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	<description>Le idee e la società civile</description>
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		<title>Don Tonino il pacifista</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2013 22:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Borsetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div id="content"> <div id="post-1222"> <div> <p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-7435" title="don tonino bello" src="http://www.ideesocietacivile.it/wp/wp-content/uploads/don-tonino-bello-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />di Luca Kocci</p> <p>Nel dicembre del 1992 a Sarajevo, sotto assedio dal mese di aprile, cadono le bombe. Cinquecento pacifisti, il 7 dicembre, si imbarcano ad Ancona e, dopo un traversata burrascosa con mare forza 8, raggiungono Spalato e poi la capitale bosniaca, la sera dell’11 dicembre, per una marcia della pace attraverso la città promossa dai Beati i costruttori di pace. Ci sono militanti nonviolenti e dei partiti della sinistra, i sindaci, qualche parlamentare e diversi preti. C’è anche don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi, che racconterà i momenti salienti di quell’esperienza anche sulle colonne del <em>manifesto</em>, con cui collaborava dal 1990. La marcia di Sarajevo sarà una delle sue ultime azioni: morirà pochi mesi dopo, il 20 aprile del 1993 – venti anni fa –, sconfitto da un tumore che lo affliggeva già da molti mesi. La strada per la pace è la «nonviolenza attiva, gli eserciti di domani saranno questi: uomini disarmati», disse allora in un cinema di Sarajevo illuminato da fiaccole e candele perché mancava l’elettricità. Un discorso che ricorda molto bene ancora oggi Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, anche lui presente alla marcia. «Don Tonino prese la parola per dire che eravamo giunti fino lì per comunicare ai nostri fratelli che eravamo loro vicini e che il mondo non li aveva dimenticati – racconta Bettazzi –. In secondo luogo che eravamo giunti fin &#160;<a title="Don Tonino il pacifista, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/don-tonino-il-pacifista/7434/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>Don Andrea Gallo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 22:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Borsetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Tonio Dell&#8217;Olio</p> <p><img class="alignright" style="width: auto; height: auto; max-height: 160px; max-width: 160px;" title="Angelicamente Anarchico" src="http://farm8.static.flickr.com/7148/6462361771_ac871a4798_m.jpg" alt="Angelicamente Anarchico" /></p> <p>Don Andrea è stata la provocazione fatta carne. Avendo sposato indissolubilmente il Vangelo &#8220;sine glossa&#8221; di Gesù Cristo non poteva essere altro che sassolino nelle scarpe di borghesi e benpensanti. A cominciare da quelli che pensano di poter coniugare quel Vangelo con una coscienza tranquilla e talvolta compiacente. Don Andrea ha sempre camminato &#8220;in direzione ostinata e contraria&#8221;. Ha unito sempre l&#8217;annuncio alla denuncia. Mai generica e sempre scomoda. Mai salottiera e sempre sigillata da un impegno sulla strada. Con gli ultimi, scarto scandaloso dell&#8217;ingiustizia, della diseguaglianza, del disagio. Non è vero che siamo orfani. Quella profezia ha avuto il coraggio e la sapienza di seminarsi nel terreno della vita di tante e tanti. Il porto di Genova e i suoi carruggi portano impresso a sigillo i suoi passi e le sue parole. Eco che non può essere soffocato, voce che si sottrae alla confusione, pentecoste che si rinnova, soffio di vita nuova anche quando un uomo muore senza spegnersi. Don Andrea è lì. Con il suo sigaro e il suo sorriso, con la sua parola graffiante e la sua verità senza sconti, con la sua analisi spietata e la sua speranza sempre oltre la nostra. E non è l&#8217;illusione degli irriducibili. Piuttosto si tratta di una vita forgiata a Vangelo che non smette di vivere solo perché è morta.</p> <p>(www.mosaicodipace.it , rubrica &#8220;mosaico dei giorni&#8221;, 23 maggio 2013)</p> ]]></description>
