Sul nesso pensiero-essere: Heidegger e Severino

di Vittorio Possenti

Heidegger e la metafisica (HM) è un volume significativo per la vicenda teoretica di Emanuele Severino, perché scritto in anni in cui egli accoglieva la metafisica classica che poi ripudierà: la metafisica classica «era stata sin dall’inizio il fondamento teorico dell’indagine storica» (HM, p. 13). Sulla scia di Bontadini, Severino riteneva allora che la filosofia della seconda modernità (idealismo), avendo superato il fossato cartesiano e kantiano tra essere e pensiero, potesse condurre alla ripresa della metafisica classica. L’interpretazione severiniana di Heidegger, improntata ad una considerevole ‘carità ermeneutica’, cerca nel 1950 di interpretare il filosofo tedesco come un possibile momento di riapertura di quell’orizzonte metafisico. L’Avvertenza del 1994 stesa per la seconda edizione di HM, lo ammette, sostenendo che l’analisi avrebbe dovuto essere più esigente (HM, p. 27).

Nell’interpretazione di Heidegger in ordine al nesso pensiero-essere l’autore privilegia le posizioni espresse nella Lettera sull’umanismo, in cui la dignità del pensiero sarebbe salvata, rispetto a quelle della fine degli anni ’20 e degli anni ’30 che mandano tutt’altro suono (cfr. HM, pp. 337 ss.). In effetti il mutamento negli assunti di Heidegger è notevolissimo. Quale sia la posizione finale di Heidegger sul nesso pensiero-essere, supposto che ve ne sia una, non è chiaro; egli ha parteggiato per un ampio periodo per il dualismo moderno tra pensiero ed essere (cfr. Essere e tempo, L’essenza della verità, etc.), e poco dopo in Introduzione alla metafisica (IM) ha colpito l’interpretazione moderno-idealistica della  

Il prezzo del teatrino della politica

di Paolo Pombeni

Di “politica-spettacolo” si discute da almeno quarant’anni, con una accentuazione del tema ai tempi d’oro del berlusconismo. Riandando indietro con la memoria però essa era dilettantesca rispetto alla fase attuale quando ormai si è affermata la professionalizzazione delle messe in scena continue a cui ricorrono tutte le forze politiche, anche se non con la stessa abilità: in questa fase non c’è paragone fra quanto riesce a fare la Lega, ma anche con quanto, pur con una verve molto minore, riescono a fare i Cinque Stelle e quanto sono capaci di fare le opposizioni.

Ora, se volessimo esibirci in un po’ di riflessione storica, ricorderemmo che lo scrittore politico inglese di metà Ottocento che si chiamava Walter Bagehot aveva già teorizzato che in politica ci fossero due versanti: la “scena teatrale” che era data dagli scontri parlamentari ed elettorali, ed il “segreto efficiente” che era l’azione di governo che in concreto, magari anche con qualche dialogo fra maggioranza e opposizione, veniva svolta attraverso l’attività legislativa ed amministrativa per affrontare i problemi reali. Bene: per lungo tempo questo schema politico ha funzionato, più o meno bene a seconda dei vari periodi. Ora invece del “segreto efficiente” si è persa completamente memoria e tutto è affidato alla competizione per il dominio della scena teatrale.

Nessuno sembra chiedersi quale sia il costo di questa riduzione della politica a sceneggiata continua. Non se lo chiedono i media che fanno o dovrebbero fare opinione  

Popolo chi?

