28 marzo 2011, Politica e società

Ruby e Berlusconi, il catalogo è questo

La nipotinadi Andrea De Pasquale

1 – I FATTI E L’ACCUSA

1.1 – L’origine della vicenda.

Tutto nasce dallo strano episodio occorso la sera del 27 maggio 2010, quando Berlusconi, impegnato in un vertice internazionale a Parigi, chiama più volte la Questura di Milano (dalle 23 alle 24) per fare pressioni affinché la giovane Karima El Mahroug (detta Ruby), minorenne arrestata per il furto di 3.000 Euro, sia sottratta alla procedura ordinaria, di affidamento ad una comunità di accoglienza, e rilasciata invece a Nicole Minetti, igienista dentale del premier e neo consigliera regionale della Lombardia, che presentatasi in Questura e dichiarato che si sarebbe presa cura della ragazza, la porterà invece a casa di una prostituta brasiliana, la stessa che poche ore prima aveva allertato Berlusconi (direttamente, chiamandolo sul cellulare) sulla pericolosità di quella situazione. Con la stessa brasiliana Ruby (che ha vari precedenti per furti e altri piccoli reati) si azzufferà 9 giorni dopo, quando una volante della polizia dovrà intervenire a separarle, con tanto di ricovero in ospedale per “contusioni multiple”.

Lo strano interessamento del premier per una giovane marocchina (che il capo del governo spacciò per egiziana, anzi “nipote di Mubarak”, nelle telefonate in Questura) fu inizialmente giustificato, dagli ambienti intorno al premier, con la mancanza di posti in comunità: circostanza subito smentita dal personale della Questura e della procura dei Minori, che fece sapere come i posti ci fossero.

Questo insieme di incongruenze, unite alle dichiarazioni della giovane rispetto alla sua frequentazione di Arcore, ha suscitato l’interesse degli inquirenti. I quali hanno dal primo momento capito come la ragazza fosse di per sé poco affidabile, tanto che da subito hanno cercato riscontri oggettivi alle sue affermazioni. Il problema è che li hanno trovati, e con abbondanza. In 4 direzioni: movimenti bancari, perquisizioni, testimonianze, verifiche telefoniche (non solo intercettazioni, ma anche tabulati e presenza in determinate celle a in date e ore precise). Tali da configurare, a carico del premier, la fattispecie di due reati: concussione (che è il reato più grave contro la pubblica amministrazione, e consiste nell’abusare della propria posizione pubblica per indurre qualcuno a un comportamento contrario ai doveri di ufficio) e sfruttamento della prostituzione minorile (dove è centrale, oltre la minore età, lo scambio tra prestazioni sessuali e denaro). Quest’ultima imputazione poi sembra confermare il quadro tratteggiato con parole sobrie ma severe da Veronica Lario, ex moglie del premier, che nel 2009 accompagnò la propria richiesta di divorzio con la frase “non posso stare con un uomo che frequenta minorenni” (erano i tempi di Noemi Letizia, la diciottenne che chiamava “papi” il premier).

Di seguito una breve sintesi degli elementi fattuali emersi.

1.2 – Le verifiche telefoniche.

In primo luogo le indagini verificano le utenze cellulari delle persone citate da Ruby attraverso le celle telefoniche a cui si sono agganciate e si scopre che alcune sue dichiarazioni (sulla presenza di determinate persone ad Arcore in determinate date) sono confermate. Ad esempio la brasiliana Iris Berardi risulta presente ad Arcore una trentina di volte. Molte prima di dicembre 2009, quando compirà 18 anni.

