Ecosocialismo, democrazia e nuova società

di Michael Löwy

…L’ecosocialismo ha come obiettivo quello di fornire un’alternativa radicale di civiltà a ciò che Marx definiva come «il progresso distruttivo» del capitalismo. La proposta è di una politica economica rivolta alle necessità sociali e all’equilibrio ecologico e, pertanto, fondata su criteri non-monetari ed extra-economici. Gli argomenti essenziali a suo sostegno risalgono al movimento ecologista, come pure alla critica marxista all’economia politica, una sintesi dialettica (…) che è allo stesso tempo una critica all’“ecologia di mercato”, che si adatta al sistema capitalista, e al “socialismo produttivista”, che resta indifferente alla questione dei limiti della natura.

Secondo James O’Connor, la meta del socialismo ecologico è una nuova società fondata sulla razionalità ecologica, sul controllo democratico, sull’uguaglianza sociale e sulla supremazia del valore d’uso sul valore di scambio. Io aggiungerei le seguenti condizioni per il raggiungimento di quegli obiettivi: a) la proprietà collettiva dei mezzi di produzione (il termine “collettivo” qui significa proprietà pubblica, comunitaria o cooperativa), b) una pianificazione democratica che possa consentire alla società di definire i propri obiettivi per ciò che riguarda l’investimento e la produzione e c) una nuova struttura tecnologica delle forze produttive. Detto in altro modo, una trasformazione rivoluzionaria a livello sociale ed economico.

Secondo gli ecosocialisti, il problema delle principali correnti dell’ecologia politica, i cui rappresentanti sono i partiti verdi, è che non sembrano tenere conto della contraddizione intrinseca tra la dinamica capitalista – fondata sull’espansione illimitata del capitale e sull’accumulazione dei profitti  

Un miracolo dell’antifascismo

di Raniero La Valle

È una giornata di grazia quella in cui il governo italiano, nascendo da un nuovo giuramento, cessa di essere l’istituzione che sbandierava “politiche crudeli” che stavano “avvelenando e incattivendo la società, seminando la paura e l’odio per i diversi, logorando i legami sociali e fascistizzando il senso comune”, come diceva Ferrajoli il 6 aprile scorso a Roma; è una giornata felice quella in cui il governo cessa di essere l’officina in cui si cambiava “l’idea di giustizia avvicinandola sempre più all’idea di vendetta” e si elaborava “una nuova politica penale autoritaria che enfatizza le esigenze di ordine e sicurezza e torna ad investire sulla repressione massima come strumento di governo della società e di esclusione di soggetti marginali all’insegna di un’antropologia razzista della diseguaglianza”, come diceva nella stessa occasione Mariarosaria Guglielmi.
Trova risposta così il grido a cui aveva prestato ascolto la recente assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri” – il grido dei popoli, dei migranti, dei naufraghi, degli esclusi – ciò che dimostra come quell’assemblea del 6 aprile non sia stata né visionaria né vana.
Nel passaggio di fase intercorso durante il mese della crisi di governo, si è verificato un paradosso. Dicono che, per quanto criticabile, la forza politica ed elettorale di Salvini non sia fascismo. Di per sé infatti il sovranismo è il nuovo nome del nazionalismo, non del fascismo. Però la risposta che gli è stata data con la  

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