di Nadia Urbinati*

Questo libro, utilissimo, intelligente, ben scritto, nasce da un proposito molto semplice: mettere in discussione l’idea che alle classi popolari vada addossata la responsabilità principale del successo delle destre populiste. «Perché ha vinto Trump? Perché ‘la classe operaia’ (per una volta esistente, nelle analisi giornalistiche) ha scelto lui. Perché ha vinto la Brexit? Perché le classi popolari si sono rivoltate alla propria classe dirigente e sono nazionaliste e razziste. Perché Lega e Movimento 5 Stelle sono arrivati ad avere il 60% dei consensi? Perché i partiti tradizionali, e quelli di sinistra in particolare, non si sono occupati del ‘disagio’ (per usare un termine di moda tra le élite) delle classi popolari. Ma soprattutto, dove si diffondono il sentimento di insicurezza e l’ostilità all’immigrazione, e quindi le basi del consenso per i partiti di estrema destra? Tra le classi popolari e nelle periferie, naturalmente». La lotta dei gilet gialli nella Francia di Macron ripropone più o meno lo stesso problema. Intervistato da un giornalista, un cittadino francese mobilitato con i gilet gialli ha in poche parole offerto una spiegazione eloquente della relazione tra «classi popolari» e politica nelle nostre democrazie consolidate: «Abbiamo dovuto scegliere la strada della rivolta per farci sentire. Sono mesi, anni che cerchiamo di far capire le nostre esigenze, le nostre frustrazioni, di trasmettere le nostre preoccupazioni sul potere di acquisto, ma nessuno ci ascolta». Questo libro vuole sondare e raccontare la storia della scollatura tra  

Migranti, padre Sorge: “i cattolici stiano con chi salva le vite”

“Come le leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1938 furono accolte, anche nella Chiesa, da un clima di indifferenza collettiva salvo poi anni dopo tutti prenderne le distanze, così anche il Sicurezza bis e questa politica di chiusure apprezzati da una parte del Paese, e da alcuni credenti, mostreranno in futuro la propria disumanità. È così che vanno le cose”.

Padre Bartolomeo Sorge, gesuita, ex direttore di Civiltà cattolica , negli Anni Ottanta tra gli animatori della Primavera di Palermo contro la mafia, in un’intervista a “Repubblica” spiega che il “naturale” consenso di Salvini “verrà prima o poi smascherato”.

“Le leggi non sono tutte sbagliate. Così anche le ideologie. Il Sicurezza Bis ha una parte di verità: nasce dalla paura della gente che pensa che il proprio Paese venga invaso. Non è così – aggiunge – ma la paura è comprensibile. La furbizia di Salvini è di assolutizzare questa parte di verità a discapito del fatto che nel complesso si tratta di misure disumane. Come le leggi razziali dimostrano, parte del Paese non riesce ad andare in profondità e si ferma a questa assolutizzazione”.

Padre Sorge giudica l’ azione di Carola Rackete “Eroica. Di fronte a leggi disumane c’ è sempre qualcuno che ascolta la voce della sua coscienza e si ribella. E spesso è costretto a farlo da solo. Questa voce non può essere repressa da nessun dittatore. Va sempre controcorrente e porta a compiere atti di eroismo.  

L’Euro sfiderà il dollaro?

di Vincenzo Comito

La folle sfida di Trump all’Iran sposta sul piano militare la contesa espressa prima in dazi e sanzioni: le scosse della transizione verso un mondo polarizzato ad Oriente. E l’euro potrebbe giocare le sue carte uscendo dal cono d’ombra del dollaro.

Le possibili conseguenze delle decisioni di Trump

Come ha scritto The Economist nel suo numero del 7 giugno 2019, gli Stati Uniti, sotto la presidenza Trump, stanno militarizzando i loro strumenti economici trasformandoli in armi, un mezzo questo per riaffermare il loro potere nel mondo. L’imposizione di tariffe punitive, il collocamento nella lista nera di aziende tecnologiche cinesi, la minaccia di isolamento di imprese e di paesi dal sistema di pagamenti in dollari e la stretta sulle sanzioni, in particolare, ma non solo, verso l’Iran, mostrano certamente la terribile forza della superpotenza; ma questa tattica, afferma il settimanale, può peraltro portare ad una crisi molto pesante e comunque essa sta erodendo il più valido asset dell’America, la sua legittimazione agli occhi del mondo e la fiducia nel suo sistema. Ma se il paese abusa del suo potere, alla fine lo perderà.

Fareed Zakaria, noto commentatore politico statunitense, ribadisce sostanzialmente lo stesso concetto, affermando, su di un’autorevole rivista statunitense, che stiamo assistendo all’autodistruzione del potere americano (Zakaria, 2019).

