Una lezione dal passato

di Francesco Neri

Il sistema capitalistico è apparso molto più forte e, soprattutto, molto più “compatto” rispetto alle tanto teorizzate criticità di “naturale” appartenenza. Alla luce di ciò, occorre chiedersi se il passato sia in grado di fornire degli insegnamenti.

È cosa assai visibile, in Occidente, che il vessillo del successo è il profitto: tanto maggiore è il profitto quanto maggiore è l’autorevolezza. Si tratta, infatti, di una sorta di ferreo principio che regge e plasma il mondo occidentale. La logica del capitale, così, sembra pervadere l’intera società, determinando una vera e propria società della disuguaglianza, in cui una esigua minoranza è detentrice della ricchezza mondiale, mentre la povertà coinvolge ampi strati della popolazione mondiale. L’utilità sociale, alla luce di tutto ciò, risulta essere un concetto pressappoco inutile, spazzato via dalle logiche del capitalismo e dal motto d’ordine: «Massimizzare il profitto!». Marx – con le dovute cautele del caso – in qualche modo, aveva predetto un simile epilogo nella sua monumentale disamina del sistema capitalistico. Ciononostante, la realtà essendo realtà si è disvelata diversamente da quanto teorizzato dal filosofo di Treviri e dai vari pensatori marxisti: il sistema capitalistico, difatti, è apparso molto più forte e, soprattutto, molto più “compatto” rispetto alle tanto teorizzate criticità di “naturale” appartenenza. Viceversa, quello che doveva essere una sorta di “vaccino” o “antidoto” al suddetto sistema, ossia i vari tentativi di ingegneria sociale, propri del Novecento, finalizzati alla costruzione di una società perfetta e perfettamente  

La forza e il potere

di Federico Ragazzi

“Forza” e “potere” sono due tematiche che vengono spesso prese in esame nelle discussioni più varie. La loro attualità non potrà mai cessare, poiché i rapporti di forza e di potere rimangono caratteristiche fondative di ogni società civilizzata. Un mondo senza di esse ci appare tanto estraneo e fantasioso quanto le più felici e utopiche favole infantili.

Le questioni che sorgono al cospetto di questi due temi sono innumerevoli, ma ciò non preclude una loro – seppur lieve – analisi. Quali sono gli effetti della forza e del potere? Possono essere detenute da un soggetto o questo pos-sesso gli si ritorcerà contro? Vi sono differenze tra loro?

Insomma, cosa sono il “potere” e la “forza”? forza, intesa come atto coercitivo, è al centro di ogni vicenda umana. Un’opera che si prefigga di analizzarne la costituzione è destinata a divenire specchio della nostra società. La forza esercitata nei confronti di un essere umano, può essere intesa come «ciò che trasforma in cosa chiunque le sia sottomessa» (S. Weil, L’Iliade o il poema della forza), ovvero è, semplicemente, ciò che permette di convertire un uomo in un cadavere. Ma non solo, la forza può addirittura cosificare un uomo vivo e vegeto. Gli sventurati, costretti a questa cosificazione, temono di essere ridotti a cadaveri; in tal modo essi, vivendo in uno stato di perenne minaccia e pericolo, imitano ciò di cui hanno paura, trasmutandosi in cose: «È una morte  

La vera obbedienza

di Raniero La Valle

L’ordinanza della Giudice delle Indagini Preliminari di Agrigento Alessandra Vella che ha mandato libera Carola Rackete dall’accusa di aver usato resistenza e violenza contro una nave da guerra italiana che difendeva il porto di Lampedusa dallo sbarco dei migranti salvati in mare dalla Sea Watch, non è solo un atto di giurisdizione, è una profezia, un annuncio, un grido. Essa, emessa da una donna, in nome del diritto internazionale e della Costituzione italiana dichiara qual è la vera obbedienza che in quel caso si doveva prestare, non solo per obbligo morale, ma anche proprio in termini di diritto positivo; essa rigetta il principio della ragion di Stato in forza della quale sarebbe lecita qualsiasi cosa, mette fuori legge il sacrificio e rovescia la tradizione per la quale Antigone, Vasti, Marianella Garcia Villas e ogni altro, donna o uomo, che resista e disobbedisca a un potere ingiusto, debba pagarla, debba morire.
L’ordinanza dice infatti due cose. La prima è che l’intero ordinamento giuridico, internazionale ed italiano, stabilisce l’obbligo di prestare soccorso in mare ai naufraghi e di sbarcarli in un porto sicuro, dove devono ricevere soccorso, prima assistenza e identificazione, perché la prima dignità è che ciascuno abbia un nome. Pertanto l’intero ordinamento esclude e condanna il sacrificio di migranti e naufraghi in nome della ragion di Stato o della ragion politica dei Paesi del rifiuto, dei Paesi della spietatezza. Vale a dire che la regola “meglio  

Sul nesso pensiero-essere: Heidegger e Severino

di Vittorio Possenti

Heidegger e la metafisica (HM) è un volume significativo per la vicenda teoretica di Emanuele Severino, perché scritto in anni in cui egli accoglieva la metafisica classica che poi ripudierà: la metafisica classica «era stata sin dall’inizio il fondamento teorico dell’indagine storica» (HM, p. 13). Sulla scia di Bontadini, Severino riteneva allora che la filosofia della seconda modernità (idealismo), avendo superato il fossato cartesiano e kantiano tra essere e pensiero, potesse condurre alla ripresa della metafisica classica. L’interpretazione severiniana di Heidegger, improntata ad una considerevole ‘carità ermeneutica’, cerca nel 1950 di interpretare il filosofo tedesco come un possibile momento di riapertura di quell’orizzonte metafisico. L’Avvertenza del 1994 stesa per la seconda edizione di HM, lo ammette, sostenendo che l’analisi avrebbe dovuto essere più esigente (HM, p. 27).

Nell’interpretazione di Heidegger in ordine al nesso pensiero-essere l’autore privilegia le posizioni espresse nella Lettera sull’umanismo, in cui la dignità del pensiero sarebbe salvata, rispetto a quelle della fine degli anni ’20 e degli anni ’30 che mandano tutt’altro suono (cfr. HM, pp. 337 ss.). In effetti il mutamento negli assunti di Heidegger è notevolissimo. Quale sia la posizione finale di Heidegger sul nesso pensiero-essere, supposto che ve ne sia una, non è chiaro; egli ha parteggiato per un ampio periodo per il dualismo moderno tra pensiero ed essere (cfr. Essere e tempo, L’essenza della verità, etc.), e poco dopo in Introduzione alla metafisica (IM) ha colpito l’interpretazione moderno-idealistica della  

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