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		<title>Napolitano, Berlusconi e il brivido delle larghe intese</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 22:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Borsetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div id="header"> <div id="logo"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-7430" title="rossana rossanda" src="http://www.ideesocietacivile.it/wp/wp-content/uploads/rossana-rossanda-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />di Rossana Rossanda</div> </div> <div id="columns"> <div id="sidemenu-position"> <div id="sidemenu"> <div id="newsletter-registration"> Il neopresidente Napolitano impone le larghe intese con Berlusconi e bacchetta tutti tranne lui nel suo discorso d’insediamento. Che suscita l’entusiasmo generale, Sel e grillini esclusi. Ora anche il governo si farà sotto il dettato di Napolitano </div> </div> </div> <div id="main-position_int"> <div id="main_int"> <div> <p>Le larghe intese non sono un orrore, ha asserito ieri Giorgio Napolitano nella sua intemerata alle Camere. E invece possono essere un orrore, insegna la storia del Novecento. Facta e Hindenburg avrebbero dovuto rifiutare, come potevano fare, l’intesa con Mussolini e Hitler. Non mi si risponda che Berlusconi non è né Mussolini né Hitler, l’argomento con il quale è asceso al potere è lo stesso con il quale arrivarono al potere i due: è il popolo che li ha espressi. Senonché non sono stati loro a iniettare nel popolo l’antisemitismo, la repressione, la guerra, non se li erano inventati, stanno nelle viscere di ogni società in crisi e una Costituzione democratica è fatta per frenarli. Ma Giorgio Napolitano ha da tempo deciso di dare priorità all’unità nazionale rispetto ai principi basilari della convivenza democratica. Questa è la rotta che egli traccia, e da essa è perfettamente legittimato a entrare nel governo Silvio Berlusconi, imputato di corruzione e concussione, non condannato esclusivamente per scadenza dei termini, operazione sublime della sua squadra di avvocati. Non per caso ieri era felice, e &#160;<a title="Napolitano, Berlusconi e il brivido delle larghe intese, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/napolitano-berlusconi-e-il-brivido-delle-larghe-intese/7429/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>Il cambiamento? Un&#8217;altra volta (ma salviamo la passione che lo chiede)</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 22:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guglielmo Bauleo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div id="mainwrapper"> <div id="leftcontent"> <div id="post-1408"> <p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-7426" title="giorgio napolitano" src="http://www.ideesocietacivile.it/wp/wp-content/uploads/giorgio-napolitano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />di Letizia Paolozzi</p> <p>Questo non è il paese del “nuovo che avanza”. Con l’elezione-bis di Giorgio Napolitano bisogna ammettere che l’Italia si aggrappa all’orlo dei pantaloni di un signore di 88 anni. Operazione non proprio d’avanguardia. Che volete? Noi preferiamo le soluzioni barocche. Naturalmente, in punta di Costituzione. Il cambiamento no, non ci aggrada.</p> <p>Benché, per un mese e mezzo Pier Luigi Bersani proprio il cambiamento avesse esaltato. Doveva acchiapparlo per la coda. Pareva a portata di mano con la proposta al Movimento 5 Stelle di un avvenire radioso nel futuro governo.</p> <p>Immagino che appunto per raggiungere lo scopo, il segretario Pd si sia sottoposto alle umiliazioni in streaming. Un individuo “normale” avrebbe risposto a padellate: il politico ha da portare la sua croce.</p> <p>Il momento non è buono (e non da oggi) per una sinistra che ha visto affondare quella cultura politica novecentesca legata al territorio, ai sindacati, alla militanza. Ora la militanza si pratica con le primarie oppure corre via web. Durante l’elezione del Presidente della Repubblica fioccano i messaggio twittati. Il “fuori” incalza: chiudete le segrete stanze dove avviene la trattativa o la mediazione. La piazza rumoreggia. Due iscritti (per la tv diventano migliaia) strappano la tessera. “La prossima volta le salsicce ve le cuocete da soli”. Il Movimento 5 Stelle promette “la marcia su Roma”. L’opinione pubblica (concetto quanto mai insicuro, scientificamente parlando) pende dalla tv. Prendere la parola, &#160;<a title="Il cambiamento? Un&#8217;altra volta (ma salviamo la passione che lo chiede), continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/il-cambiamento-unaltra-volta-ma-salviamo-la-passione-che-lo-chiede/7424/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>Riforma