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	<description>Le idee e la società civile</description>
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		<title>Chiesa e capitalismo</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 23:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raniero La Valle</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica e società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright" style="height:auto;width:auto;max-height:160px;max-width:160px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2385/2457682121_93672817de_m.jpg" alt="" title="" />di Raniero La Valle</p> <p>C&#8217;è una novità nella Chiesa italiana. Uscita dall’ “attonito sbigottimento” enunciato a settembre dal cardinale Bagnasco di fronte alle ultime convulsioni del governo Berlusconi, la Chiesa italiana a livello dei vescovi ha ritrovato la lucidità necessaria per sottoporre ad analisi l’attuale “capitalismo sfrenato” e la finanza internazionale, giungendo a un giudizio estremamente severo, cui nemmeno la sinistra storica è ancora pervenuta in Italia.<br /> Per il cardinale presidente, che ne ha fatto oggetto della sua prolusione al Consiglio permanente della CEI il 23 gennaio scorso, la crisi del sistema va ben oltre la crisi economica, anzi la stessa parola “crisi” è inadeguata ad esprimerla, quando piuttosto siamo “entrati in una fase inedita della vicenda umana”. Ma, al contrario di quanto di buono avrebbe dovuto esserci nell’ “uomo inedito” intravisto a suo tempo da padre Balducci, questo “inedito” che oggi si affaccia sulla scena non ha nulla che sia più umano e promettente, anzi rappresenta uno scacco dell’idea stessa di progresso quale era stata introdotta a partire dal XVIII secolo, cioè dall’Illuminismo.<br /> Non si potevano usare parole più gravi. Vuol dire che qualcosa di grave è avvenuto a livello profondo dei rapporti sociali. Secondo il cardinale Bagnasco è avvenuto che il sistema complessivo nel quale da poco tempo si inscrive la vita del mondo, cioè la globalizzazione, ha perduto ben presto il suo significato positivo, quando l’ “altro” (che nel linguaggio del cardinale non può che essere ciascuna persona &#160;<a title="Chiesa e capitalismo, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/chiesa-e-capitalismo/4517/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>Il deficit più grave della sinistra italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 23:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Montella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright" style="height:auto;width:auto;max-height:160px;max-width:160px;" src="http://farm6.static.flickr.com/5011/5400887600_f6e6bacd9d_m.jpg" alt="Dettaglio della piazza Duomo gremita, a Milano, in appoggio agli operai minacciati" title="Dettaglio della piazza Duomo gremita, a Milano, in appoggio agli operai minacciati" />di Alberto Leiss</p> <p>La discussione aperta da Alberto Asor Rosa è quanto mai opportuna (“I sette pilastri della saggezza”, il manifesto 19/1). Interrogarsi su Monti e sull’atteggiamento politico da assumere nei confronti del suo “strano” governo significa infatti verificare se si è capaci – come direbbe Tronti – di formulare un giudizio critico forte sulla “fase”, e misurare così l’esistenza o meno di una cultura politica, a sinistra, in grado di elaborare una proposta credibile. Anch’io penso che si sia aperto per la sinistra italiana «un terreno più avanzato di lotta e di proposta» con l’operazione politica voluta da Napolitano – ma non dimentichiamo che vi hanno contribuito i leader europei e lo stesso Obama, tutti molto e giustamente preoccupati per l’Italia (e di conseguenza l’Europa) in bilico nelle mani di Berlusconi. Non condivido quindi certi giudizi venuti da sinistra, in parte presenti anche nell’analisi di Rossana Rossanda (il manifesto 20/1), che insistono sulla “continuità”, se non peggio, tra il governo di Berlusconi e quello di Monti. Pur senza sottovalutare il fatto che il partito del Cavaliere fa parte della maggioranza che sostiene i “tecnici”, ma non per caso, mi sembra, con l’atteggiamento di chi deve trangugiare una medicina sempre più amara.