Le intercettazioni poi fanno emergere i molteplici fili che legano le frequentatrici delle ville del premier con la scuderia di Lele Mora: “lui ci stordisce, ci mette delle cose nei bicchieri”, raccontano alle amiche. Abitudine già riscontrata nelle indagini a carico di Giampaolo Tarantini, l’imprenditore pugliese che forniva ragazze in cambio di appalti nella sanità (del suo “catalogo” faceva parte la D’Addario, che raccontò le notti con il premier a Palazzo Grazioli a Roma). “Ho paura di bere in qualsiasi bicchiere, per paura che ci mettano dentro qualcosa che ti fa perdere la testa per farti fare delle pazzie sessuali”, ha dichiarato a Radio 2 Sara Tommasi, pure ospite del premier, che aggiunge: “Lo sappiamo tutti che Lele Mora portava le ragazze a Berlusconi, come si sa che si ricorre alla prostituzione”.

Al telefono Ruby il 7, 10 e 12 gennaio chiede soldi, attraverso gli avvocati Luca Giuliante (che è anche tesoriere del Pdl milanese) e Massimo Dinoia, alla “persona che entrambi conosciamo e che mi ha già dato un aiuto, sempre tramite l’avvocato”. E in uno scambio di sms con un’agenzia immobiliare scrive: “sinceramente 70 mq e 290 mila euro sono poki, fai di più, tanto me la regala zietto”.

In una telefonata del 28 ottobre Ruby confida al suo interlocutore: “Silvio mi chiama di continuo, mi ha detto di cercare di passare per pazza, che lui mi starà sempre vicino, avrò da lui qualsiasi cosa. Con il mio avvocato gli abbiamo chiesto 5 milioni. In cambio del fatto che io passo per pazza. E lui ha accettato. In effetti seguiremo questa strada”. E il fidanzato (?) di Ruby, parlando al telefono con l’allora avvocato di lei Giuliante (che assumerà poi la difesa di Lele Mora) accenna al fatto che “la persona di cui abbiamo tanto parlato a fine mese darà a Ruby.. ehm… 4 chili e mezzo di patate”.

1.3 – I movimenti bancari.

I movimenti bancari sui conti delle ragazze ospiti di Arcore hanno evidenziato bonifici in ingresso per diverse migliaia di Euro da conti intestati a Berlusconi e gestiti da Giuseppe Spinelli, l’amministratore privato che ha respinto la perquisizione della polizia ai suoi uffici semplicemente esponendo sulla porta dell’ufficio, previa telefonata all’avvocato Ghedini, un cartello con su scritto “segreteria politica della Presidenza del Consiglio”.

Da quell’ufficio in realtà Spinelli amministra da anni la Idra Immobiliare, la società che controlla Villa Certosa e le tenute in Brianza, gestisce le ville del premier, dalla Costa Smeralda alle Bahamas. E, dai riscontri bancari, cura anche le erogazioni a favore delle giovani ospiti di quelle ville, attraverso versamenti diretti, pagamenti di affitti, di automobili, di case. E confeziona le buste, dai 2.000 ai 5.000 Euro, di cui parlano le testimonianze e che sono state trovate negli appartamenti delle ragazze.

La lista dei riscontri sarebbe lunga (i fascicoli inviati alle Camere per la richiesta di perquisizione agli uffici di Spinelli sono di oltre 500 pagine): mi limito a riportare che da un solo conto Montepaschi intestato a Berlusconi Silvio si rilevano nel 2010 ben 406.000 Euro di bonifici verso 12 ragazze.

1.4 – Le perquisizioni.

La visita degli uomini in divisa all’appartamento di Ruby ha permesso di verificare la presenza di 20.000 Euro in contanti, appunti e note su 70.000 Euro conservati per lei da Dinoia (suo avvocato difensore), 170.000 Euro conservati da Spinelli. E l’attesa di 4,5 milioni di Euro entro 2 mesi (di cui ci sono riscontri anche nelle intercettazioni).

Nelle stanze di Iris Berardi, brasiliana neo maggiorenne ospite fissa di Arcore, si trova un’agenda dove annota appuntamenti da “papi” con corrispettivi di alcune migliaia di euro. Questi i totali: “gennaio 9.850, febbraio 21.000″, e così via. Le trovano due buste con 2.000 Euro ciascuna in contanti.