del Papato</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raniero La Valle</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica e società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Raniero La Valle</p> <p><img class="alignright" style="height: auto; width: auto; max-height: 160px; max-width: 160px;" title="Città del Vaticano" src="http://farm9.static.flickr.com/8291/7723963874_38218d88da_m.jpg" alt="Città del Vaticano" /></p> <p>Il metodo che abbiamo scelto per partecipare alle celebrazioni dei 50 anni dal Concilio Vaticano II si è rivelato molto fruttuoso: esso consiste non nel ricordare, ma in un capire differito; non ridare colore a immagini sfocate ma capire oggi, nella nuova situazione della Chiesa e del mondo, ciò che pur c’era nell’evento del Concilio, ma che allora non capimmo, cose che allora erano rimaste nascoste perfino ai suoi principali protagonisti. Una cosa di cui allora nessuno si accorse fu che nella “Pacem in terris” di papa Giovanni, suo estremo magistero prima della morte, non solo c’era una grande novità teologica e antropologica, ma c’era in nuce la riforma del papato e perciò della Chiesa. E’ questa la conclusione a cui è giunta la grande assemblea ecclesiale intitolata alla “Chiesadituttichiesadeipoveri” che si è tenuta il 6 aprile a Roma e ormai già per la seconda volta in un anno. L’esame dell’enciclica giovannea ha rimandato alla storia della sua redazione, i cui documenti sono stati magistralmente pubblicati da Alberto Melloni. Da questi documenti risulta la perfetta consapevolezza, da parte del Papa e dei suoi teologi di fiducia, che i contenuti dell’enciclica – il riconoscimento a ogni essere umano del diritto alla libertà; la libertà sullo stesso piano della verità, della giustizia e dell’amore; la perfetta parità di diritti e di doveri della donna e dell’uomo – erano il &#160;<a title="Riforma del Papato, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/riforma-del-papato/7380/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>Responsabilità e demagogia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 22:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Bersani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-7360" title="crisi politica italiana" src="http://www.ideesocietacivile.it/wp/wp-content/uploads/crisi-politica-italian-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />di Claudio Sardo</p> <p>Lo stallo politico è insopportabile per il paese. Ma per uscirne – e dare finalmente all`Italia un governo capace di occuparsi del lavoro, delle imprese, delle famiglie – ci vuole coraggio e spirito di verità. Anche se i demagoghi sembrano fare fortune predicando il tanto peggio, tanto meglio. Ieri Giorgio Napolitano ha commemorato Gerardo Chiaromonte – indimenticato dirigente comunista e direttore de l`Unità – e ha ricordato la drammatica stagione 76-79. Una stagione in molti tratti simile a quella che stiamo vivendo. Anche allora le elezioni diedero un risultato paralizzante. Anche allora l`Italia attraversava una gravi crisi economica e, insieme, un`incipiente crisi di sistema. Dc e Pci, i «due vincitori», i due avversari storici, trovarono il coraggio di definire un quadro d`intesa politica per avviare la legislatura e aprire una strada verso il futuro.</p> <p>Aldo Moro la chiamò «terza fase». Enrico Berlinguer sperava di ritrovare nel «compromesso storico» lo slancio innovatore dell`Assemblea costituente. Poi Moro venne ucciso. E Berlinguer sconfitto dalla svolta a destra della Dc. Erano in campo robuste forze anti-sistema. E, nella storia italiana, le forze anti-sistema hanno sempre spostato gli equilibri a favore della destra.</p> <p>Eppure quella coraggiosa stagione salvò l`Italia dal declino economico e civile, respinse la minaccia terroristica, realizzò riforme sociali che per decenni hanno ampliato i diritti e ridotto le diseguaglianze (a partire dall`istituzione del servizio sanitario nazionale, in luogo delle mutue corporative). Non ci fu un governo di &#160;<a title="Responsabilità e demagogia, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/responsabilita-e-demagogia-2/7352/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>Una sola strada da seguire</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 22:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guglielmo Bauleo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-7365" title="Il Pd" src="http://www.ideesocietacivile.it/wp/wp-content/uploads/Il-Pd1-241x300.jpg" alt="" width="241" height="300" />di Piero Ignazi</p> <p>Se il presidente Napolitano, saggiamente, non avesse fatto scendere la tensione nominando i due comitati di esperti, una sorta di micro-bicamerale, non ci sarebbe stato l’incontro di ieri tra Bersani e Berlusconi. Grazie alla pausa di riflessione “presidenziale” è maturato un clima meno gladiatorio. Inoltre, all’interno di ciascun partito si è sviluppato un dibattito più articolato.