9 febbraio 2014, Politica e società

Bankitalia e il bivacco dei manipoli grillini

di Massimo Giannini

Grillo sul palco #3

Capisco tutte le ragioni che spingono Beppe Grillo e i suoi «dipendenti a progetto» a trasformare la Rivoluzione Silenziosa di Inglehart nella Grande Sommossa di Casaleggio. Ragioni politiche: si avvicinano le Europee, e l’Italicum è una tenaglia che stritola M5Se in una competizione quasi bipartitica. Ragioni sociologiche: non puoi pretendere il Galateo istituzionale da chi, con tutto il rispetto, fino a pochi mesi fa pascolava da cooperatore sulle Ande o sfoggiava come expertise ambientalista la lotta agli «assorbenti che inquinano». Da qui, con tutta evidenza, nasce la falsificazione che gli «arditi» pentastellati hanno fatto sul decreto Imu-Bankitalia, precipitando l’aula di Montecitorio nel «bivacco di manipoli» minacciato a suo tempo dalla Buonanima. Premetto: quel provvedimento è mal fatto e mal scritto, e le banche hanno enormi responsabilità nella crisi. Ma cartelli e slogan grillini sono bugiardi. «Giù le mani dalla Banca d’Italia», «Via Nazionale svenduta agli stranieri», «Vergogna, un altro regalo alle banche». Non ce n’è una vera, tra queste accuse. Basta verificare cosa dice la legge 5 del 29 gennaio 2014. Punto primo: la Banca d’Italia è «istituto di diritto pubblico, è la Banca centrale della Repubblica italiana, è parte integrante del Sistema Europeo di Banche Centrali…». Dunque, è soggetto pubblico e non potrà mai essere «privatizzata», secondo i principi del Sebc disciplinati dal Trattato Ue, che per l’ordinamento italiano ha rango di norma costituzionale. Punto secondo: le quote di partecipazione al capitale di Via Nazionale «possono appartenere solamente a banche aventi sede legale e amministrazione centrale in Italia». Dunque Blackrock o Jp Morgan (agenti della Spectre finanziaria globale) non potranno mai avere in tasca una sola azione. Punto terzo: l’aumento di capitale della Banca, da 156 mila a 7,5 miliardi di euro, avviene con una rivalutazione delle quote (già ora in mano alle banche italiane). Ogni banca, secondo la percentuale già posseduta, scriverà in bilancio che quelle azioni (invece di valere x, come prima) ora valgono y. È un puro correttivo contabile. Nessuno sborsa un euro, né Via Nazionale né il Tesoro. Le banche hanno si un vantaggio virtuale (aumentando i coefficienti patrimoniali ai fini Eba-Bce) ma pagano anche un costo fiscale (su quella plusvalenza versano 1 miliardo di tasse). Dunque, almeno finchè non ricollocheranno sul mercato le quote che eccedono il 3%, il regalo è una bufala. Tutto questo i grillini fingono di non saperlo. O forse non lo sanno davvero. Evidentemente sulle Ande certe informazioni non sono arrivate. Ma in fondo, che importa? Hai di fronte una telecamera, ti si offre il famoso quarto d’ora di celebrità di Andy Wharol. Dacci dentro, «cittadino», e che l’Italia si fotta: tu aspiri al regno di Gaia!

 

(www.repubblica.it , 3 febbraio 2014)

Lascia un commento

 

 

Visitatori

  • 525285 visite totali
  • 89 visite odierne
  • 3 attualmente connessi