18 mila euro in banconote spuntano dalla federa del cuscino di Barbara Guerra, altra “papi girl”, il cui padre in una intercettazione di pochi giorni dopo si offrirà a Berlusconi per piazzare una cimice nella sede milanese di Futuro e Libertà, il partito di Fini, di cui ha le chiavi per motivi di fornitura arredi. E nelle stanze di Alessandra Sorcinelli si trovano ricevute bancarie di bonifici per 10.000 Euro effettuati da Berlusconi Silvio.

Insieme al contante fanno capolino anche gioielli e orologi di lusso, marchi che spaziano da Cartier a Chanel a Damiani, per un valore di diverse migliaia di euro ciascuno.

1.5 – Le testimonianze

Anche qui la lista delle conferme raccolta dai Pubblici Ministeri milanesi a proposito della natura delle serate di Arcore (raccontate con accenti di ripugnanza da alcune invitate, prontamente riportate a casa dopo cena dalle auto blu in servizio al premier) sarebbe lunga, e i giornali liberi ne hanno dato ampia documentazione. Peccato che alcuni testimoni, raggiunti e “interrogati” dagli avvocati del collegio difensivo del premier, abbiano poi parzialmente ritrattato, sulla stampa o in televisione, le dichiarazioni già messe a verbale. Una semplice coincidenza, naturalmente…

La cosa buffa è che le indagini non interrompono le feste notturne ad Arcore, anzi. Da fine ottobre, quando la notizia appare sui giornali, se ne contano (mediante le conversazioni telefoniche) una decina ancora, fino al 6 gennaio.

1.6 – Dettagli preziosi (e rivelatori?)

Ci sono, a margine di questa vicenda, alcuni elementi che, al di là del rilievo penale, sono rivelatori di un clima, di una cultura, di una mentalità che merita di essere messa a fuoco e registrata, a futura memoria dell’Italia ai tempi di Berlusconi.

Il 3 agosto viene fermato dalla polizia un dominicano, Carlos Ramirez de la Rosa, in possesso di 12 kg di cocaina. Era alla guida di un’auto intestata a Nicole Minetti, che lei aveva prestato all’amica Marystelle Polanco, compagna dell’arrestato e partecipe delle notti di Arcore. Nelle ore successive Berlusconi si interessa per suggerire telefonicamente alla Minetti, che era in vacanza alle Seychelles, di simulare, con una denuncia, il furto della macchina.

Il 14 gennaio nella perquisizione dell’Olgettina (il residence dove abitano diverse ragazze ospiti fisse di Arcore, i cui affitti sono spesso pagati da Spinelli) la polizia trova copia di verbali difensivi redatti dal collegio di avvocati di Berlusconi. Sono verbali di indagini, cioè atti con dichiarazioni (favorevoli al premier) rese da 2 ragazze ai legali di Berlusconi ma – ecco le stranezze – non depositati ai magistrati, né firmati dalle due “interrogate”, e soprattutto in mano ad altre ragazze che nulla hanno a che fare con le dichiaranti, se non la comune frequentazione di Arcore. Una sorta di copione da studiare? E sabato 15 gennaio, il giorno dopo le perquisizioni all’Olgettina, Berlusconi convoca tutte le ragazze ad Arcore, alla presenza di Niccolò Ghedini, avvocato e parlamentare Pdl, “per sapere come stavamo”, diranno loro.

La sensazione è di un enorme sforzo di copertura, di protezione e di manipolazione, operato da figure che invece che occuparsi delle funzioni pubbliche a cui sono stati eletti o nominati, si concentrano sugli interessi e i problemi privati del premier.

2. CONSIDERAZIONI GIURIDICHE E POLITICHE

2.1 – A chi tocca giudicare?