</p> <p>I grillini hanno incominciato a discutere apertamente e nel merito – e a sbuffare sempre più sonoramente contro gli ukase genovesi; nel Pd, come da tradizione, si è aperto il vaso di Pandora, con un Matteo Renzi ritornato pimpante come ai tempi delle primarie; e persino nel Pdl si sono alternati grida di guerra a ragionamenti articolati e dialogici. I più ricettivi del nuovo spirito dei tempi sono stati Pd e Pdl mentre il M5S sembra seguire – per ora – una traiettoria solitaria, al limite del solipsismo, sempre più radicale, di contestazione globale. I leader dei due partiti “tradizionali”, incontratisi giustamente e finalmente in una sede istituzionale e non di fronte ad una crostata, non possono però pretendere di rappresentare, come nel passato, la totalità delle opinioni dei cittadini. C’è anche un convitato di pietra che benché si autoescluda rappresenta un quarto dell’elettorato. La stessa tessitura discreta che il Pd ha messo in campo per arrivare al tête à tête tra Bersani e Berlusconi dovrà ora essere attivata anche nei confronti dei grillini. Il segretario del Pd lasci perdere &#160;<a title="Una sola strada da seguire, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/una-sola-strada-da-seguire/7332/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>Andreotti non andò al funerale di mio padre, preferiva i battesimi</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 22:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Umberto Cerasoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div> <div id="main-content"> <div> <div> <div> <div> <p><img class="alignright size-full wp-image-7515" title="Andreotti in paradiso" src="http://www.ideesocietacivile.it/wp/wp-content/uploads/Andreotti-in-paradiso1.jpg" alt="" width="226" height="223" /></p> <p>di Nando Dalla Chiesa</p> <p>Non posso negarlo. Con lui avevo una questione personale. Per via dell’<strong>assassinio</strong> di un prefetto che mi era caro. Ucciso a Palermo il 3 settembre del 1982. Che era stato al suo diretto servizio: lui capo del governo, il prefetto – allora generale dei carabinieri – alla guida della lotta al <strong>terrorismo</strong>. Una settimana dopo quel 3 settembre venne intervistato alla festa dell’Amicizia (ossia della <strong>Democrazia cristiana</strong>) da Giampaolo Pansa. Che gli domandò perché non fosse andato ai funerali del prefetto. “Perché preferisco andare ai battesimi”, rispose lui mandando in sollucchero il pubblico.</p> <p>Era la sua <strong>ironia</strong>, quella che deliziava politici e giornalisti cortigiani. Poi andò dai democristiani siciliani e li invitò tra gli applausi a respingere “il falso moralismo di chi ha la bava alla bocca”. Ricordai perciò subito quel che il prefetto mi aveva detto passeggiando in campagna qualche settimana prima di essere ucciso, per spiegarmi perché gli fosse così duro rappresentare la legge a <strong>Palermo</strong>: “Gli andreottiani ci sono dentro fino al collo”. Feci a un quotidiano alcuni di quei nomi, invitando a cercare nei loro ambienti di partito i <strong>mandanti</strong> del <strong>delitto</strong> e mi costò un marchio di infamia. Scoprii poi che l’uomo politico si era pubblicamente pronunciato contro la nomina a prefetto della vittima sostenendo che il vero pericolo venisse da Napoli e non da Palermo, dove pure avevano tirato giù in pochi anni tutte le più alte &#160;<a title="Andreotti non andò al funerale di mio padre, preferiva i battesimi, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/andreotti-non-ando-ai-funerali-di-mio-padre-preferiva-i-battesimi/7508/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>In morte di Giulio Andreotti</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 01:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Bianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-7487" title="Andreotti e Padreterno" src="http://www.ideesocietacivile.it/wp/wp-content/uploads/Andreotti-e-Padreterno-252x300.jpg" alt="" width="252" height="300" />di Giovanni Bianco</p> <p>La morte di Andreotti non poteva passare in silenzio. Questo importante esponente della vecchia d.c. ha rappresentato soprattutto l&#8217;anima più torbida e misteriosa della prima Repubblica e del suo partito e ciò a prescindere da eventuali suoi meriti politici.