20 maggio 2015, Cultura - Globalizzazione ed Europa

Gli invisibili d’Europa. Ritratto dei nuovi poveri orfani del welfare

di Paolo Griseri

Nel suo ultimo studio Chiara Saraceno analizza le condizioni di vita di un occupato su dieci del Vecchio continente: donne e giovani costretti a vivere con lo spettro dell’indigenza. Anche quando il lavoro c’è.

Chi non lavora non mangia. Ma non è detto che chi lavora abbia di che sfamarsi. La categoria dei “lavoratori poveri”, un ossimoro fino agli ultimi anni del Novecento, è solo uno dei sottinsiemi della povertà che Chiara Saraceno indaga ne Il lavoro non basta. La povertà negli anni della crisi.

Un affresco sulla miseria nell’Europa dell’euro, sul nostro abituarci all’aumento dei poveri nelle città, una specie di aggiornamento con dati e cifre di oggi dell’immagine dei Mangiatori di patate di Van Gogh, dipinto a fine Ottocento.

«Ho voluto rappresentare questa povera gente che mangia con le mani nel piatto e ha zappato la stessa terra dove quelle patate sono cresciute», raccontava il pittore olandese per illustrare il significato sociale della sua opera. Quanti sono oggi gli europei che, come i contadini di Van Gogh, non riescono a vivere del proprio lavoro?

Chiara Saraceno indaga e propone un viaggio nelle povertà del Vecchio continente. Racconta l’aumento, con la crisi, dei lavoratori poveri che non raggiungono, con il loro reddito, la soglia della povertà. Erano l’8,5 per cento nel 2008, prima che arrivasse l’onda lunga della crisi americana, sono diventati il 9,3 per cento nel 2010.

Questo significa che quasi un occupato europeo su dieci non vive decentemente con i proventi del suo lavoro. La fine dell’equivalenza tra occupazione e benessere, una bestemmia nell’Italia del boom economico, è solo una delle conseguenze della crisi. Il danno maggiore, si capisce bene leggendo le ricerche citate dal libro, è quello legato al taglio drastico dei trasferimenti per il sostegno sociale delle fasce deboli.

Un sistema che in tutta Europa ha funzionato negli anni da vero airbag sociale e che ora sta venendo meno. Così come, contemporaneamente, stanno riducendosi le tutele legate alla famiglia tradizionale: l’aumento delle famiglie monoreddito e quello, contemporaneo, del numero dei single ha finito per far venire meno sia i sussidi pubblici, falcidiati dalla crisi del welfare, sia quelli privati.

Di questa nuova indigenza fanno le spese i giovani, le donne e i minori. Gli under 18 che sono a rischio povertà sono 27 milioni in Europa e sono aumentati di un milione nel periodo 2008 2012. Cifre impressionanti, macerie di quello che un tempo era stato il welfare europeo e che ora, superata, si spera, la fase più acuta della crisi, sarà molto difficile provare a ricostruire. Sempre che si voglia farlo. In alternativa si finirà per omologare il sistema sociale europeo a quello anglosassone.

(“La Repubblica”, 7 aprile 2015)

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