La linea difensiva principale scelta dal premier (il che significa, nelle condizioni politiche attuali, dal Governo, dalla Maggioranza parlamentare e dalle principali forze politiche nazionali, PDL e Lega) è che la competenza a giudicare Berlusconi non sarebbe del Tribunale di Milano ma del Tribunale dei Ministri. (Ho detto “linea difensiva principale” perché in contemporanea si lavora su altri fronti: il martellamento mediatico, con messaggi videoregistrati del premier mandati in prima serata senza contraddittorio; con ipotesi di “riforma della giustizia” miranti a impedire l’uso di prove o di accelerare la prescrizione dei reati; e così via).

La maggioranza politica che governa solleva quindi un conflitto di attribuzione, accusando i magistrati (che proseguono nel loro lavoro, con tanto di richiesta di giudizio immediato a carico di Berlusconi) di non tenere conto della pronuncia della Camera (e quindi del “popolo sovrano”) sulla non processabilità di Berlusconi a Milano.

La storia del Tribunale dei Ministri mi sembra una ennesima forzatura. Secondo quanto ho capito, la Cassazione ha stabilito (nel 1994 a sezioni unite) che “il carattere politico del reato, il movente che ha determinato il soggetto a delinquere, nonché il rapporto tra il reato e l’interesse pubblico della funzione esercitata, certamente NON solo condizioni per la configurabilità dei reati ministeriali”, definiti invece “soltanto da rapporto oggettivo e strumentale con l’esercizio delle funzioni”. Quindi, anche volendo credere alla buona fede del premier quando la notte del 27 maggio 2010 fece diverse chiamate alla questura di Milano, neppure così la concussione sarebbe reato ministeriale, perché i poteri sulla polizia non sono del premier ma del ministro dell’Interno (legge 121 del 1981: Ordinamento dell’Amministrazione di pubblica sicurezza”).

Quanto al fatto che il Parlamento possa decidere qual è il giudice competente per un reato, mi sembra lo stesso che pretendere che lo stesso Parlamento possa modificare la legge di gravità o stabilire come si elegge il Papa. Quando mai una decisione simile può dipendere da una maggioranza politica? Eppure siamo a questo punto. Ci troviamo a dover spiegare, e controcorrente, queste cose.

2.2 – La richiesta di giudizio immediato e il rinvio a giudizio.

I giudice per le indagini preliminari (GIP) ha accolto la richiesta di giudizio immediato fatta dai Pubblici Ministeri, e ha disposto il rinvio a giudizio per Berlusconi. Lo ha fatto rilevando l’evidenza della prova e 3 elementi di illogicità della tesi difensiva, ovvero che Berlusconi abbia agito nella convinzione che Ruby fosse parente di Mubarak. Vediamo questi 3 elementi.

A. Non viene allertata né l’Ambasciata né il Consolato d’Egitto. Non si riscontra anzi alcun tentativo, da parte di nessun ufficio del governo, di mettersi in contatto con diplomatici egiziani.

B. Il premier non manda in Questura una figura diplomatica né un avvocato specializzato in questioni internazionali, ma ragazza 25 enne che “si presenta bene” e che le indagini successive riveleranno poi essere una reclutatrice di ragazze per le notti di Arcore.

C. La parente di Mubarak, il cui arresto avrebbe potuto causare una crisi diplomatica, finisce la serata a casa di una prostituta brasiliana, quella Michelle Conceicao che poche ore prima aveva allertato Berlusconi, chiamandolo direttamente sul cellulare personale mentre lui si trovava a Parigi a un vertice internazionale, per dirgli che Ruby era in questura.

Ma attenzione: il decreto di giudizio immediato contiene sempre, per legge, un’opportunità formidabile per l’imputato convinto della propria innocenza, o anche solo dell’infondatezza dell’accusa e dell’inconsistenza delle prove – come hanno detto a ripetizione in questi giorni Berlusconi, i suoi avvocati, i suoi portavoce, i suoi alleati, ecc. Come ha scritto Luigi Ferrarella, se l’inchiesta è una farsa, allora il premier ha in mano un’arma letale per far saltare l’accusa già prima dell’inizio del processo, fissato per il 6 aprile: chiedere di andare subito a sentenza chiedendo il rito alternativo del “giudizio abbreviato”, che si celebra proprio solo sulla base di quegli “atti infondati” raccolti sinora dagli inquirenti e integrabili esclusivamente da prove fornite dalla difesa. Oltretutto a porte chiuse, quindi con minori ricadute di immagine. Ma evidentemente Berlusconi non ci pensa nemmeno, ad andare a “vedere” le carte e a contestarle sul merito.

