1 novembre 2018, Politica e società

Anche il Papa contro le donne

di Giancarla Codrignani*

Bisogna che le donne riprendano a farsi sentire. Mai fidarsi neppure delle leggi. Dovevamo sapere che, se l’obiezione è stata la concessione per votare la 194, bisognava pretendere la soppressione di una norma incostituzionale (gli obiettori alla leva ricusavano un obbligo costituzionale: le leggi si riformano e basta). Le prospettive non sono felici: se guardiamo lontano non avranno speranza le brasiliane se va al ballottaggio Jair Bolsonaro che, apologeta della dittatura, sostenitore della tortura e della pena di morte, negatore dei diritti dei neri e dei lavoratori, ha detto a una deputata «non ti stupro perché non te lo meriti».

Purtroppo non si capisce mai che quando si attacca il corpo delle donne, è già leso lo stato di diritto che è di tutti. Ma il machismo è funzionale non solo nelle forme violente: si può infiltrare perfino nella mente delle donne. Che – se controlliamo il seguito delle campagne nelle scuole dei bimbi – possono non accorgersi che la legge Pillon non “tutela” le famiglie: è solo ideologica e riporta ad una forzata indissolubilità per via rapida (la legge, iscritta in “Commissione redigente”, non sarà discussa in aula). I bambini non avranno parola né dignità, la donna non avrà l’assegno di mantenimento e l’uomo non avrà obblighi genitoriali paritari e il ricorso, a pagamento, al “mediatore familiare” sarà comunque inutile.

Da anni, con graduale intensità miriadi di siti “per la Vita” sono ritornati a sostenere che l’aborto è una violenza che le donne infliggono a se stesse e che bisogna salvarle, le donne, perché l’aborto uccide una persona. Cambia il linguaggio, non si insiste sulle preghiere fuori dalle ginecologie, ma torna il primato del “concepito” che, giuridicamente, culturalmente ma anche moralmente si chiama embrione e acquista valore di “persona” solo una volta partorito. Sono le donne le prime a rispettare la vita e per questo hanno preteso una legge che regolamentasse la piaga sociale ed eliminasse la clandestinità. Perfino papa Francesco aveva eliminato la crudeltà dell’assoluzione davanti al vescovo per “questo” peccato. Ma ha dovuto in questi giorni per lui non facili prendere la parola su un argomento spinoso perché la dottrina cattolica è anche la sua, ma soprattutto perché i veterocattolici – il “caso Verona” non è stato un caso – hanno alzato la sfida e affiancano le altre iniziative volte a mettere in crisi un papato “eretico”. Dovevamo farne le spese noi donne. Perchè, diciamolo forte, Francesco almeno si poteva risparmiare espressioni offensive che hanno mortificato la dignità di tutte, credenti o meno che siano, perfino le musulmane che sono fra le utenti del servizio. È bene renderci conto che i movimenti Pro Vita hanno lavorato anche sul nuovo governo (con padre Pio in tasca e il rosario in mano) e hanno già ottenuto disponibilità dal ministro dell’Istruzione a seguire l’esempio del Comune di Verona che, pur sapendo che il problema dell’aborto riguarda anche i cattolici che hanno sostenuto la 194, finanzierà (con il voto di una rappresentante Pd) l’Associazione “Culla segreta” che, per favorire le famiglie che desiderano adottare, lascia maturare un embrione nel corpo di una donna, convinta a non riconoscere suo figlio e a darlo ad una famiglia che “lo vuole”, esattamente come si fa con una “madre surrogata”. Torniamo pure indietro a riprendere lotte in parte superate dalle pillole – anch’esse boicottate in Italia – ma il ministro Fontana – e anche il papa poco “misericordioso” – si rassegni: le donne non torneranno indietro.

* Giancarla Codrignani è scrittrice e giornalista, dal 1976 al 1987 in Parlamento con la Sinistra Indipendente, impegnata sui temi della questione di genere, della pace e della giustizia internazionale

(Adista, n.36 del 20/10/2018)

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