23 novembre 2015, Politica e società

Al Baobab, un pezzetto di mondo migliore

di Ingrid Colanicchia

Quando entri al centro di accoglienza Baobab di via Cupa, a Roma, la prima sensazione che ti coglie è quella di una grande operosità. C’è chi lava le verdure, chi smista i vestiti, chi si occupa di consegnare ai nuovi arrivati il kit di accoglienza. In poco più di quattro mesi in questo piccolo angolo di Roma vicino alla Stazione Tiburtina sono passati migliaia di migranti (soprattutto provenienti dall’Eritrea), cui è stato offerto un alloggio, pasti caldi (ne sono stati distribuiti dai 500 ai 2.400 al giorno) e soprattutto un sorriso e una parola di conforto.

È incredibile pensare che tutto questo sia stato reso possibile grazie all’iniziativa di un gruppo di volontari, riunitisi spontaneamente e senza alcun fine di lucro. Una solidarietà contagiosa la loro. In questi mesi infatti centinaia di persone si sono spese mettendo a disposizione il loro tempo libero e altrettante – romane e non – hanno donato vestiti, cibo, medicinali. Per esempio ogni domenica, da più di tre mesi, i produttori del Mercato contadino di Zagarolo donano al centro Baobab l’invenduto del giorno. Ma ci sono anche le melanzane, i pomodorini, i friggitelli e l’uva fragola donati da Antonella, di un’azienda bio di Magliano Sabina. O chi consulta la lista delle necessità più urgenti pubblicata dai volontari sulla pagina Facebook del Baobab e va a fare la spesa come se la facesse per sé.

Qui, dall’inizio di ottobre, l’associazione Sulla Strada fornisce, una volta alla settimana, un servizio di assistenza sanitaria. Ed è proprio per incontrare i volontari di questa associazione, che conosciamo da tempo, e per farci raccontare questa nuova avventura che ai primi di ottobre ci siamo recati al centro Baobab.

«Per ora abbiamo deciso di limitarci a coprire un giorno (il martedì dalle 9 alle 19) e questo per due motivi», ci spiega la responsabile del progetto, Cinzia Armelisasso, pediatra e neurologa, che ci accoglie insieme a Carlo Sansonetti e Lorella Pica, tra i fondatori dell’associazione: «Prima di tutto vogliamo entrare in punta di piedi in una realtà che si è già strutturata e, in secondo luogo, non volendo assolutamente venir meno all’impegno preso, prima di assumercene di più gravosi vorremmo capire su quali forze possiamo contare».

Finora, tra i medici e gli infermieri che già collaborano alle attività dell’associazione, hanno aderito una trentina di persone. «Per adesso – prosegue Cinzia – abbiamo pensato di strutturare il servizio in due équipe (una alla mattina e una al pomeriggio), ciascuna composta di almeno un medico, un infermiere e una persona di supporto logistico». Ma le esigenze e le difficoltà sono tante. «In primo luogo di questi migranti quasi nessuno ha come meta finale l’Italia. Si fermano qui al Baobab per pochi giorni, in media tre o quattro, ed è quindi difficile non solo instaurare un clima di fiducia ma anche semplicemente dare continuità a una cura. Inoltre – ci spiega ancora Cinzia – attualmente le condizioni in cui lavoriamo non sono ideali per garantire una visita completamente dignitosa. E per questo abbiamo lanciato una raccolta fondi al fine di acquistare quelle attrezzature medico-sanitarie che agevolerebbero notevolmente il nostro lavoro, migliorando quindi il servizio che offriamo. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere 8mila euro: se ognuno dona quel che può ce la possiamo fare!».

Ma se tanti sono gli ostacoli, altrettante sono le soddisfazioni. «I medici che hanno prestato servizio stamane mi hanno raccontato che è stato bellissimo lavorare in un clima così armonioso con persone mai viste prima: sono certa – prosegue Cinzia – che sia il contesto a creare questa armonia». A patto però di lasciare a casa l’efficientismo: «Bisogna avere l’umiltà di fare quello che si può. Non arrivare qui e pretendere di raggiungere la perfezione. In situazioni come questa bisogna fare il meglio di ciò che è possibile».

E il meglio, i medici e gli infermieri di Sulla Strada, insieme a tutti i volontari e i donatori che al Baobab hanno dedicato un po’ del loro tempo, lo stanno davvero facendo.

«Abbiamo una grande opportunità che stiamo realizzando», scrivevano all’inizio di questa avventura sul loro profilo Facebook i volontari del Baobab: «Quella di dimostrare che Roma è viva e sa accogliere. Siete tutti voi cittadini, con il vostro tempo e le vostre donazioni, ad aver reso possibile questo pezzetto di mondo migliore».

Un po’ di storia…

L’associazione Sulla Strada nasce nel 2000. Il primo progetto può prendere corpo grazie all’eredità lasciata da Amelia Pavoni, un’anziana signora di Attigliano, dove l’associazione ha sede: 60mila euro con i quali Sulla Strada compra 3.500 mq di terreno vicino al villaggio maya La Granadilla, in Guatemala. Qui, dove mancava tutto – acqua, luce, strade, servizi igienici –, l’associazione costruisce prima di tutto una scuola. Una scelta dettata dal fatto che i bambini del villaggio erano impegnati in un lavoro duro e pericoloso: la costruzione di fuochi d’artificio. Poi arriva anche il progetto salute e quello agricolo, con la creazione di una cooperativa autogestita dalla popolazione del villaggio, e la formazione dei ragazzi e degli adulti che vogliono lavorare come agricoltori o che vogliono prendere il diploma di Agraria. Nel 2012 l’associazione ha la soddisfazione di vedere diplomati i primi ragazzi che hanno cominciato a studiare con loro… e molti hanno anche trovato un lavoro: vero però, non un lavoro schiavo.

(Adista segni nuovi, n.36/2015)

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