2.3 – L’eccesso nei mezzi di indagine e la persecuzione giudiziaria

Quanto al dispendio di forze di questa indagine, che ha meritato il biasimo del presidente della CEI cardinal Bagnasco (le cui critiche sono state così equamente distribuite tra intemperanze del premier ed eccessi dei magistrati), le verifiche e le intercettazioni telefoniche sono costate, da luglio 2010 a gennaio 2011, 27 mila Euro in tutto. E hanno riguardato una cinquantina di persone tra le oltre 500 che hanno frequentato, nello stesso periodo, le residenze del premier.

Quanto al fatto di essere Berlusconi un perseguitato e di essere sempre stato assolto, va ricordato che su 16 processi subiti (non centinaia, come dice lui e come ripetono i suoi: sedici), nonostante l’opera di costante indebolimento, per via legislativa, degli strumenti di accertamento della verità da parte della giustizia (con abbreviamento della prescrizione, depenalizzazione di alcuni reati, inutilizzabilità di prove, incompatibilità di molti giudici, e così via), in questi 16 processi il premier è stato assolto solo 3 volte. Nelle altre il processo si è estinto in vari modi, per conseguenza di modifiche legislative o tattiche dilatorie dei suoi avvocati. Come è stato detto e scritto, Berlusconi continua a fuggire la giustizia, difendendosi dai processi, e mai nei processi.

2.4 – Il voto del 3 febbraio. Camera dei Deputati o dei Maggiordomi?

Il 3 febbraio la Camera vota a maggioranza contro la richiesta dei magistrati milanesi di perquisire gli uffici di Spinelli. Più precisamente, 315 deputati votano un atto nel quale si afferma che le ripetute telefonate di Berlusconi alla Questura di Milano, la notte del 27 maggio, furono ispirate dalla volontà di evitare una crisi diplomatica con l’Egitto. Si è trattato di una pagina umiliante per la dignità del Parlamento, e un po’ anche per il Quoziente Intellettivo dimostrato dai suoi membri di maggioranza, che fingono di credere a qualunque balla, per quanto grossolana, pur di proteggere il Sovrano e non perderne la grazia. E si comportano più da maggiordomi che da rappresentati del popolo.

In particolare Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, alla domanda “come è possibile che 315 deputati abbiano votato un testo in cui è scritto che Berlusconi pensava davvero che Ruby fosse nipote di Mubarak?”, risponde: “Occorreva una risposta politica al fumus persecutionis” (Corriere, 11 febbraio).

Potremmo riassumere così: in 150 anni siamo passati dalla Coorte di Mameli, quella dove si era disposti a stringersi fino a morire per l’Italia, alla Corte di servi e ballerine dove l’Italia è usata come una enorme mutanda (Ferrara docet) per coprire i pruriti e le vergogne del Sultano.

2.5 – Faccende private o questioni di interesse pubblico?

Sul piano mediatico a dare la linea ci pensa appunto Giuliano Ferrara, che inveisce contro i magistrati per 6 minuti nel TG1 della sera, e organizza sabato 12 febbraio il raduno contro il “giacobinismo puritano”, con scenografica ostensione di mutande, liquidando tutta la vicenda come “pettegolezzi della Boccassini”, uno degli inquirenti.

E facendosi paladino del liberismo morale e del diritto di qualsiasi cittadino, Berlusconi compreso, di comportarsi in casa sua come gli pare, declassa il tutto a vicenda privata, accusando naturalmente le opposizioni (che non sono solo di sinistra, a meno di non voler considerare tali Casini e Fini) di voler ordire un “golpe morale” a danno della democrazia, della sovranità del Parlamento e del popolo che ha eletto Berlusconi.

