8 ottobre 2013, Globalizzazione ed Europa

La lettera di Esquivel a Obama

Lettera aperta al Presidente Barack Hussein Obama

Ascolta il clamore dei popoli !
La situazione in Siria è preoccupante e una volta di più gli Stati Uniti, erigendosi a gendarmi del mondo, pretendono di invadere la Siria in nome della “Liberta’” e dei “Diritti Umani”.

Il tuo predecessore George W. Bush nella sua follia messianica seppe strumentalizzare il fondamentalismo religioso per intraprendere le guerre messianiche in Afganistan e in Irak.  Quando dichiarava che conversava con Dio, e che Dio gli diceva che doveva attaccare l’Irak, lo faceva perché era il giudizio di Dio quello di esportare la “libertà” nel mondo.

Tu hai parlato, in occasione dei 50 anni della morte del Reverendo Luther King, anche lui Premio Nobel per la Pace, della necessità di portare a termine il “Sogno” della tavola condivisa, di colui che era la più significativa espressione della lotta per i diritti civili contro il razzismo nella principale democrazia schiavista del mondo.
Luther King fu un uomo che dette la propria vita per dare la vita, e per questo è un martire del nostro tempo.

Lo hanno ucciso dopo la Marcia su Washington perché  con la disobbedienza civile esortava a non continuare a essere complici della guerra imperialista contro il popolo del Vietnam. Credi veramente che invadere militarmente un altro popolo significa contribuire a questo sogno?

Armare i ribelli per poi autorizzare l’intervento della NATO non è una novità per il tuo paese e per i tuoi alleati. E neppure è una novità che gli Stati Uniti pretendano di invadere paesi accusandoli del possesso di armi  di distruzione di massa, che nel caso dell’Irak risultò non essere vero. Il tuo paese appoggiò il regime di Saddam Hussein che aveva utilizzato armi chimiche per fare strage della popolazione kurda e anche contro la Rivoluzione iraniana e non fece nulla per sanzionarlo, perché in quel momento eravate alleati.
Ed ora pretende di invadere la Siria senza neppure conoscere i risultati delle indagini che l’ONU sta facendo con la autorizzazione dello stesso governo siriano. Certamente l’uso delle armi chimiche è immorale e condannabile, ma il tuo governo non ha alcuna autorità morale per giustificare un intervento.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha dichiarato che un attacco militare in Siria potrebbe aggravare il conflitto.

Il mio paese, l’Argentina, che sta esercitando la Presidenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ha reso pubblica la propria posizione contro un intervento militare straniero nella Repubblica di Siria rifiutando di essere “complice di altre morti”.

Anche Papa Francesco ha invitato a globalizzare la richiesta di pace e ha proclamato una giornata di digiuno e preghiera contro la guerra per il giorno 7 settembre, alla quale aderiamo.
Perfino il tuo storico alleato, la Gran Bretagna, si è rifiutata (almeno per ora) a essere partecipe dell’invasione.
Il tuo paese sta trasformando la “Primavera Araba” nell’inferno della NATO, provocando guerre in Medio Oriente e dando via libera alla rapina delle “corporations” internazionali.

L’invasione che annunci condurrà a maggior violenza e a ulteriori morti, come pure alla destabilizzazione della Siria e della regione.

Con quale obbiettivo? Il lucido analista Robert Fisk ha precisato che l’obbiettivo è l’Iran e anche il rinvio della concretizzazione dello Stato palestinese, e non l’indignazione che produce la morte di centinaia di bambini siriani ad essere ciò che motiva il vostro intervento.

E proprio quando in Iran ha trionfato (nelle recenti elezioni – ndt) un governo moderato, e quindi si potrebbe cercare di contribuire a tracciare scenari di negoziati pacifici ai conflitti in essere. Questa politica sarà suicida da parte tua e del tuo paese.

La Siria necessita una soluzione politica, non militare. La comunità internazionale deve dare il proprio appoggio alle organizzazioni sociali che ricercano la pace. Il popolo siriano, come qualunque altro, ha diritto alla propria autodeterminazione e a definire il proprio processo democratico e noi dobbiamo contribuire in quello di cui ha bisogno.

Obama, il tuo paese non possiede l’autorità morale né la legittimazione né la legalità per invadere la Siria né alcun altro paese. Ancor meno da quando ha assassinato in Giappone 220.000 persone lanciando bombe di distruzione di massa.

Nessun parlamentare del Congresso degli Stati Uniti può legittimare ciò che è illegittimabile né legalizzare ciò che è illegalizzabile. Specie tenendo presente quanto ha detto alcuni giorni fa l’ex presidente nordamericano James Carter: «Gli Stati Uniti non hanno una democrazia che funziona».

Lo spionaggio illegale realizzato dal tuo governo al popolo nordamericano sembra non essere del tutto efficienti, perché secondo un’inchiesta pubblica della Reuters il 60% degli statunitensi si oppone all’invasione che vuoi realizzare.

Per questo ti chiedo, Obama, a chi obbedisci?
Il tuo governo si è trasformato in un pericolo per l’equilibrio internazionale e per lo stesso popolo statunitense. Gli stati Uniti sono divenuti un paese che non può cessare di esportare morte per mantenere la propria economia e il proprio potere. Noi non smetteremo di cercare di impedirlo.

Sono andato in Irak dopo i bombardamenti realizzati dagli Stati Uniti nella decade dei ’90, prima dell’invasione che rovesciò Saddam Hussein. Ho visto un rifugio pieno di bambini e di donne assassinati da missili telecomandati. “Danni collaterali” li chiamate voi.

I popoli stanno dicendo BASTA alle guerre. L’umanità reclama la Pace e il diritto a vivere in libertà. I popoli chiedono di trasformare le armi in aratri e il cammino per realizzarlo è “DISARMARE LE COSCIENZE ARMATE”.

Obama, non dimenticare mai che sempre si raccolgono i frutti di ciò che abbiamo seminato. Qualsiasi essere umano dovrebbe seminare pace e umanità, e ancor di più dovrebbe farlo un Premio Nobel per la Pace. Spero che tu non trasformi il “sogno di fraternità” cui anelava Luther King in un incubo per i popoli e per l’umanità.

Ricevi il saluto di Pace e Bene

Adolfo Pérez Esquivel
Premio Nobel per la Pace

(Traduzione di Aldo Zanchetta per Luccacontrolaguerra, www.luccacontrolaguerra.org)
(www.vita.it , 6 settembre 2013)

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