Cose molto simili a quelle dei due autori si ritrovano infine anche in uno scritto recente di un autorevole commentatore del Financial Times, Gideon Rachmann (Rachmann, 2019).

 

Referendum sull’acqua, otto anni fa

di Emilio Molinari

Sono passati otto anni e sembra un secolo per gente che ha perso la memoria. Eppure otto anni fa, il 12/13 di giugno, 27 milioni di italiani si pronunciavano per l’acqua pubblica.

Un popolo si recò alle urne, un popolo vero, non sospinto dai partiti che remavano tutti contro, non sollecitati dai talk show, quasi tutti altrettanto contro, solo popolo e comitati e autorganizzazione dal basso.

Otto anni non sono il “decennale” ma forse vale la pena lo stesso di celebrare questo anniversario, dal momento che il parlamento sta cancellando in sordina la nostra legge di iniziativa popolare.

Nel frattempo l’UNICEF e L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dicono che: 1 persona su 3 nel mondo non ha accesso ad acqua sicura da bere. Circa 2,2 miliardi di persone nel mondo non hanno servizi di acqua potabile gestiti in sicurezza, 4,2 miliardi non hanno bagni gestiti in sicurezza e 3 miliardi non hanno servizi di base per lavarsi le mani.

Si muore per questo, si scappa dal proprio paese per questo.

Forse m’illudo, ma è possibile promuovere una iniziativa pubblica, grande, con tutti coloro che hanno continuato a lavorare per l’acqua diritto Umano e bene Comune. Con gli intellettuali e gli artisti che generosamente ci diedero una mano. Con i ragazzi che chiedono di fermare il riscaldamento della terra, con il movimento ecofemminista delle donne, con chi mette in piazza con il Gay Pride centinaia di migliaia di  

Siamo tutti Leviatani?

di Raniero La Valle

Noi siamo un Paese in cui i ladri sono passati per le armi. È successo il 7 giugno quando un tabaccaio di Ivrea ha sparato e ha ucciso un ladro moldavo che non era entrato in casa sua né nel suo negozio, che è la nuova licenza di uccidere, ma stava rubando sulla strada una macchinetta cambiavalute con altri due complici. Abbiamo tanto esecrato certi Stati islamici così opposti alla nostra identità che ai ladri mozzano le mani, ed ecco che siamo diventati più severi di loro, non solo tagliamo ai ladri le mani che rubano, ma togliamo loro la vita che attraversa la nostra, su istigazione del ministro degli Interni e con annesse manifestazioni di tripudio popolare. È “la giustizia a portata di mano” regredita a violenza e vendetta, di cui ha parlato Maria Rosaria Guglielmi, Sostituta Procuratore della Repubblica a Roma, alla recente assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri”. Ed è ritornare all’indietro, oltre Thomas Hobbes, che con un colpo di genio ermeneutico aveva dato avvio allo Stato moderno immaginandolo come il mostro biblico, il Leviatano, che si assumeva il monopolio della violenza e ne dispensava i cittadini, facendoli uscire dallo “stato di natura”, per farli entrare nello “stato civile”; e se nello stato di natura vigeva la legge della uccidibilità generalizzata, per cui nessuno era sicuro in quella lotta di tutti contro tutti, nello stato civile avrebbe regnato la sicurezza pubblica e  