</p> <p>E&#8217; stato detto che sarà la storia a giudicarlo.E&#8217; indiscutibile. Tuttavia la &#8220;storia siamo noi&#8221;, soprattutto in questo caso, nel senso che le sue vicende, i suoi torbidi legami, l&#8217;essere stato il politico di riferimento di parte consistente del &#8220;sommerso della Repubblica&#8221;, cioè di quella piovra tentacolare che includeva la mafia, i servizi segreti deviati,la p2, gladio, la finanza vaticana e lo Ior ecc., ovverosia il &#8220;substrato&#8221; del sistema di potere che ha retto le sorti del Paese per quasi mezzo secolo, ci riguarda da vicino e non può non spingerci ad analizzare e riflettere criticamente. Affermare questo non significa compiere un esercizio di &#8220;dietrologia&#8221;, ma vuol dire avere il coraggio di pensare con autonomia di giudizio e senso critico ed al di fuori di certo giustificazionismo melenso che suona stonato e che prescinde dalla storia reale.</p> <p>Il Divo Giulio ha incarnato l&#8217;anima più cruda e sgradevole del potere democristiano e l&#8217;ala più conservatrice e clericale del suo partito, pur dovendo riconoscergli indubbie e notevoli capacità politiche e di mediazione. Quindi l&#8217;indentificarlo con tutta la d.c. mi sembra riduttivo, schematico e fuorviante, perchè questa criticabile forza politica comprendeva diverse componenti, tra loro spesso non omogenee ed &#160;<a title="In morte di Giulio Andreotti, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/in-morte-di-giulio-andreotti/7486/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>La leggenda di Belzebù</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 11:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guglielmo Bauleo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div id="share-top_gig_containerParent"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-7483" title="Andreotti è morto" src="http://www.ideesocietacivile.it/wp/wp-content/uploads/Andreotti-è-morto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />di Eugenio Scalfari</div> <div></div> <div>Giulio Andreotti è stato il vero  -  e mai risolto  -  mistero della prima Repubblica. Una cosa è certa: Andreotti è stato un personaggio inquietante e indecifrabile, l&#8217;incrocio accuratamente dosato d&#8217;un mandarino cinese e d&#8217;un cardinale settecentesco. Ha tessuto per quarant&#8217;anni, infaticabilmente, una complicatissima ragnatela servendosi di tutti i materiali disponibili, dai più nobili ai più scadenti e sordidi. È stato lambito da una quantità di scandali senza che mai si venisse a capo di alcuno. L&#8217;elenco è lungo: lo scandalo del Sifar (era ministro della Difesa all&#8217;epoca dei dossier di De Lorenzo e di Allavena).&#160;</p> <p>E poi lo scandalo Montedison-Rovelli (allora era presidente del Consiglio), lo scandalo Eni-Petromin (di nuovo presidente del Consiglio), quello Caltagirone, l&#8217;arresto del direttore generale della Banca d&#8217;Italia, Mario Sarcinelli, e l&#8217;incriminazione del governatore Paolo Baffi (che furono ricondotti ad una sua vendetta), lo scandalo Sindona al quale era legato da una dubbia amicizia, quello del Banco Ambrosiano, quello del comandante della Guardia di Finanza in combutta con i contrabbandieri del petrolio e, infine, lo scandalo della P2 che in un certo senso tutti li riassume.</p> <p>Ciascuno di questi casi può assumere l&#8217;aspetto geometrico di una piramide tronca di cui non si riesce a vedere il culmine. Ci sono indizi, amicizie, legami, luogotenenti che mantengono contatti e in caso di necessità si assumono in prima persona le responsabilità (vedi il caso Evangelisti che diede le dimissioni da ministro quando &#160;<a title="La leggenda di Belzebù, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/la-leggenda-di-belzebu-2/7481/">&#8230;</a>]]></description>
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