23 luglio 2017, Politica e società

“Obbedienza civile” ai referendum sull’acqua, dopo il colpo basso del Consiglio di Stato

di Giampaolo Petrucci

Ennesimo schiaffo alla volontà popolare che, nei referendum del 2011, si era espressa compatta per eliminare i profitti sull’acqua bene comune. La notizia è del 26 maggio: a 6 anni da quella storica consultazione, una sentenza del Consiglio di Stato (CdS) respinge il ricorso del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua (www.acquabenecomune.org) e di Federconsumatori contro il metodo elaborato dall’Aeegsi (Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas il Sistema Idrico) per la definizione dei criteri tariffari sui servizi idrici. A fine 2011, il governo Monti – con l’evidente obiettivo di «disinnescare la mina referendaria», denuncia il Forum il 22 giugno – ha trasferito le funzioni di regolazione e di controllo dei servizi idrici in capo all’Aeeg (Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas), conferendole in seguito l’onere di definire il “metodo tariffario transitorio” (Mtt) oggi contestato.
Il CdS, con questo pronunciamento, si allinea all’orientamento generale della scienza economica, secondo la quale il “costo” del capitale investito rientra appieno nella copertura totale dei costi di servizio (la cosiddetta full cost recovery). I giudici amministrativi confermano dunque la legittimità di quella “remunerazione del capitale” investito, che incide sulle bollette tra il 10 e il 25% e che il secondo quesito referendario aveva abrogato, scavalcando la decisione di 26 milioni di italiani che nel 2011 si erano recati alle urne per dire a gran voce che sull’acqua non si fa profitto.
«Eravamo convinti di vivere in uno Stato di diritto», si legge nel comunicato del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua: «Eravamo convinti che bastasse un referendum (istituto costituzionalmente garantito) per escludere dalla mercificazione acqua e spl (servizi pubblici locali, ndr), e cioè per cancellare la finalità di lucro dalla loro gestione! Ma così non è. A sei anni dai vittoriosi referendum del 2011, per la giustizia amministrativa, fare profitti sull’acqua è perfettamente legittimo».
Il conflitto aperto in seguito a questa sentenza è ampio e non riguarda solo la legittima rimostranza dei comitati e dell’associazionismo – quello cattolico sempre in prima fila – dopo un braccio di ferro stravinto ai referendum, mai seriamente applicati a livello locale e nazionale. L’effetto del voto del 2011, si legge ancora nel comunicato, «è scritto molto chiaramente nella sentenza di ammissibilità del 2° quesito referendario (n. 26/2011), nella quale la Corte Costituzionale afferma che “la normativa residua è immediatamente applicabile” e “non presenta elementi di contraddittorietà” e chiarisce che l’intendimento dei promotori è quello di “rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua”».
Cosa fare, ora che alcuni poteri, giuridici, politici e imprenditoriali, hanno deciso di aggirare una norma che non è a loro gradita? «Può essere accettato che un istituto di rango costituzionale come il referendum abrogativo, elemento fondamentale del nostro sistema democratico, possa essere ignorato e umiliato in modo così plateale? Secondo noi non può essere accettato», è la risposta del Forum, che non si arrende e rilancia, invitando tutti i cittadini, utenti del servizio idrico integrato, ad aderire alla campagna di “Obbedienza Civile”. Evidente il paradossale gioco di parole: non si parla di “disobbedienza civile” a una legge che si ritene ingiusta, ma della scelta “dirompente” di rispettare fino in fondo una legge che viene continuamente calpestata. La proposta è semplice, invita il Forum, e consiste nel «pagare le bollette dell’acqua applicando una riduzione pari all’abrogata componente tariffaria di profitto della “remunerazione del capitale investito”», in modo da «ottenere l’applicazione di quello che è inequivocabilmente scaturito dai referendum, con il voto di 27 milioni di italiani: fuori il profitto dall’acqua. Con la mobilitazione attiva dei cittadini ci si proponeva di attivare una forma diretta di democrazia dal basso, auto-organizzata, consapevole e indisponibile a piegare la testa davanti ai diktat dei poteri forti di turno».
Il Forum chiede che i gestori di servizio idrico riconoscano, nell’auto-riduzione delle bollette da parte degli utenti che partecipano alla Campagna, «l’alto valore civile e politico quale pratica di difesa sociale e democratica dell’esperienza referendaria», stralciando le quote pregresse non pagate dagli utenti stessi.
Parallelamente, «il Forum ritiene necessario continuare a ingaggiare una vertenza senza quartiere al metodo tariffario dell’Aeegsi, attraverso una forte denuncia del suo operato in favore dei privati e del profitto. Ribadiamo, quindi, la necessità che l’Aeegsi sia esautorata e la competenza esclusiva relativa alla funzione regolatoria sul servizio idrico sia affidata al Ministero dell’Ambiente».
Il Forum proseguirà su questa strada fino al pieno rispetto dell’esito referendario: «Si tratta di una battaglia di civiltà e indietro non si torna. Si scrive acqua, si legge democrazia!».

(Adista, n.25, luglio 2017)

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