In realtà mi sembra evidente che qui il privato non c’entra nulla. C’entrano invece almeno 3 considerazioni di pubblico interesse.

A. C’è un problema di sicurezza e di impiego delle forze dell’ordine. Dalle indagini emerge un continuo via vai notturno intorno alle residenze del premier, senza controlli, con le forze dell’ordine che, pagate con denaro pubblico per vigilare sulla sicurezza del primo ministro, assistono imbarazzate ai cancelli delle ville al traffico di decine di ragazze (anche 25 per sera), protettori e “amici”, senza poter fermare nessuno e verificare l’identità di nessuno degli “ospiti” del capo del governo. Non è una situazione accettabile.

B. C’è un problema di vulnerabilità e ricattabilità del premier. Un uomo con queste frequentazioni, non dà, evidentemente, affidamento di potersi occupare dell’interesse pubblico senza essere soggetto a condizionamenti e pressioni che lo allontanano dai doveri di governo. Almeno come distrazione, ma non solo.

C. C’è un problema di uso privato di risorse pubbliche, e in particolare di cariche istituzionali distribuite come ricompensa per prestazioni o vincoli che nulla hanno a che vedere con la politica e l’amministrazione. Nicole Minetti è una consigliera regionale, quindi una amministratrice pubblica (e ben pagata coi soldi dei contribuenti), fatta eleggere nel listino del presidente, ovvero per pura indicazione politica, senza bisogno di un solo voto di preferenza. Sulla base di quali meriti? Di quale selezione? Ed è solo un esempio dei criteri di reclutamento che hanno portato a formare liste di eletti del “Popolo delle libertà” a livello comunale, provinciale, regionale, nazionale ed europeo; e forse anche a scegliere membri del governo.

Questi tre problemi sono di natura politica, non morale. Riguardano le responsabilità pubbliche del capo del governo, non le abitudini private di Silvio Berlusconi.

Lo sforzo di derubricare tali questioni a “gossip”, pure se vincente sul piano dei numeri (Parlamento e Media televisivi pullulano di dipendenti e sudditi), resta patetico agli occhi di chiunque eserciti un minimo di capacità critica, e di chi rileggerà la cronaca di questi anni con un minimo di distacco storico.

In questo contesto mi suscitano particolare pena i “cattolici del Pdl”, tra cui spicca il ciellino Maurizio Lupi, autore insieme ad altri 8 compagni di partito (un po’ pochini, tra ministri, parlamentari e presidenti di regione…) di una incomprensibile lettera ai cattolici italiani (http://www.tempi.it/lettera-di-parlamentari-pdl-ai-cattolici-sul-caso-ruby-%C2%ABsospendete-il-giudizio-su-berlusconi) , nella quale, dopo aver definito “marea di pettegolezzi” la vicenda che investe Berlusconi, ed averci messo in guardia da “un moralismo che nulla ha a che fare con quella ‘Imitazione di Cristo’ a cui la Chiesa ci invita”, ci chiedevano di “sospendere il giudizio” su Berlusconi “finché il percorso di accertamento dei fatti sarà completato”.

Cari Lupi e compagni, la vostra lettera è datata 23 gennaio: quanto dobbiamo ancora aspettare? Il rifiuto della perquisizione a Spinelli, che avete votato, fa parte del percorso di accertamento dei fatti? Il tentativo di sottrarre Berlusconi al processo fa sempre parte di quel percorso, alla fine del quale ci darete il permesso di esercitare un giudizio? Siete proprio sicuri di volerci spiegare, voi, in cosa consiste l’Imitazione di Cristo? Il magistero a cui vi riferite quando indicate nel moralismo il rischio più temibile per i cattolici, è quello della Chiesa o quello di Ferrara?

La notte è avanzata, il buio è fitto. Sentinella, quanto manca all’alba?

Buonanotte a tutti.

(www.scuoladipolitica.it , 4 marzo 2011)

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