12 dicembre 2017, Globalizzazione ed Europa

Il realismo del disarmo nucleare

di Mao Valpiana*

Con il Simposio “Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale” papa Francesco ha dato un contributo importante alla nonviolenza: “Il disarmo non è un’utopia, ma un sano realismo”. Il Movimento Nonviolento, che ha sempre fatto del disarmo unilaterale un obiettivo politico fondamentale, è davvero grato al pontefice per questa sua presa di posizione.

La dottrina cattolica sul tema della pace ha fatto un fondamentale passo in avanti: non solo è da condannare con fermezza la minaccia dell’uso di armi atomiche, ma anche il loro semplice possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l’intero genere umano.

Le 15mila testate nucleari presenti nel pianeta sono un pericolo costante, un’ipoteca sul futuro dell’umanità. Gli Stati che possiedono o ospitano bombe atomiche (Cina, Francia, Regno Unito, Russia, USA, India, Corea del Nord, Pakistan, Israele, Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia) sono condannati. Se vogliono essere assolti, devono liberarsi dell’armamento atomico.

Ed è questa la richiesta precisa che viene dal Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, approvato dall’Assemblea delle Nazioni Unite, che ora aspetta la ratifica di almeno 50 Stati membri per entrare in vigore.

L’obiettivo politico, liberare l’umanità dall’incubo nucleare, dichiarare illegali le bombe atomiche, è in sostanza stato premiato con il Nobel conferito ad Ican (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons).

Il Premio Nobel per la Pace 2017 è un incoraggiamento ad una campagna partita dal basso, dalla società civile, che ha raggiunto per la prima volta uno storico accordo.

Nell’elenco dei Nobel ben otto premi sono stati dedicati alla causa del disarmo: nel 1962 contro i test nucleari; nel 1974 per l’adesione del Giappone al trattato di non proliferazione; nel 1982 ai delegati all’Assemblea generale delle Nazioni Unite sul disarmo; nel 1985 per le Campagne informative sulle conseguenze catastrofiche della guerra atomica; nel 1995 per ridurre il ruolo delle armi nucleari nella politica internazionale; nel 1997 per la campagna contro le mine anti-uomo; nel 2005 per gli sforzi per impedire che l’energia nucleare venga usata per scopi militari; nel 2013 alla campagna per eliminare le armi chimiche. E finalmente nel 2017 si aggiunge Ican con il suo lavoro «per portare l’attenzione alle conseguenze umanitarie catastrofiche di qualunque uso delle armi nucleari e per i suoi straordinari sforzi per ottenere un trattato che metta al bando queste armi».

“Italia ripensaci” è la campagna che Rete Italiana Disarmo e Senzatomica (due organizzazioni nazionali aderenti ad Ican) stanno conducendo per premere sul governo italiano affinché ratifichi il Trattato (così come ha già fatto, per primo, il Vaticano). La forza per raggiungere questo obiettivo non verrà dal Nobel ma dalla determinazione di ciascuno di noi a percorrere questa strada. Il Nobel non servirà a nulla se non saranno la gente, i popoli, parlamenti e governi a trovare la strada, ognuno a partire da se stesso, di uscita dal nucleare, come passo per un’uscita dalla preparazione della guerra. Il disarmo unilaterale deve iniziare qui ed ora.

Le cerimonia di consegna del Premio che avverrà il 10 dicembre ad Oslo, sarà un momento importante per la crescita generale della consapevolezza che l’umanità deve raggiungere: secondo l’orologio dell’apocalisse del Bollettino degli scienziati atomici, mancano solo due minuti e mezzo alla mezzanotte.

* Mao Valpiana è presidente del Movimento nonviolento

(Adista Notizie, n.40/2017)

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