha più permesso la colazione dei poveri il sabato mattina nel locale dietro la chiesa (in via Boccea 60, a Roma). Ma la colazione del sabato si fa ancora, in spazi inadeguati e riadattati, presso la parrocchia Santa Maria Immacolata di Lourdes. Con disagi in più per quei poveri che hanno problemi di deambulazione e con maggiori difficoltà a rendere sufficientemente accoglienti gli ambienti in caso di pioggia, vento, freddo.
Ma i poveri non li abbiamo lasciati, li abbiamo seguiti, e loro sono cresciuti di numero, perché la crisi si fa sentire. Sono passati da una media di 120-150 ad una media di 170 persone ogni settimana.
Naturalmente la colazione è solo il primo approccio, l’occasione per il contatto, che poi tendiamo a stabilizzare sollecitandoli a venire a San Leone, il mercoledì, al centro di ascolto, per farsi conoscere ed esprimere le loro esigenze. Esigenze che dal 1993 danno vita agli articoli del giornale di strada Il Barbone Vagabondo, distribuito da loro all’esterno di alcune chiese romane la domenica. C’è anche la disponibilità di reperire abiti il venerdì pomeriggio ed è stato attivato un servizio per la distribuzione di alcuni alimenti con i commercianti della zona ed il Banco alimentare; è attivo uno sportello di assistenza legale; si tengono corsi di italiano ed alfabetizzazione per stranieri ed un supporto scolastico per ragazzi in difficoltà; è stata avviata una collaborazione con le scuole del quartiere per la realizzazione di progetti di sensibilizzazione dei bambini e dei ragazzi alla solidarietà, all’integrazione multietnica ed al rispetto delle diversità.
Inoltre, per chi ne ha necessità, c’è il servizio docce, il lunedì, mercoledì e venerdì presso la sede dell’associazione di volontariato La.Va. – Lavoro Vagabondo. Abbiamo costituito la La.Va. nell’ottobre 1995 proprio per tentare di dare risposta alla necessità di trovare tipologie di lavoro anche saltuario, perciò “vagabondo”, per persone che hanno perso, per motivi diversi (spesso divenendo senza fissa dimora), il contatto con la società. L’associazione si fa garante, tutor, della persona, e lavori di giardinaggio, piccoli traslochi, pulizie, ripuliture di ambienti, ecc. lentamente permettono di far crescere l’autostima, la dignità. Il necessario per vivere non viene dall’elemosina, ma è il giusto corrispettivo di un lavoro (coperto da assicurazione e contributi previdenziali) che rende libera la persona, cittadino con tutti i doveri e i diritti. Attraverso l’associazione, la persona rientra nel mondo del lavoro per poi proseguire autonomamente. Negli ultimi tempi questo “passaggio”, questo turn over, è rallentato fortemente a causa della situazione economica generale, ma abbiamo verificato che funziona (almeno per quella ventina di persone che hanno collaborato e collaborano).

L’associazione sostiene anche iniziative ed impegni di solidarietà promossi dal Gruppo Solidarietà Internazionale (Gsi) della Comunità di San Leone in alcuni Paesi dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa (quest’anno alcuni di noi torneranno a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, per un campo di lavoro solidale presso la Pediatria di Kimbondo).
Ma la particolarità di questi ultimi tempi non è tanto che l’attività di servizio sia cresciuta e sia ancor più articolata quanto che siamo cambiati noi.
L’aver verificato che l’allontanamento dei poveri per volontà del rettore, decisione accolta con indignazione dagli abitanti del quartiere e dagli stessi allontanati, ha lasciato nell’indifferenza i vertici della congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, “proprietari” della chiesa (come si definiscono), ed il vescovo ausiliario del settore ovest (mons. Benedetto Tuzia), è stato un vero e proprio shock per le persone che sono cresciute (alcune dalla fine degli anni ‘60) all’interno della Comunità di San Leone, animandola.
Non abbiamo avuto, però, tanto tempo per piangerci addosso. Più che l’obbedienza al rettore (sollecitata più volte dal vescovo), ha chiesto la nostra fedeltà l’esigenza della persona che ogni sabato si affaccia alla colazione, che ogni giorno per strada ci ferma, ci sollecita. Questa fedeltà al povero sta diventando la nostra bussola, ci sta dando un orientamento concreto, fatto di pane, latte, scarpe e maglioni.
Allora è successa una cosa impensabile: ci siamo trovate vicino tante persone del quartiere Aurelio e anche persone di passaggio, che hanno offerto la loro solidarietà nel momento del servizio.
Paradossalmente, in questa situazione abbiamo visto crescere il numero dei volontari del Gruppo poveri ed è anche aumentato il numero dei soci La.Va. Sono anche aumentate le persone che hanno cominciato a frequentare le riunioni del giovedì a San Leone, quando leggiamo i testi biblici della domenica successiva ed avviamo la riflessione su di essi alla luce della nostra vita personale e comunitaria. Tante persone anche alla celebrazione eucaristica domenicale. Persone che per il loro impegno nella scuola, professionale, nel sociale, nella famiglia hanno bisogno di confrontarsi con una Parola di Dio che le interpelli con forza, ma soprattutto con la verità e l’autenticità delle scelte coerenti.
Così abbiamo scoperto, con il passare delle settimane e dei mesi, che stiamo vivendo momenti difficili, molto faticosi ed impegnativi, ma sono i momenti più forti e più veri della vita della nostra Comunità di San Leone a Boccea.
Siamo stati costretti a scegliere a chi obbedire, a chi essere fedeli, ed abbiamo fatto una scelta con semplicità ed immediatezza.

* Comunità di San Leone; associazione di volontariato onlus La.Va.-Lavoro Vagabondo

(“Adista Segni Nuovi”, n.40 del 21 maggio 2011)

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