30 giugno 2014, Globalizzazione ed Europa

Sull’acqua lezione di democrazia greca

di Caterina Amicucci

Un referendum autorganizzato contro la privatizzazione del servizio idrico spaventa il governo. E riapre la partita.

Il 18 maggio si è svolto a Salonicco il referendum contro la privatizzazione dell’Eyath, la società che gestisce il servizio idrico nel distretto municipale e che, in onore dei memorandum sottoscritti dalla Grecia con la troika in cambio del piano di salvataggio da 172 miliardi di euro, è finita nel fondo ellenico per lo sviluppo degli asset (www.hradf.com).
Si tratta di uno strumento finanziario creato dal governo Samaras con l’obiettivo di vendere il patrimonio pubblico nazionale, incluse le società che gestiscono il servizio idrico nelle aree metropolitane, di proprietà statale. L’iter di privatizzazione dell’Eyath è cominciato con una gara di prequalificazione che si è svolta lo scorso anno dalla quale sono state ammesse a presentare proposte di acquisto la francese Suez e l’israeliana Mekorot. In realtà l’ unica vera società in pista è Suez che possiede già il 5% dell’Eyath e si dice sia consorziata con il magnate dei media greco George Bobolas. L’Eyath è una società che genera 20 milioni di euro di profitto l’anno e con soli 80 milioni la multiutility francese potrebbe portarsi a casa il 51% della società.
Comitati di cittadini e il sindacato dei lavoratori hanno convocato un referendum autorganizzato. L’iniziativa ha visto l’adesione dei 16 municipi, di variegato colore politico, che compongono l’area metropolitana di Salonicco che ha consentito di programmare la consultazione in concomitanza con le elezioni amministrative del 18 maggio. Una scommessa enorme, garantire una o più urne in ognuna delle 200 scuole con la mobilitazione di almeno 1500 volontari.
Il referendum aveva solo un valore consultivo in quanto in Grecia la consultazione popolare può essere ufficialmente convocata solo attraverso l’approvazione del Parlamento e ciò, di fatto, rende lo strumento privo di significato. Nonostante questo è riuscita a spaventare il governo che a meno di 24 ore dall’apertura dei seggi ha dichiarato il referendum illegale e proibito l’utilizzo delle liste elettorali. Una mossa che aveva un duplice obiettivo, da un lato spaventare i volontari dall’altro delegittimare la procedura di votazione. Ma la mossa del governo si è trasformata in un boomerang, il referendum si è svolto nelle strade ed è stato un successo. Lo spoglio, realizzato da un centinaio di volontari sotto il controllo dell’associazione degli avvocati si è concluso alle 4.30 di mattina del giorno seguente, totalizzando 219 mila schede di cui 213 mila contro la privatizzazione dell’acqua. Un risultato eccezionale, considerando che l’affluenza alle elezioni ufficiali è stata di 428 mila e quindi più del 50% degli elettori si è espresso attraverso un referendum interamente autorganizzato.
Naturalmente il governo è intenzionato ad andare avanti ma alcuni contrastanti segnali dimostrano che l’iniziativa è servita a dare una scossa. Il Consiglio di Stato ha contemporaneamente dichiarato incostituzionale la privatizzazione dell’Eydap, la società di Atene e respinto il ricorso del sindacato dell’Eyath. La Suez si è affrettata a dire che a Salonicco non è in corso una privatizzazione ma la costruzione di una partnership pubblico-privata. Nel clima di confusione della dittatura finanziaria greca una cosa è certa: la partita è ancora aperta e la battaglia per l’acqua bene comune prosegue rafforzata dal successo di un’iniziativa dal basso senza precedenti nella storia politica del paese.

(www.sbilanciamoci.info , n.339/2014)

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