<br /> Per me la differenza non è solo nella “presentabilità” e “sobrietà” dei tecnici, ma proprio nella posizione politica &#160;<a title="Il deficit più grave della sinistra italiana, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/il-deficit-piu-grave-della-sinistra-italiana/4515/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>Lo spettro di Malthus si aggira per l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 23:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Barba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione ed Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright" style="height:auto;width:auto;max-height:160px;max-width:160px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3556/5749133630_88a2930d76_m.jpg" alt="Malthus is buried in the foyer of Bath Abbey" title="Malthus is buried in the foyer of Bath Abbey" />di Barbara Spinelli</p> <p>C´È una parte di verità, in quel che Mario Monti ha detto – a RepubblicaTv – sul modo in cui è stata interpretata la sua idea del lavoro fisso («Diciamo la verità, che monotonia un posto fisso per tutta la vita!»). Citato fuori dal contesto, quel che ha aggiunto subito dopo è finito in un buco nero: «È più bello cambiare e accettare nuove sfide, purché in condizioni accettabili. Questo vuol dire che bisogna tutelare un po´ meno chi oggi è ipertutelato, e tutelare un po´ più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce a entrarci».</p> <p>Resta tuttavia l´inadeguatezza del vocabolario, e non può stupire il disagio profondo che esso suscita in chi nulla sa del lavoro sicuro, durevole, e vive un´esistenza arrabattata, esposta alle durezze del mercato, difficilmente conciliabile col proposito di far figli, guardata con sistematica diffidenza da banche che non fanno credito se non a redditi solidi, e costanti. Non meno malessere suscitano gli argomenti con cui il Premier ha tentato di spiegare il suo punto di vista: per troppo tempo, «i governi politici hanno avuto troppo cuore», accogliendo le più varie rivendicazioni sociali e accumulando debiti pubblici rovinosi per tutti. Ripetuto tre volte, anche il vocabolo cuore &#8211; «esuberante», contaminato da «buonismo sociale» &#8211; è apparso moralmente pernicioso.<br /> Sono tutte frasi che feriscono &#160;<a title="Lo spettro di Malthus si aggira per l&#8217;Italia, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/lo-spettro-di-malthus-si-aggira-per-litalia/4552/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>I cristiani in preghiera per l&#8217;unità</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 23:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guglielmo Bauleo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright" style="height:auto;width:auto;max-height:160px;max-width:160px;" src="http://farm7.static.flickr.com/6230/6337349351_75834ff53a_m.jpg" alt="_HSC9583_bis_duomo_catania" title="_HSC9583_bis_duomo_catania" />di Danilo Di Matteo</p> <p>Si è da poco conclusa la settimana di preghiera per l&#8217;unità dei cristiani, preparata quest&#8217;anno da credenti polacchi di diverse denominazioni. Motivo ispiratore un passo della prima lettera ai Corinzi: &#8220;Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore&#8221;. Una trasformazione che per la persona di fede inizia già ora, ogni giorno, in una sorta di assaggio e di anticipazione di quel che sarà. E con ciò si vuole sottolineare anche la forza trasformante della preghiera, compresa quella per l&#8217;unità.</p> <p>L&#8217;obiettivo non è la &#8220;fusione&#8221; organizzativa delle chiese cristiane esistenti e neppure la cancellazione delle differenze, riscontrabili del resto pure all&#8217;interno di ciascuna di esse. No; partendo ognuna dalla propria storia e dalla propria struttura, occorrerebbe perseguire l&#8217;accettazione e il riconoscimento pieno delle altre e la piena condivisione della medesima fede. Le peculiarità di ciascuna comunità e di ciascun credente, anzi, dovrebbero esser vissute come doni e come occasione di confronto e di arricchimento reciproco.