L’illusione, l’odio e la sinistra

di Alberto Leiss

Mi capita di ricordare la frase ripetuta nel “battutario” (il catalogo di titoli di giornale nei diversi formati e caratteri tipografici) che usavo, giovane cronista, nella redazione genovese dell’Unità: “Non inorgoglirsi nelle vittorie, non abbattersi nelle sconfitte”. Si imparava a non sbagliare il numero delle battute accolte dal piombo fuso, e si meditava – sorridendone, erano già gli anni ‘70 – sul quel precetto per militanti severi.
La citazione è rivolta ai tanti amici e amiche che hanno scommesso, come votanti, attivisti, candidati, sulla affermazione della “sinistra” alla sinistra del Pd. Se si è sicuri delle proprie idee non bisogna demordere. Tanto più in un contesto dove l’elettorato è ormai un mistero volatile. I votanti si spostano da un partito all’altro, o dalla partecipazione all’astensione, a botte di milioni. Vedi i risultati di Lega e Grillini, del Pd, mentre l’affluenza tra le politiche dell’anno scorso e le europee di domenica è passata dal 73 per cento al 56. Io stesso, del resto, sono un elettore ondivago. In passato ho votato per la lista con Tsipras, o per il Pd. Domenica se avessi votato a Roma avrei scelto La Sinistra per stima e affetto verso un amico candidato. Ma avendo votato a Genova ho preferito dare la preferenza a Pisapia e Majorino – oltre che alla giovane genovese Radicchi – due politici che hanno dimostrato che si può dire e fare qualcosa di sinistra al governo di una  

Il blocco di destra

di Mario Pianta

Flat tax, Tav, privilegi alle regioni ricche, stretta sull’immigrazione e sulla ‘sicurezza’. Questa l’agenda di governo di Matteo Salvini all’indomani delle elezioni europee, vinte il 26 maggio con il 34,3% ; cinque anni fa la Lega aveva avuto il 6,2%, alle politiche dell’anno scorso il 17%. Con Forza Italia all’8,8% e Fratelli d’Italia al 6,5%, il blocco di destra in Italia arriva alla metà dei consensi.

Il Movimento Cinque Stelle crolla al 17,1%, perdendo metà dei voti rispetto alle politiche del 2018 ed è in calo anche rispetto al 21,2% delle europee del 2014. Il Pd ha il 22,7%, contro il 18,7% del 2018 e il 40,8% delle europee di cinque anni fa, all’inizio dell’era di Matteo Renzi.

In termini assoluti, con il calo dei votanti dal 73% delle politiche 2018 al 56% di domenica scorsa, gli spostamenti risultano molto più contenuti. Il blocco di destra ottiene 13 milioni di voti contro i 12 milioni delle politiche 2018, con la Lega che passa da 5,7 a 9,1 milioni di voti, risucchiando consensi da Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia aumenta i voti assoluti.

Il Pd mantiene i suoi 6 milioni di voti. Sono i Cinque Stelle invece a perdere metà dei voti ottenuti l’anno scorso, sia verso l’astensione, sia verso la Lega.

Due fatti sembrano dominare ora la politica italiana, vista nel quadro europeo. Il primo è il consolidamento di un blocco di destra con la leadership di  

Sovversivismo di governo

di Giulio Marcon

Dopo il successo elettorale alle europee, il (vice) premier Salvini ha rilanciato la sua agenda, mettendo con le spalle al muro i 5 Stelle: oltre al TAV anche la flat tax, il decreto Sicurezza-bis e l’“autonomia differenziata”. Un’agenda – per noi di Sbilanciamoci! – indigeribile e sovversiva rispetto alla costituzione materiale del nostro Paese.

La flat tax è un favore ai ricchi, uno schiaffo alle diseguaglianze economiche (che cresceranno ancora) e un fardello per le future generazioni. Come già fece Reagan negli anni ’80, il taglio delle tasse provocherà una voragine del debito pubblico, sempre che Bruxelles (a loro dobbiamo affidarci) glielo faccia fare. La flat tax sovverte inoltre il principio di progressività fiscale previsto dall’art. 53 della Costituzione.

Il decreto Sicurezza-bis rappresenta un accanimento contro i migranti e il dissenso politico e sociale. Oltre a essere incostituzionale per la mancanza dei requisiti di necessità e urgenza, il testo (che contiene provvedimenti contro la violenza negli stadi a campionato concluso) è manifestatamente eterogeneo: cosa hanno a che fare le Universiadi di Napoli con tutto il resto del decreto è difficile da capire. Il decreto sovverte l’art. 3 della Costituzione (il principio di eguaglianza) e i principi di proporzionalità e ragionevolezza della pena – ribaditi dalla Corte costituzionale nella sentenza numero 10 del novembre 2016 – quando prevede fino a 4 anni di carcere per un fumogeno a una manifestazione. Per non parlare delle multe alle navi che soccorrono  

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