Porpore dissidenti

di Raniero La Valle

Come a un attentatore avventizio e maldestro la bomba allestita dal cardinale Sarah per intimidire Francesco e impedirgli di fare il papa mentre deve trarre le conclusioni del Sinodo per l’Amazzonia,gli è scoppiata tra le mani.
Nella miscela esplosiva si era fatto mettere incautamente l’ex papa Benedetto e ne sarebbe venuto un bel botto se egli non avesse ritirato il suo avallo e la sua firma al libro perentorio del cardinale.
Il tema era scottante: c’era dentro tutta la mitologia del celibato sacerdotale costruita (ma non sempre e non ovunque praticata) nella Chiesa cattolica, c’era la spallata da dare a un pontificato obbediente al Vangelo e perciò inviso al potere, c’era da sdoganare la risorsa dell’ex papa per farne la bandiera della crociata controriformista, rovinandogli la più geniale delle sue innovazioni, quella del papa in quiescenza; ci hanno provato, e quello che ne è venuto fuori è stata invece la disperazione delle porpore dissidenti, che pur con tutte le complicità dei poteri idolatrici mondani, si mostrano non come la falange agguerrita della riscossa cattolica, ma come l’improbabile armata che confusamente lotta contro le sue stesse e comuni dottrine: il primato di Pietro, l’eucarestia come fons et culmen della vita della Chiesa, il sacerdozio che nella sua essenza, non nelle sue mutevoli discipline, ne costituisce il ministero che la Chiesa tutta offre al mondo amato da Dio.
E in realtà sarebbe stato paradossale che si  

Ratzinger contrasta Papa Francesco e si fa portavoce dei conservatori presenti nella Chiesa

di Vittorio Bellavite

La prima reazione alla notizia che tutti i media danno oggi dell’intervento di Ratzinger contro l’abolizione del celibato sacerdotale è stata di sconcerto. Egli rompe la sua iniziale molto esplicita promessa di non intervenire sull’operato del suo successore. Il fatto è grave anche perché non dice cose neutre o fa riflessioni senza riferimenti all’attualità ecclesiale. Stiamo infatti attendendo le decisioni di papa Francesco sulla proposta del Sinodo dell’Amazzonia sui viri probati che sono necessari per la vita della Chiesa in quel continente. Egli si schiera con l’ala più arretrata presente in Vaticano, in questo caso con il Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti Card. Robert Sarah. Questo Cardinale compie 75 anni in giugno e non dubitiamo che sarà congedato da papa Francesco, come già fece con il prefetto dell’ex-Sant’Uffizio Card. Müller. Avevamo auspicato a suo tempo che, secondo buon senso e responsabilità ecclesiale, Ratzinger-Benedetto XVI si ritirasse, silente, in qualche monastero in Baviera. Ciò non è successo ed ora egli sta perdendo con questo intervento e con quello dello scorso aprile il credito che aveva acquisito, in grandi aree della nostra Chiesa, con le sue dimissioni. Soprattutto ci sembra scorretto che il libro, che uscirà a giorni da Fayard e scritto con Sarah, sia firmato da “Benoit XVI” come appare sulla copertina. Egli, ci sembra, abusi in questo modo della sua precedente autorità nella Chiesa.

Detto questo, ciò che emerge dal testo  

Boris Johnson, la vittoria del populista autoritario

Eton Messdi Bruno Montesano

Boris Johnson incarna al meglio l’attuale spirito del tempo. Nazionalista, misogino e classista (1), l’ex sindaco di Londra formato a Eton guiderà il Paese fuori dalla UE, probabilmente con un accordo “Canada plus” che azzeri tariffe e quote ma senza libertà di movimento per le persone. Secondo il premier inglese, fuori dalla Corte europea di giustizia, sarà possibile riacquisire sovranità, e lasciando la Corte europea dei Diritti dell’Uomo, il Regno Unito potrà finalmente rivedere la legislazione sui diritti umani. L’autoritarismo neoliberale inaugurato da Thatcher torna alla ribalta sotto le sembianze di Johnson all’insegna del free market, strong state.

Si tratta di una versione incattivita del populismo autoritario di cui parlava Stuart Hall negli anni ’80: uno slittamento verso la coercizione nel rapporto tra consenso e dominio necessari alla stabilizzazione dell’egemonia. La gestione securitaria dei problemi sociali, il conservatorismo sociale, l’accentuarsi della retorica e della pratica nazionalista e patriarcale, la riproduzione di un welfare sgretolato e privatizzato, la retorica dell’imprenditorialità e del successo, la deregolamentazione finanziaria, sono tutte caratteristiche di questo fenomeno.

La campagna referendaria, che fu incentrata sulla paura di file di migranti intenzionati ad assalire welfare e lavori degli inglesi, troverà la sua realizzazione sotto il comando di un fervente xenofobo. Gli europei devono smetterla di sentire il Regno Unito come casa propria, secondo Johnson. Si tratta di 3 milioni e mezzo di cittadini, di cui 1,5 dai Paesi A8 (Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia e  

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