</p> <p>Da anni si dibatte sulle radici cristiane del vecchio continente e nel contempo si parla di un&#8217;Europa post-cristiana, come se si potesse ridurre tutto alla tradizione e a tratti identitari e culturali. Considerati fondanti da alcuni, superati da altri. Come se non si tenesse conto della fede e della vita spirituale dei singoli e dei gruppi; come se la stessa influenza culturale del cristianesimo non traesse alimento da quella fede e da quella vita. Ridurre tutto alle cifre e ai rapporti di forza &#160;<a title="I cristiani in preghiera per l&#8217;unità, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/i-cristiani-in-preghiera-per-lunita/4510/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>Grillo, cuore di destra</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 13:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guglielmo Bauleo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright" style="height:auto;width:auto;max-height:160px;max-width:160px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2092/2338985484_63523b5184_m.jpg" alt="Beppe Grillo Rasta (FAKE!)" title="Beppe Grillo Rasta (FAKE!)" />di Michele Prospero</p> <p>Incontenibile slavina, alla caduta di Berlusconi è seguita la contestazione di Bossi. E dopo i fischi in piazza al leader leghista, è scoppiata la rivolta della rete contro le grossolane sparate di Grillo. Non corrono più tempi tranquilli per i capi che riducono la politica, da grande vicenda collettiva, a meschina faccenda privata, spesso coincidente con il loro capriccio.<br /> Che il leader sia un rude capo territoriale o un comico che dimora nel virtuale spazio della rete, poco cambia: il re è ormai nudo e proprio dal suo pubblico di fedeli non trova più la scontata conferma della supremazia e quindi la reiterata disponibilità all’obbedienza.<br /> In nome della rete celebrata come un luogo di libertà assoluta, in omaggio della partecipazione diretta attuata con scambi di mail, Grillo ha definito un inquietante processo politico di concentrazione assoluta del potere. Nel suo movimento personale, la potestà suprema risiede nel suo computer. Grazie a un centralismo computerizzato, il comico può decidere quello che vuole, può lanciare sfide a piacimento, può scagliare invettive alla cieca, può comminare scomuniche. Al movimento non resta che approvare la sortita imprevista o lanciare in rete timidi mormorii di disapprovazione o segnali più espliciti di scontento quando il comico l’ha combinata grossa. L’essenza del fenomeno è che il capo comico gestisce sempre lui i tempi, progetta come meglio crede le provocazioni pronte a rimbalzare dalla rete ai vecchi media.<br /> Ammiccando &#160;<a title="Grillo, cuore di destra, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/grillo-cuore-di-destra/4503/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>La nostalgia dell&#8217;uguaglianza</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 14:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Umberto Cerasoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright" style="height:auto;width:auto;max-height:160px;max-width:160px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3415/3622102369_a92a9f1f32_m.jpg" alt="tutti i colori della protesta &#124; no g8, lecce, italy, 2009" title="tutti i colori della protesta &#124; no g8, lecce, italy, 2009" />di Adriano Sofri</p> <p>L´equità è un´uguaglianza cui sono state messe le braghe, come ai nudi della Cappella Sistina. Bisognava farlo, perché ci fu un momento in cui l´uguaglianza smise di essere guardata negli occhi, e pagò il pegno della temerarietà.<br /> Fu allora che le cose cominciarono a essere guardate di sotto in su, dal lato della disuguaglianza, e lo spettacolo era davvero madornale. Sul conto dello scandalo per l´”appiattimento” e il “livellamento” si banchettò a oltranza per qualche decennio, e la disuguaglianza &#8211; di soldi e di potere &#8211; non fece che moltiplicarsi. Non passa giorno senza che le statistiche ne registrino nuovi record. Assoluti, e non solo relativi. Non, cioè, di redditi che crescono, benché gli uni molto di più degli altri, bensì dei redditi che crescono a dismisura mentre gli altri diminuiscono. Le statistiche arrivano a sancire quello che le persone avevano capito da un bel po´, però fanno sempre il loro effetto. Ne vorrei leggere una sul reddito e il patrimonio medio dei presidenti del consiglio e dei loro ministri, dal dopoguerra a oggi. Dal fiabesco cappotto di De Gasperi all´anomalia di Berlusconi, elegantemente corretta dall´anomalia dei banchieri. Le statistiche hanno un contesto, e il contesto cambia. I politici di professione a un certo punto si invaghirono del denaro e lo arraffarono alla rinfusa: tempi di gente nova e &#160;<a title="La nostalgia dell&#8217;uguaglianza, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/la-nostalgia-delluguaglianza/4506/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>San Remo, guarda giù</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 16:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Grasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright" style="height:auto;width:auto;max-height:160px;max-width:160px;" src="http://farm7.static.flickr.com/6185/6143016655_fdf0556637_m.jpg" alt="Wretched Celentano Shirt" title="Wretched Celentano Shirt" />di Renato Sacco</p> <p>&#8220;Giornali come Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi”. Forse ho capito male. Forse ho frainteso e non ho colto un qualcosa di molto più profondo. Sarà. Me lo auguro. Perché se così non fosse, resta molto grave l’affermazione perentoria che chiede di chiudere un giornale, qualsiasi esso sia. Un giornale invita a riflettere, e se non si condivide si contesta, si critica con argomenti. Invitare a chiudere è a dire poco qualunquista, per non dire di peggio: è da regime. Per questo spero di aver frainteso. Quando c’è una dittatura, la prima cosa che viene fatta è chiudere i giornali. E in Italia già leggiamo poco, se poi chiudiamo anche i giornali, solo perché non se ne condivide il taglio, c’è da preoccuparsi. Forse chi ha fatto queste affermazioni non conosce bene i giornali in questione, non li ha mai letti più di tanto. Forse non si rende conto del peso di affermazioni così gravi. Tanto più se fatte da un ‘pulpito’ del servizio pubblico come la RAI. Proprio la Rai che ha in programma la chiusura di alcune sedi nei Paesi del Sud del mondo. Pare, se non ho capito male, perché non ci sono i soldi. No comment.</p> <p>Certo è che se chiudiamo le fonti di informazione pubbliche e libere, che cercano di dare voce non solo ai Vip ma a tutti, in particolare ai più poveri, viene meno la base della democrazia e &#160;<a title="San Remo, guarda giù, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/san-remo-guarda-giu/4594/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>Genova: perde il Pd, o perdono le donne?</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 16:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Montella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright" style="height:auto;width:auto;max-height:160px;max-width:160px;" src="http://farm5.static.flickr.com/4068/4685916909_492b652b8d_m.jpg" alt="davanti al mare" title="davanti al mare" />di Letizia Paolozzi</p> <p>Chi teorizza o rivendica o difende la “democrazia di genere”, dovrà riflettere sulla sconfitta, nelle primarie del Pd a Genova, di due donne, Marta Vincenzi “la” sindaco (come voleva essere chiamata) e Roberta Pinotti, sfidante, senatore del Pd. Più una terza candidata, Angela Burlando, ex questore (in quota socialista).</p> <p>Si potrebbe dire che è tutta colpa di un Partito democratico incerto, fragilizzato dalla crisi ma al tempo stesso rivolto all’indietro, in cerca di una classe operaia mitica ma scomparsa. Senza la forza (o l’autorità) di imporre una candidatura, non è riuscito a convincere Vincenzi, così poco amata dai quadri politici locali, che era meglio non si ricandidasse. Soprattutto dopo il comportamento infelice tenuto dalla prima cittadina nell’alluvione del 2011.</p> <p>Donna sicura di camminare sulla strada giusta (aveva attaccato il suo predecessore, l’ex sindaco Pericu), decisa a difendere i suoi colpi d’ala (come il “debat publique” per decidere finalmente di realizzare la “Gronda”, tratto autostradale su cui a Genova si litiga da una trentina d’anni), la ex super Marta non mostra grande interesse per la mediazione. Aggressiva, poco diplomatica e con scarso senso della misura, è arrivata a paragonarsi a Ipazia, la filosofa assassinata da fanatici cristiani, alla quale – secondo la sua interpretazione – “e’ andata peggio”.</p> <p>Al Pd la sindaca non piaceva dall’inizio (impazzando e impazzendo su twitter dopo la sconfitta Vincenzi ha chiosato: “Speravo che il Pd mi digerisse elaborando il lutto del 2007. &#160;<a title="Genova: perde il Pd, o perdono le donne?, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/genova-perde-il-pd-o-perdono-le-donne/4585/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>La fede, ma come?</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 23:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raniero La Valle</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright" style="height:auto;width:auto;max-height:160px;max-width:160px;" src="http://farm6.static.flickr.com/5136/5393808251_2f211a58fa_m.jpg" alt="Basilica di Santa Croce" title="Basilica di Santa Croce" />di Raniero La Valle</p> <p>“Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà fede sulla terra?”, è la domanda posta da Gesù agli apostoli. A giudicare dalla scarsa o nulla attenzione che viene prestata alla salvaguardia del creato, la cosa potrebbe non essere troppo lontana, e per non fargli trovare brutte sorprese la Chiesa cattolica ha indetto un “anno della fede” in coincidenza con i cinquant’anni dal Concilio.<br /> In effetti la fede e le Chiese attraversano una crisi di cui si parla poco perché non se ne occupano le agenzie di rating, ma non è meno grave di quella che, sotto altri profili, imperversa in tutta la società. Per quanto riguarda l’abbandono della fede da parte delle giovani generazioni in Italia, ne abbiamo parlato nell’articolo precedente.<br /> Perciò viene bene il richiamo al Concilio, per una rinnovata e straordinaria azione pastorale. Ma nell’indicare come fare, il cardinale Levada, prefetto della Congregazione dottrinale, mette avanti due risorse: una appunto, come di rito, è il Concilio, l’altra è il “Catechismo della Chiesa cattolica” e addirittura il suo “Compendio”, nel presupposto che siano la stessa cosa, l’una speculare e traduzione dell’altra. Senonché se i contenuti sono gli stessi (e tuttavia non coincidenti, perché non tutte le enunciazioni di una fonte si trovano nell’altra), le metodologie di trasmissione della fede sono profondamente diverse: una è una metodologia narrativa, una “storia” di salvezza, che viene dal principio e continua tuttora, l’altra è una metodologia &#160;<a title="La fede, ma come?, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/cultura/la-fede-ma-come/4493/">&#8230;</a>]]></description>
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		<title>I furbetti di Arcore</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 23:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Umberto Cerasoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica e società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright" style="height:auto;width:auto;max-height:160px;max-width:160px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2757/4351590852_700f714b21_m.jpg" alt="Legittimo Impedimento" title="Legittimo Impedimento" />di Rinaldo Gianola</p> <p>Dopo aver combattuto con ogni mezzo le intercettazioni telefoniche, Silvio Berlusconi affronterà un nuovo processo proprio per essersi procurato indebitamente la registrazione telefonica tra Piero Fassino e Giovanni Consorte, all’epoca della scalata Bnl, ed averla usata per danneggiare l’ex leader dei Ds e Unipol. Il caso, che arriverà a processo il 15 marzo, è ben noto ai lettori dell’Unità, perchè fu il nostro giornale a svelare la vicenda, ma qualche dettaglio va ricordato. L’ex premier è imputato di rivelazione del segreto istruttorio nell’ambito dell’operazione Unipol-Bnl avviata nel 2005. Nel gennaio del 2006 Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, pubblicò il testo della telefonata fatta da Piero Fassino a Giovanni Consorte, nella quale l’attuale sindaco di Torino pronunciava la famosa domanda: «Allora abbiamo una banca?».<br /> Berlusconi sarebbe venuto a conoscenza del contenuto della telefonata attraverso Roberto Raffaelli, titolare della Rcs che aveva l’appalto delle intercettazioni per conto della procura, e l’imprenditore Fabrizio Favata ospiti ad Arcore alla vigilia di Natale del 2005, presenti il Cavaliere e il fratello Paolo, per portare il gradito “dono”. Qualche giorno dopo l’incontro a Villa San Martino il testo della telefonata fu pubblicato in prima pagina dal Giornale, allora diretto da Maurizio Belpietro, che non si fece scrupolo di pubblicare persino le normali telefonate di lavoro di qualche giornalista con Consorte.<br /> La famosa frase di Fassino, che si è costituito parte civile, aveva una rilevanza vicina allo zero per le indagini &#160;<a title="I furbetti di Arcore, continua la lettura&#8230;" href="http://www.ideesocietacivile.it/politica-e-societa/i-furbetti-di-arcore/4550/">&#8230;</a>]]></description>
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